
E’ stato fondatore, assieme alla moglie di Assofa, l’associazione delle famiglie con figli disabili. Il suo approccio alla vita con il sorriso ha caratterizzato il suo essere da professore, economista, politico e soccorritore dei meno fortunati
Sorrideva Bianchini quando si preparava a rispondere a una domanda in veste di professore o economista; sorrideva quando interveniva dal palco della politica; sorrideva anche quando doveva lanciare messaggi puntuti e duri agli amici di partito; sorrideva quando svolgeva il suo compito di presidente della Camera di commercio o quando raccontava della sua associazione, l’Assofa, nata 40 anni fa insieme alla moglie per colmare un vuoto e dare un aiuto alle famiglie con figli disabili e non lasciarli soli. Assofa, una realtà che ha caratterizzato la seconda vita di Giancarlo Bianchini scomparso a inizio dicembre a 84 anni.
Per chi lo ha conosciuto nel pieno dell’attività politica, due volte parlamentare nelle file della Democrazia cristiana e anche per chi probabilmente lo ha incrociato come professore di economia, è questa la traccia della sua personalità dinamica e accogliente attraverso la quale ha espresso il suo stare al mondo, il sorriso nell’accogliere ciò che la vita e le persone esprimevano.
Lasciare questa eredità a chi lo ha incontrato sulla sua strada, anche solo occasionalmente, non è da tutti. Ed è sicuramente un grande dono che Giancarlo Bianchini affida alla società piacentina, ai suoi ragazzi e alle famiglie dell’Assofa che lo hanno visto come riferimento per una strada di riscatto della propria vita.
Economista e a fianco delle persone
Laureato in economia a Parma, ricercatore alla Bocconi e poi docente alle università di Parma e poi di Modena, il suo piglio era tutt’altro che quello di un arido studioso di numeri e diagrammi. I suoi tratti umani erano infatti un tutt’uno con il suo essere un uomo pubblico. L’approccio alla vita, in qualsiasi ambito una persona le conoscesse, era questo sorriso di cui ha permeato la varie attività. Spinto, forse non solo in politica, ma in tutte le scelte personali e sociali dalla convinzione che “valessero di più le idee del potere” come è stato scritto in questi giorni raccontando la sua figura e spiegando come questo concetto sia stato alla base anche della sua scelta politica nella Dc. Una convinzione che deve aver praticato alla lettera visto quello che amici più stretti dicono di lui: “Giancarlo era così, un uomo di straordinaria umanità. Poteva comandare, invece era contento di servire tutti” .
Un aspetto che sottolineano tutte le persone a lui più vicine che hanno condiviso con lui l’impegno politico nella Democrazia cristiana.
Gli amici del mondo politico
Nei primi anni Novanta, quando si aprì la profonda crisi dei partiti ci fu un momento in cui si cercò di tenere in vita il partito, la Dc e fu Bianchini – ricorda Silvio Bisotti – a convincermi a correre per la segreteria della Democrazia cristiana di Piacenza nel tentativo di salvare il salvabile e cercando di tenere ancora insieme, nonostante tutto, le forze del mondo cattolico. Lo feci e fui l’ultimo segretario prima che si ripartisse come Partito popolare. Poi l’esperienza della Dc si frammentò in varie sigle dal Ppi al Ccd. Il Partito Popolare, la cui guida nazionale era Mino Martinazzoli, in quel momento guardava a sinistra, ma si affermava soprattutto come forza centrista. Alle elezioni comunali anticipate del 1994 infatti – ricorda Bisotti – seguimmo le indicazioni nazionali e non sostenemmo la candidatura di Giacomo Vaciago ma di Stefano Ferrari insieme ai Liberali. Devo a lui anche il mio inizio nell’attività amministrativa. I primi passi li avevo compiuti come consigliere di quartiere tra il 1985 e il 1990 e successivamente come assessore. Con la fine della sua esperienza politica si dedicò anima e corpo al mondo della disabilità e diventandone un asse portante. Ed è questa – conclude Bisotti – la terza fase della sua vita che ha coltivato fino alla fine.
L’incontro con le idee, forse la ricerca personale delle idee per migliorare il proprio bagaglio e attrezzarsi per confrontarsi con il mondo è stato un elemento che ha caratterizzato la figura di Bianchini come politico e come persona. Lo ha richiamato Mario Spezia nel ricordo che ne ha fatto durante l’ultimo saluto avvenuto nella chiesa di San Giuseppe Operaio gremita di persone e dei suoi ragazzi che usava chiamare “maestro”.
Impegno sociale e politico un tutt’uno
“Giancarlo nasce a Monticelli e studia all’Istituto tecnico a Cremona. Nella sua formazione giovanile – dice Spezia – grande influenza hanno figure di spicco del mondo cattolico dell’epoca che proprio a Cremona svolgono la propria azione: il prof. Giuseppe Berti, piacentino, indiscusso riferimento dei giovani di Azione Cattolica, insegnante di italiano e storia nel locale liceo, e don Primo Mazzolari, ardimentoso e battagliero sacerdote cremonese, a lungo osteggiato anche dalla curia, per i suoi modi decisi e rivoluzionari per l’epoca.
A questi si unisce la figura del monticellese Felice Fortunato Ziliani, per tutti Nato, già comandante partigiano e poi direttore dello stabilimento Agipgas di Fiorenzuola, riferimento di Enrico Mattei nel territorio piacentino e vera e propria bandiera del cattolicesimo democratico.
Dall’incontro con queste persone, attraverso il loro pensiero e il loro esempio che parte da una prospettiva culturale che caratterizza l’azione politica di ispirazione cristiana: il personalismo comunitario, si forma Giancarlo, a cominciare dall’assunto che il cristiano esemplare deve necessariamente prestare la sua opera anche al servizio dell’impegno sociale e politico per completare e portare a compimento gli insegnamenti ricevuti ed i valori acquisiti e metterli a disposizione della comunità.”
Nell’Assofa il principio di comunità
È soprattutto nell’Assofa che Bianchini ha fatto vivere quel principio di comunità e quindi di aiuto che, in quanto cattolico, ha tradotto dal sentire, dall’idea alla realtà della vita quotidiana.
Giancarlo Bianchini, scomparso dopo una lunga malattia si è speso infatti dopo l’attività politica per dare concretezza e un contorno deciso alla sua idea del bene comune: aiutare le persone per quanto nelle sue possibilità.
L’associazione che lui ha creato e che è cresciuta in questi anni con la sua guida lo dimostra. Sicuramente sono tante le persone che hanno incrociato quel sorriso a un tempo incoraggiante, disarmante, talvolta enigmatico ma sempre autentico e anche entusiasta. Sorrideva alla vita e alle persone che ne fanno parte e probabilmente lo ha fatto fino alla fine. Quello che dopo la sua attività politica ha portato avanti dimostra quanto fosse forte la spinta interiore a lasciare qualcosa di buono dietro di sé che aiutasse le persone.
Le stagioni politiche nella Dc
Ha attraversato le stagioni più agguerrite della vita politica piacentina e anche nazionale scegliendo la sinistra democristiana come palestra di confronto. Non deve essere stato facile continuare a restare in quella posizione in un momento in cui il suo partito – il naturale sbocco per un cattolico a quei tempi – era diventato costantemente dilaniato dalle lotte intestine e dalle correnti. Le correnti nella Democrazia cristiana erano diventate una sorta di potere autonomo decentrato all’interno di un nucleo comune rappresentato dal partito tanto spesso una cornice senza contenuti propri. Le correnti erano partiti nel partito differenziate dalle linee politiche e, strada facendo, trasformate in centri di potere che hanno contribuito all’implosione dello stesso partito avvenuta con la stagione di tangentopoli all’inizio degli anni Novanta. Un tempo in cui a prevalere, evidentemente, fu il potere sul valore delle idee. L’esatto opposto con cui Bianchini ha voluto sempre riempire il suo agire politico. Appaiono, con gli occhi di oggi, tempi lontani di cui pochi forse hanno una memoria precisa e viva.
Il percorso politico di Bianchini lo ha portato ad aderire prima alla corrente della sinistra di base rappresentata da Arnaldo Forlani
e successivamente alla corrente sociale che, come lui stesso aveva spiegato in diverse interviste, aveva come obiettivo la dignità del lavoro, la difesa dei deboli di cui facevano parte Carlo Donat-Catin, ma anche Guido Bodrato e Mino Martinazzoli. Sul piano locale Bianchini in una intervista al Nuovo giornale faceva riferimento a questo periodo sottolineando di aver avuto la fortuna di lavorare anche a Piacenza “con un bel gruppo di amici e citava Alfonso Cammi, Paolo Quintavalla, Ida Paola Masera e Aldo Lombardelli, persone che hanno rappresentato la Democrazia cristiana a Piacenza tra gli anni Ottanta e Novanta”. Bianchini quindi ricordava anche “i momenti difficili vissuti, che hanno messo alla prova l’amicizia, ma senza che venisse mai meno il rispetto”.
All’inizio della sua carriera parlamentare nel 1983 (proseguì fino al 1992) si trovò come parlamentare alla prima esperienza con Sergio Mattarella con cui strinse un’amicizia oltre che politica anche personale che si è protratta nel tempo e che nel 2019 ha portato Giancarlo Bianchini con l’associazione Assofa ospiti del Quirinale e di Mattarella presidente della Repubblica.




