Giunta Tarasconi, rimpasto per non perdere il sostegno dei civici

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Il ritiro in Val Tidone porta al rimpasto. Porterà anche consiglio? Non deludere gli azionisti e garantirsene il sostegno fino alla fine del mandato, è questa la ragione del cambio di assessori?

Dopo l’uscita di scena del vicesindaco Marco Perini (anche assessore al bilancio) e l’ingresso di Gianluca Ceccarelli (lo sostituirà solo al bilancio lasciando il ruolo di vicensindaco all’assessore Matteo Bongiorni) nella riflessione del dopo colpiscono tre macro-temi.

Il primo riguarda i rapporti politici tra partiti (in questo caso uno, il Pd) e rappresentanze civiche (tre gruppi: Piacenza oltre, Civica Katia Tarasconi e Piacenza coraggiosa).

Il secondo investe l’attività politica di un’amministrazione alle prese con varie sfide da sostenere che non può perdere, pena la volatilizzazione di credibilità e sostegno del suo stesso elettorato, di quello espresso nei raggruppamenti civici in consiglio e, seppure solo in parte, di quello che fa riferimento ai circuiti associativi e movimentisti che stanno mostrando tutta la loro vitalità (vedi la vicenda di piazza Cittadella, per esempio).

La terza questione guarda alla prospettiva politica immediata.

Tra qualche settimana al centro dell’attenzione ci saranno non solo le elezioni regionali dopo la partenza di Stefano Bonaccini (ex presidente dell’Emilia-Romagna) verso i lidi ben più nebbiosi di Bruxelles.

Appuntamento più ravvicinato sono anche le consultazioni provinciali in programma per il 29 settembre e su cui ci si sta accordando per proporre candidature: il punto delicato è sulle scelte che ancora ripropongono il tema della rappresentanza dei gruppi “no-partito” presenti in consiglio comunale ed è probabile che nella scelta si opti per un equilibrio tra partito e civici (Pd e provenienza civica anziché due del Pd) per sgombrare preventivamente il campo da possibili rimbrotti futuri.

Va ribadito, come già osservato, che la sorpresa uscita dal ritiro comunale 2024 sono arrivati echi che erano abituali in un tempo andato.

Da un lato l’antica parola rimpasto che riporta al secolo scorso quando le maggioranze (graniticamente solo partitiche) e alle “impuntature” di alcune parti delle maggioranze si rispondeva con nuovi e rivisitati accordi politici tradotti e chiamati “valzer delle poltrone”. È anche su questo punto che le opposizioni criticano ora la maggioranza comunale. Nessuna esclusa.

Del resto, il punto fondamentale per un governo – chiunque lo esprima – è durare nel tempo e non perdere per strada i pezzi. I numeri non sono un’opinione ed è logica ferrea che i provvedimenti adottati dalla giunta, per essere attivi ottengano la maggioranza in consiglio comunale. I mal di pancia sono sempre in agguato e non contribuiscono a raggiungere lo scopo, vanno curati e il pragmatismo può essere la medicina.

Il riequilibrio delle forze in campo

Nelle dichiarazioni ufficiali – per sgombrare il campo dalle sempre possibili dietrologie che in questi casi diventano quasi l’architrave portante del fatto – s’è detto che tutto è avvenuto alla luce del sole e si è raccontato quello che ha portato a questa decisione. Se al momento della nomina della sua squadra di assessori Tarasconi aveva sottolineato il fatto di aver scelto – lei in prima persona e senza condizionamenti – le persone indicate per la giunta, era già vero allora – come spiegato nelle dichiarazioni ufficiali della sindaca stessa – che fin dal momento della sua formazione mancava una componente civica espressa in Piacenza Oltre che in consiglio ha due rappresentanti: il nuovo assessore Gianluca Ceccarelli e la consigliera Caterina Pagani. Quindi, ora su questo versante le caselle sembrano essere andate a posto. Così pare. Ma perché, se esisteva dall’inizio solo dopo due anni si è colmato quel deficit di rappresentanza avvicendando un assessore tecnico che ha ricevuto da tutti attestati di grande stima?

In questo racconto si inserisce anche un altro episodio legato alle prossime elezioni regionali di novembre e alla mancata candidatura della presidente del consiglio comunale Paola Gazzolo. L’esponente del Pd si è autoesclusa dalla competizione nonostante questa fosse l’intenzione del suo partito da alcuni mesi. Infatti, la sua candidatura anche alle regionali sarebbe maturata unitamente alla decisione di candidarla alle recenti europee in cui ha ottenuto un risultato importante per il suo partito. Se la corsa per le regionali di Gazzolo fosse andata in porto il posto della presidenza del consiglio comunale sarebbe stato libero e destinato al rappresentante di Piacenza Oltre.

Ma le cose sono andate diversamente. Da qui il rimpasto di giunta.

Va detto che gli equilibri interni alla coalizione che governa il Comune sono apparsi subito particolari. Nel 2022 le elezioni diedero questo risultato per il centrosinistra. Otto i consiglieri del Pd (unico partito strutturato) otto anche i consiglieri della Civica Tarasconi, due consiglieri per Piacenza Oltre (oggi Gianluca Ceccarelli entrato in giunta lascerà il posto a Francesco Perini, figlio dell’ex-assessore), due consiglieri per Piacenza Coraggiosa di cui una, Serena Groppelli, entrata in giunta dalla sua formazione. A ben guardare dunque sul macro-tema dei rapporti tra partito e civici gli equilibri dovrebbero essere stati rimessi in bolla. Per ora.

Il pacchetto dei dossier essenziali

Nella seconda questione che ci consegna il rimpasto annunciato durante l’annuale ritiro della giunta ci sono anche aspetti politici non trascurabili e che pressano l’attuale amministrazione su modi e tempi oltre che sulle scelte. Tempi, modi e scelte future mostreranno la capacità amministrativa della giunta e della sua maggioranza diventando essenziali a cominciare da oggi e per tutti i prossimi tre anni prima del rinnovo del consiglio comunale.

Bussano alla porta insistentemente tematiche pesanti come il Piano urbanistico generale (PUG) su cui non sono mancate recentemente le critiche da parte delle associazioni ambientaliste soprattutto per la mancanza di un vero e proprio percorso partecipato sulle questioni sostanziali come il consumo zero di suolo al 2050 che però permette ampliamenti fino al 3 per cento. Elemento che rischia di far crescere ancora la quantità di suolo edificato in cui Piacenza spicca su tutta l’Emilia-Romagna. Secondo i dati forniti da Ispra, infatti, l’Emilia-Romagna si classifica quarta in Italia per suolo costruito. Infatti, i dati del 2021 segnalano 661 ettari in Regione e 103 solo a Piacenza. Piacenza nel 2022 con 129 ettari in più è prima in regione per incremento di consumo di suolo per abitante.

I dossier che premono sono tanti.

Sotto i riflettori oggi c’è piazza Cittadella per la questione del parcheggio interrato e del sacrificio programmato degli alberi che circondano la vecchia autostazione. Una vicenda che ha mobilitato tante persone che chiedono di “graziare” gli alberi bene prezioso in una città rovente. Il messaggio è chiaro: “sarebbe ora di aggiungere alberi ovunque si trovi un piazzale in un centro che ribolle sempre di più”. Di recente su questa vicenda la sindaca Tarasconi ha risposto alle proteste con un parliamone. Dunque, in previsione di un incontro pubblico sull’argomento il taglio degli alberi è sospeso fino al 10 di settembre.

Piazza Cittadella ne chiama un’altra. Piazza Casali attorno alla recuperata chiesa del Carmine che necessita di riqualificazione.  Nel progetto è compreso il recupero delle scuderie che ospiteranno il mercato rionale. Nella lista d’attesa dei grandi lavori che, come si è detto in varie occasioni cambieranno il volto della città si colloca l’ex Berzolla (dove dovrebbero essere collocati uffici comunali) che, con un finanziamento per il recupero periferie, attende l’avvio dei lavori da diversi anni ormai. Sono questi, insieme anche alla bonifica dell’ex Acna (su cui i finanziamenti sono accordati) i faldoni su cui si attende un’accelerazione di marcia.

I riflessi sulle imminenti elezioni provinciali

Le questioni di equilibrio che sono emerse nelle dinamiche dei rapporti tra componenti del consiglio comunale e giunta sono probabilmente le stesse che si mostrano nella compilazione delle liste per le provinciali di fine mese.

Si tratta di elezioni di secondo livello in cui i consiglieri, indicati dai Comuni saranno eletti da tutti i sindaci e i consiglieri comunali della provincia. In totale il corpo elettorale chiamato al voto, fissato per il 29 settembre prossimo è formato da 580 elettori.

Per le dimensioni demografiche del territorio provinciale la legge del 2014 assegna 10 seggi per il consiglio oltre al presidente. Resteranno in carica per due anni.

Domenica 8 settembre inizia il deposito delle candidature dalle 8 alle 12 che proseguirà anche lunedì 9 settembre sempre dalle 8 alle 12. I comuni avranno un peso diverso nel consiglio provinciale che verrà eletto poiché il territorio provinciale è diviso in 5 fasce demografiche (per ciascuna fascia si voterà con una scheda elettorale di colore diverso) che permettono di proclamare gli eletti con il voto ponderato che assegna un peso e quindi una rappresentanza diversa ai comuni a seconda del numero di abitanti.
Stabilito che a seconda degli abitanti le rappresentanze comunali avranno un peso maggiore è chiaro che per la maggioranza che governa il Comune di Piacenza questa diventa una sfida significativa che non può essere trascurata proprio nel rispetto del principio di equilibrio nella rappresentanza politica a cui si è richiamata la sindaca per spiegare il recente rimpasto di giunta.

Pochi giorni, dunque, alla presentazione delle liste comunali e giorni d’intensi scambi di valutazioni anche se le caselle sarebbero già composte. Il Comune di Piacenza esprime due candidati. Si è parlato di Sergio Ferri del Pd e Silvia Brusamonti della Civica Tarasconi. Un’ipotesi che risponde dunque all’imperativo della rappresentanza non solo di provenienza partitica.

Antonella Lenti

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