Fondazione alla battaglia finale: svolta o occasione perduta?

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Il lungo e a dir poco convulso percorso verso la scelta tra Sergio Giglio e Francesco Scaravaggi per la presidenza della Fondazione di Piacenza e Vigevano – data decisiva, venerdì 15 marzo – rischia di essere ricordato come una grossa occasione perduta per Piacenza.

Nuovo presidente, prime spine
Eletto dai 25 componenti del consiglio generale, il nuovo presidente dovrà infatti prima di tutto fare i conti con un dato di fatto: si è arrivati ad una delle votazioni più importanti dell’anno, almeno per Piacenza, senza che ai cittadini – di fatto, anche se non ex lege, “proprietari” del tesoretto della città – siano state chiarite nel dettaglio idee e proposte dei  candidati.

Le istanze emerse e il  dibattito mancato
Una grossa chance di apertura, condivisione e trasparenza, tutte esigenze che anche il risultato elettorale delle recenti elezioni politiche ha dimostrato molto diffuse tra la cittadinanza, è quindi andata sostanzialmente perduta, anche per l’impossibilità – visto il rifiuto di Scaravaggi, a fronte della disponibilità di Giglio – di un’audizione a Palazzo Mercanti, nella commisione comunale competente, dei due contendenti.
Una zavorra da togliere al più presto anche per rilanciare l’immagine dell’istituto, già al centro di polemiche così vibranti da tradursi in una lotta durissima e in un esposto presentato alla Procura della Repubblica dal cda uscente, anche perchè qualche istanza davvero interessante – nelle settimane prima del voto – era emersa. Basti pensare alle riflessioni che il presidente di Banca Farnese, Augusto Ridella, aveva lanciato al momento dell’apertura delle procedure di rinnovo delle cariche, qualche mese fa: paventando che i giochi per la presidenza fossero già stati fatti, l’avvocato – che pure criticava più scelte della gestione uscente – auspicava un maggiore rispetto dei diritti spettanti alle istituzioni. Tra le altre sollecitazioni di rilievo, anche se ormai a pochi giorni dal voto del Consiglio generale, meritavano forse più attenzione anche le proposte di Federico Scarpa, presidente Lac, che proponeva una modifica dello  statuto in più parti, aprendo maggiormente al sostegno dello sviluppo economico ma favorendo anche la creazione di un nuovo “Monte di Pietà” in aiuto alle categorie più deboli, e suggeriva “dimagrimento” di cda e consiglio generale e aggiustamenti alla governance nel senso della trasparenza.
Molto aperte agli assetti delle Fondazioni più evolute anche le proposte – come quella di Giacomo Vaciago – di rivedere l’organigrama delle Fondazioni, tutte, dividendo in due gruppi le decisioni da prendere: uno, affidato ad esperti di finanza, per difendere ed incrementare il patrimonio, e l’altro, affidato a persone di diverse competenze, per decidere come destinare le erogazioni. Se e come queste istanze saranno accolte, purtroppo, lo sapremo solo a presidente fatto.

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