Foti: “Area Dossi di Roncaglia, la verità è negli atti”

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Tommaso Foti

I chiacchiericci sull’area dei Dossi di Roncaglia – con bugie elevate a verità e accuse protese al “calunniamo, calunniamo, qualche cosa resterà” – mi porta, ancorché personalmente estraneo ad alcuna decisione al riguardo, a scrivere queste note di verità.
Non ripercorrerò qui – per economia di lettura – tutti gli atti amministrativi che, da oltre 30 anni, hanno inequivocabilmente sancito l’edificabilità dell’area in questione: tuttavia, limitandone l’esame è chiaro, da almeno 5 anni, l’insediamento sull’area in questione anche di un’attività logistica. Il 28 marzo 2013, infatti, veniva depo sitata in Comune la richiesta di variante al Piano Urbanistico Attuativo, conforme al Piano Regolatore Generale, che prevedeva la realizzazione di tre macro lotti da disporre <a pettine> su Via Calpurnia, dei quali la maggiore superficie destinata <agli usi produttivilogistici>. L’avviso di deposito della variante veniva pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione n. 94 del 10 aprile 2013, oltre che su questo giornale (Libertà del 10 aprile 2013, pagina 16). Successivamente, venivano convocate la Conferenza dei Servizi (il 6 maggio 2013) e la Commissione per la qualità architettonica ed il paesaggio (il 4 aprile 2013) che esprimeva parere favorevole. In detta occasione il consigliere comunale Andrea Gabbiani (gruppo 5Stelle) affermava <visto il progetto si consiglia di acquisire il parere del Consiglio Comunale>. Infine, il competente dirigente comunale inviava (il 29 novembre 2013) una nota alla società interessata chiedendo se la stessa fosse <fosse ancora intenzionata a procedere nel percorso che porta all’approvazione del P.P.I.P. da parte della Giunta Comunale e successivamente alla stipula della convenzione… poiché dalla ultimazione del periodo di deposito e del periodo di osservazioni non abbiamo più avuto informazioni dalla stessa>. È fuori di dubbio, dunque, che l’insediamento di un’attività di logistica sull’area fosse noto sia ai tecnici sia ai
consiglieri del Comune di Piacenza, mentre dalla pubblicazione del detto avviso ne dovevano risultare informati i cittadini.Altrettanto fuor di dubbio è che la società proprietaria dell’area mai ha riscontrato la nota del Comune. Tuttavia, gli strumenti urbanistici approvati il 6 giugno 2016 dal Consiglio Comunale, con i voti favorevoli dei consiglieri della Amministrazione Dosi, confermavano la destinazione urbanistica dell’area.
Il 31 marzo 2017 l’azienda proprietaria dell’area depositava in Comune la richiesta di nuova variante del Piano Urbanistico Attuativo, conforme alle previsioni del Piano Regolatore, oltre che al Piano Strutturale Comunale e al Regolamento Urbanistico Edilizio. Il deposito della variante veniva pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione n. 108 del 19 aprile 2017 e, nei successivi sessanta giorni, alcuna os-servazione contraria veniva depositata da cittadini e/o associazioni, nonostante il vistoso articolo di questo giornale (Libertà del 20 aprile 2017, pagina 10) dedicato all’insediamento di un’attività di logistica. Il 24 aprile 2017, infine, i competenti uffici del Comune di Piacenza avviavano la Conferenza dei Servizi che, nel succedersi del tempo, acquisiva i pareri favorevoli, ancorché condizionati, di tutti i soggetti giuridicamente titolati.
Atteso che, come si evince dalla cronologia dei fatti, la richiesta di variante precede di mesi il suo insediamento, non ha forse ragione il sindaco Barbieri quando afferma che l’ha ereditata dalla precedente amministrazione? Non solo, ma se tutti i pareri resi, ancorché condizionati, sulla variante dai soggetti giuridicamente deputati risultano favorevoli, con quali motivazioni amministrative, cioè di diritto, la Giunta Comunale poteva respingerla? Non si tratta qui di giocare allo scaricabarile, ma di ribadire che se agli atti amministrativi i cittadini e le associazioni non si oppongono quando le norme lo consentono, diventa poi impossibile per l’Amministrazione Comunale farlo dopo. Avendo però letto di molte e diverse certezze al riguardo, chi le possiede non ha che adire le competenti autorità, chiedendo che siano riconosciute le proprie asserite ragioni.

Tommaso Foti, Consigliere comunale Fratelli d’Italia

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