Francesco Rolleri: “Superata l’emergenza ora guardiamo al futuro con fiducia”

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Se osserviamo la storia di Confindustria Piacenza degli ultimi decenni, notiamo che il mandato in scadenza del presidente Francesco Rolleri ha segnato una svolta. Si può dire che il contesto e la sua gestione ne hanno caratterizzato l’evoluzione a tal punto che si possa ribadire, semplificando, ci sia stato un “prima” e un “dopo”.

Il contesto: il consiglio generale avrebbe dovuto tenersi per formulare la designazione il 24 febbraio 2020, ma causa Covid è stato riprogrammato per il 4 maggio. Riunitisi in modalità telematica, 62 dei settanta componenti del consiglio generale di Confindustria Piacenza hanno espresso la designazione di Francesco Rolleri (Amministratore delegato della Rolleri Spa) alla successione di Alberto Rota.

Contesto segnato altresì dalla perdita dello storico direttore Cesare Betti che dal 2002 era stato al fianco dei presidenti che si erano succeduti nello stesso periodo caratterizzando il ruolo e le relazioni di Confindustria con il territorio.

Inoltre, con questa elezione si portava a compimento la Riforma Pesenti che ha modificato gli statuti di tutte le associazioni confederali in armonizzazione con quello di Confindustria nazionale. Lo ha fatto semplificando le procedure, eliminando l’organo di giunta, ampliando però l’ufficio di presidenza.

Prima di ripercorrere i suoi esordi mi preme impegnare il presidente Rolleri sull’argomento che sta animando il dibattito nel mondo economico: AI, l’intelligenza artificiale.

Presidente, l’Unione Europea ha approvato la prima normativa al mondo sulla intelligenza artificiale riportando l’attenzione su un argomento di cui si dibatte già da tempo. Cosa pensa in proposito?

“L’avvento dell’intelligenza artificiale rappresenta una rivoluzione del modo di affrontare una parte delle tematiche del lavoro nei prossimi anni. E’ un argomento che va approfondito, conosciuto nel dettaglio e se possibile cavalcato senza paura. Sarà importante svilupparne la conoscenza per affrontare i potenziali pericoli e nello stesso tempo sfruttare le nuove potenzialità che offre. In alcuni settori viene già utilizzata evidenziandone i benefici, ribadisco: va assolutamente abbracciata, conosciuta, approfondita… Non va respinta.

Circa l’iniziativa europea, mi fa piacere che siamo i primi ad approcciare l’intelligenza artificiale provando a regolamentarla. E’ importante essere tutti coscienti anche dei pericoli che può nascondere. Teniamo presente che va a pescare informazioni da fonti, spesso non controllate, rese disponibili da operatori che non hanno i più nobili scopi…”

Il versante sicurezza è quello che preoccupa maggiormente… Confindustria come si sta organizzando per affrontare il problema?

“Il 5 settembre scorso abbiamo patrocinato, assieme a Confindustria Pesaro-Urbino, un convegno presso Benelli Armi sull’applicazione dell’intelligenza artificiale nel settore manifatturiero: abbiamo parlato di meccanica. Al convegno ha partecipato Stefano Guglielmetti ceo della società Isi Innovative Technologies e presidente del cluster Rict di Confindustria. Ora stiamo lavorando, a livello regionale, ad un progetto che riguarderà l’intelligenza artificiale legata al settore alimentare. Nel primo semestre 2024, sarà una tematica che sicuramente caratterizzerà il nostro impegno”

Torniamo alla sua nomina. Quando in quel 4 maggio 2020 è stato designato presidente, nel mezzo della pandemia e a pochi giorni dalla scomparsa di Cesare Betti ha avuto qualche incertezza? Ha pensato: ma chi me l’ha fatto fare?

“Dubbi ci sono stati nella fase preliminare, mentre stavo considerando di correre tra i candidati…Poi no. Mi sono impegnato per svolgere al meglio il nuovo ruolo di aspirante presidente designato. Successivamente, la vita della mia impresa e quella di Confindustria era diventata un tutt’uno: le preoccupazioni si sommavano.

Dopo i primi due mesi di pandemia ha trovato spazio la volontà di andare oltre la iper-emergenza, e già verso maggio-giugno si iniziava a capire che eravamo stati abbastanza bravi a rimodulare le attività delle nostre aziende in poco tempo. In Italia, abbiamo potuto reagire nel modo più corretto riposizionandoci in un mondo che era cambiato, guadagnando da subito grande fiducia per il futuro”.

Mi sono chiesto, dandomi anche una risposta… Mi interessa però la sua alla domanda che le sto per fare: nella fase in cui ha valutato i problemi che incombevano, le responsabilità che avrebbe dovuto assumersi non solo a beneficio della sua azienda ma anche di quelle aderenti a Confindustria, quanto ha pesato la sua esperienza di amministratore, prima sindaco di Vigolzone e poi Presidente della Provincia ha giovato?

“Tantissimo, perché è stata una esperienza pregnante. Già da prima avevo maturato la curiosità e la volontà di approfondire il sistema delle scienze politiche, tant’è che ho frequentato l’università da studente lavoratore. Il mondo delle relazioni a livello nazionale e internazionale mi ha sempre appassionato. L’esperienza di sindaco del comune di Vigolzone e quella di presidente della Provincia di Piacenza sono state molto importanti per la mia formazione personale, permettendomi poi di portare un buon valore aggiunto anche qui in Confindustria. Da amministratore locale ho sempre cercato, avendo ben chiare le mie priorità, ed in modo molto neutrale, di fare il bene dell’organizzazione nella quale ero inserito o del territorio che rappresentavo in quel momento, mettendo al primo posto sempre le persone. Poi gli imprenditori che mi avevano dato questa responsabilità”.

Allora, quando si parlava delle possibilità che sarebbe diventato presidente, più persone all’interno di Confindustria hanno espresso perplessità sulla sua estrazione politica, ha avvertito queste perplessità nei suoi confronti?

“Sicuramente, in una prima fase ci sta ed è anche logico. Penso però che, fin dai primi mesi, fosse risultata chiara la mia impostazione ed ormai sia condivisibile il fatto che la mia esperienza precedente ha contribuito a gestire certe situazioni, rappresentando un valore aggiunto. I fatti di questi 4 anni dimostrano il mio equilibrio nel rappresentare al meglio gli associati di Confindustria”.

Risulta anche a me che le perplessità a cui mi riferivo siano poi rientrate. Un altro aspetto che ha caratterizzato il suo mandato è stato il rapporto diretto che ha intrattenuto con gli associati. E’ stato in visita a tante aziende: questa scelta è maturata nel tempo o faceva parte del suo bagaglio di esperienze di come gestire le relazioni?

“Ero convinto che fosse una cosa da fare grazie alla mia esperienza di imprenditore. Il fatto di avere iniziato la mia attività imprenditoriale con una piccolissima azienda, poi gradatamente cresciuto, mi ha convinto di quanto Confindustria sia stata importante per la crescita personale e per la mia impresa. Ci siamo iscritti a Confindustria quando eravamo ancora artigiani grazie alle insistenze di mio fratello. Ricordo quanto mi inorgogliva sentirmi all’interno di una squadra molto forte e quanto mi faceva piacere, da piccolo imprenditore, avere la possibilità di parlare con l’allora direttore e con i funzionari. Che il presidente possa andare in visita alle aziende è un segno di attenzione che fa tanto piacere alla maggior parte degli imprenditori, sia di aziende piccole che aziende molto strutturate. Ne è stata altresì colta l’opportunità di scambiare opinioni, idee e suggerimenti per la realizzazione di nuovi progetti o semplicemente nuovi servizi: un bagaglio che ho portato in associazione per una successiva elaborazione.

In alcuni casi di aziende importanti, sono rimasto stupito da quanto fosse gradita la visita del presidente… E questo deve far riflettere. Noi imprenditori siamo molto orgogliosi di quello che abbiamo fatto e mostrarlo, sia nel caso di piccola azienda sia in quello di grande azienda, ci fa tanto piacere”.

L’associazione si è trovata sola a valutare una reazione a favore del territorio o ha trovato la partecipazione di altre associazioni? Per una valutazione di area che comprendesse anche il territorio collinare e quello montano.

“Nel periodo post covid la nostra priorità è stata quella di stare vicino alle nostre aziende per cercare di cogliere le opportunità che c’erano in quel momento a livello mondiale. Poi quella di assisterle nell’affrontare i problemi che si verificavano legati al continuo mutamento della situazione. Era il periodo dei tassi di interesse che si alzavano, dell’inflazione fuori controllo, mentre ora inizia vedersi il segno meno: di conseguenza ora i tassi di interesse sembra restino fermi e il tasso di inflazione è tornata ai livelli di due anni e mezzo fa. Nel periodo post covid, ogni sei mesi cambiava il mondo e noi siamo sempre stati sempre vicino ai nostri associati. Già nel periodo covid avevano imparato ad utilizzare molto di più l’associazione e ciò ha legato maggiormente la struttura di Confindustria, veramente molto forte e formata da tanti bravissimi professionisti, ai nostri associati. Questo l’impegno al nostro interno.

“Fuori, abbiamo sempre cercato di ragionare in un’ottica di condivisione con le altre associazioni e con territori un po’ meno industrializzati. Ci sono stati esempi positivi: ricordo la lista unitaria delle associazioni presentate alle elezioni del Consorzio di Bonifica. E’ stato un primo segnale positivo di come affrontare i problemi e le opportunità che si presentano. Il tema della montagna è ancora aperto. Per noi rimane una priorità, mi piacerebbe poter dare un contributo alla risoluzione dei problemi della montagna… Ma non è facile. Sicuramente non deve mancare la condivisione da parte delle associazioni e degli enti locali. Noi siamo disponibili a lavorare insieme senza perdere tempo. Il problema diventa sempre più emergenza perché il calo demografico è molto più veloce rispetto alla pianura. In montagna rischia di diventare un dramma”.

Restiamo nell’ambito dello sviluppo del territorio: perché a Piacenza il turismo non ha mai beneficiato dell’attenzione che avrebbe meritato? Naturalmente, se pensa che ci sia questa potenzialità.

“Perché la promozione di un territorio deve essere fatta con una campagna promozionale importante, alla base devono esserci tanti soldi e tanta competenza. Per riuscirci occorre una unione di interessi. “Destinazione turistica Piacenza Parma e Reggio Emilia” è un primo passo, ma i fondi destinati al progetto sono molto pochi.  Se provassimo a valorizzare i nostri territori a livello comunale i soldi sarebbero buttati. E’ innegabile che noi siamo un bellissimo territorio, paragonabile a certi luoghi della toscana, ma come è evidente siamo carenti sul lato accoglienza che possiamo offrire ai turisti. Sono aspetti che devono essere considerati assieme… Se spingi la promozione turistica e poi il turista viene qua e non ha il posto per dormire…”.

La promozione del territorio dal punto di vista industriale per attrarre nuove aziende è stata per voi una attività molto importante: questo tipo di problemi non li avete avuti. Avete scelto di valorizzare i punti di forza del nostro tessuto industriale proponendoli al mondo partecipando al Mipim di Cannes. Si cominciano a vedere i risultati di tanto impegno?

“Visitando il Mipim è apparso chiaro che il nostro territorio è in concorrenza con altri territori, siano essi limitrofi o altri territori italiani o europei. Di conseguenza, quando ti presenti devi poter offrire opportunità già pronte. Ciò è possibile quando funziona la condivisione di obbiettivi e di strategie tra il sistema industriale e le amministrazioni locali. Avere spazi disponibili, anche se da ristrutturare o riconvertire è uno degli elementi fondamentali per attrarre nuovi insediamenti. Il rapporto con le amministrazioni locali è quotidiano, l’obbiettivo è risultare attraenti per nuovi insediamenti. L’altro valore che abbiamo messo sul piatto della bilancia è il nostro servizio “Spazio crescita” con cui affianchiamo i nostri associati nel momento in cui devono attuare operazioni straordinarie. Li assistiamo nel caso di un cambio generazionale o più semplicemente se hanno voglia di crescere o di inserirsi in un gruppo più strutturato. Tutto ciò per mantenere all’interno della nostra provincia la grande capacità tecnologica che abbiamo, difficile da trovare in altre parti del mondo a questi livelli. Questa è una delle caratteristiche di maggiore attrattività del nostro territorio”.

Quando ero ancora ragazzo e mio padre mi introduceva alla conoscenza del nostro territorio ed alla sua evoluzione sociale ed economica, ricordo che sottolineò più volte come lavorare nelle officine dell’Arsenale fu una grande occasione per tanti operai. Forti della tecnologia acquisita e dell’esperienza ne fecero una professione avviando officine in proprio o piccole aziende. Probabilmente ha avuto origine così la grande capacità tecnologica del sistema industriale piacentino…

“Si, è stato sicuramente il big bang della tecnologia piacentina. Poi ci sono stati imprenditori particolarmente illuminati nel settore delle macchine utensili: ricordiamo Conti della Secmu quando all’inizio degli anni ’60 ha iniziato il suo percorso… Stesse opportunità le hanno offerte le officine Agip di Cortemaggiore”.

Ho notato che le ultime tre assemblee di Confindustria annuali si sono caratterizzate per un filo che le ha legate, quello di offrire un contributo per immaginare quale potrebbe essere un piano di sviluppo territoriale più ampio: in sostanza, come immaginare il futuro. Questa scelta è un altro aspetto che ha caratterizzato il mandato di Francesco Rolleri. Quando ci pensavo mi era venuta a mente un intervento di Giuseppe Parenti ad una cena del Rotary. L’argomento era appunto lo sviluppo e disse: “Vi invito ad andare in giro per il mondo, ad osservare cosa fanno gli altri: non è peccato copiare, attenti però, lo è invece copiare male”. Internet oggi ci aiuta ad avere uno sguardo più lago, a monitorare nuove scoperte, linee di pensiero e tutto ciò che si muove nel mondo.

Presidente, Confindustria ha colto in Carlo Ratti la prima suggestione “R – Innovare le città”, poi con Alec Ross “Orientarsi nel futuro” per arrivare a “Fabbrichiamo il futuro- imprenditori e giovani per crescere insieme” il motivo dell’ultima assemblea che ha ospitato centinaia di giovani studenti dimostrandosi, nei fatti, una scelta dirompente da tutti i punti di vista. E’ un cammino già approdato o un processo che deve continuare?

“È un processo. Uno degli aspetti più importanti di questo processo, che si caratterizzerà sempre più nei prossimi anni, è l’impegno che Confindustria sta mettendo nel rapporto con la scuola, in particolare con le scuole medie. Riguarda l’orientamento delle ragazze e dei ragazzi all’interno della scuola media perché è li che si decide il futuro della manifattura piacentina. A mio parere, nei prossimi anni, lo sforzo che stiamo facendo dovrà essere ulteriormente rafforzato perché si tratta di favorire un cambiamento culturale. Per un risultato ci vuole tanta costanza e tanto impegno: la nostra presenza all’interno delle scuole medie è assolutamente fondamentale. Sarà un percorso lungo cambiare la mentalità e l’approccio delle famiglie nei confronti del mondo industriale.  Non sarà facile, ma i risultati, in miglioramento anno per anno, ci stanno dando ragione”.

Sempre al futuro, parliamo ora di Piacenza Expo: la formazione di un Cda, che prima non c’era, di cui fa parte Erika Colla vicepresidente di Confindustria vi pone al centro della gestione dell’ente, cosa intravedete nel futuro dell’ente?

“Una enorme potenzialità data anche dalla posizione geografica. Così come è stato per la logistica sono evidenti le potenzialità di espansione della nostra fiera. Già nel momento in cui la Regione Emilia-Romagna ha deciso di tornare ad investire nella fiera di Piacenza c’è stato un passaggio fondamentale: non era scontato. Ha prevalso un cambio di strategia a favore di strutture più piccole, dove andare a far crescere eventi di nicchia che possono risultare interessanti. Pensiamo che, vista la nostra posizione geografica, Piacenza Expo debba riuscire a migliorare le infrastrutture per continuare a far crescere altre manifestazioni all’interno del territorio piacentino. La nostra speranza è quella di riuscire a raccogliere finanziamenti per poter ulteriormente ingrandire la nostra fiera, migliorarne la ricettività e diventare sempre più strategica per lo sviluppo del territorio”.

A breve inizieranno le procedure per arrivare alla designazione del nuovo presidente, nel frattempo cosà farà il presidente in carica?

“Non è previsto alcun semestre bianco: le attività di Confindustria precederanno normalmente. Ovviamente nel moneto in cui ci sarà il presidente designato, verso la fine di febbraio, le decisioni verranno prese di comune accordo. L’innovazione tecnologica sarà comunque un tema del prossimo semestre. Così il prossimo semestre sarà quello decisivo per “Spazio crescita” che si sta allargando, iniziando a seguire anche aziende che vogliono venire ad insediarsi qui o aziende piacentine che vogliono acquisire altre aziende.

Poi, a proposito di area vasta, stiamo avviando contatti con altre Confindustrie territoriali, in regioni diverse dalla nostra, che hanno le stesse nostre sensibilità sull’importanza di far crescere le proprie aziende”.

E Rolleri cosa farà da grande?

“E’ molto chiaro, il ruolo che avrò nel mio futuro all’interno di Confindustria Piacenza sarà quello del saggio, il past president è di diritto nel Consiglio di Presidenza, non farò mancare la mia opinione così come ha fatto, in modo molto costruttivo, Alberto Rota in questi anni. Il contributo di esperienza del past president più recente è molto importante come i consigli dei presidenti precedenti: ognuno di loro ha vissuto momenti diversi ed il loro punto di vista è utilissimo”.

E lasciare la sua squadra …?

“In questi quattro anni sono stato sostenuto in modo costante dalla squadra del Consiglio di presidenza: mi è stata vicino in tutti i momenti. Quattro anni sono lunghi e questi in modo particolare: c’è stato qualcuno che è stato molto presente e di grande sostegno in una prima fase e poi ha dovuto rallentare per dedicarsi alla famiglia o alla propria impresa.

Il saldo della mia esperienza in Confindustria è stato ampiamente positivo. Ho visto crescere imprenditori che erano alla loro prima esperienza e sono diventati sempre più importanti. Questo è il bello di essere all’interno di una associazione come Confindustria, dove il livello è davvero molto alto, dove hai l’opportunità di confrontarti con imprenditori di grande esperienza, professionalità e caratteristiche diverse.

L’associazionismo in sé è molto importante. In un mondo che cambia così velocemente essere all’interno di una struttura forte come Confindustria, con dei funzionari che ti sono vicini tutti i giorni: basta alzare il telefono ed avere un sostegno è confortante, ti aiuta a proseguire nel tuo impegno. Per me è stato fondamentale.

 Faccio veramente fatica a comprendere quelle aziende che non sono iscritte a nessuna associazione. Non riesco a capire come fanno ad affrontare i tempi attuali. L’invito quindi, è avvicinarsi al mondo associativo ed in particolare Confindustria Piacenza, dove siamo attrezzati e ben disposti ad aiutare nuove  aziende, anche molto piccole”.

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