di Luciano Gobbi – Si sono da poco concluse, in diversi Paesi del mondo, le varie attività celebrative, indette nei mesi scorsi, in occasione della proclamazione, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, del 2012 come “Anno Internazionale delle Cooperative”. E’ dunque opportuno sottolineare alcuni aspetti del modello cooperativo, proprio anche della nostra Banca, per meglio comprenderne la validità, soprattutto in questo momento storico.
Il motto dell’anno internazionale della cooperazione era: “le cooperative costruiscono un mondo migliore”.
L’ONU ha voluto sottolineare l’importante contributo fornito dalle cooperative di tutto il mondo allo sviluppo economico e sociale dei Paesi e delle comunità nelle quali operano, soprattutto in periodi di crisi economica.
La cooperazione, in questi ultimi anni, ha dimostrato di essere una forza capace, soprattutto negli attuali difficili momenti di congiuntura avversa, di assumere i tratti dello strumento ottimale per risolvere diversi problemi economici e sociali, dove alcune forze del “libero mercato” hanno fallito.
Il logo, utilizzato nel corso di diversi convegni, eventi ed esposizioni internazionali è costituito da un cubo di grandi dimensioni sorretto da sette figure umane che evocano i principi del movimento cooperativo: 1) adesione volontaria e aperta, 2) controllo democratico dei membri, 3) partecipazione economica, 4) autonomia e indipendenza, 5) istruzione, formazione e informazione, 6) cooperazione, 7) preoccupazione per la comunità.
Per meglio inquadrare questo fenomeno planetario è opportuno evidenziare alcuni dati: in tutto il mondo le cooperative coinvolgono un miliardo di membri, offrono 100 milioni di posti di lavoro e sono attive in quasi tutti i settori produttivi; le cooperative nei Paesi dell’Unione Europea sono circa 300.000, sono costituite da 83,5 milioni di soci e impiegano 2,3 milioni di persone; la Cooperazione Bancaria nel mondo conta circa 200.000 istituti presenti in più di 110 Paesi, con oltre 400 milioni di soci; i clienti serviti sono circa 650 milioni, la raccolta è di circa 6.000 miliardi di euro e gli impieghi ammontano a 5.000 miliardi di euro. La quasi totalità di questi istituti sono lontani, per storia e cultura, dal circuito di “scommesse finanziarie internazionali” che, a partire dal fallimento della Banca Lehman, ha generato la grande crisi finanziaria che ancora viviamo. E’ stata riscoperta la validità e la grande attualità del modello cooperativo, proprio in piena crisi economica, a fronte di significative lacune e di specifici limiti di certe espressioni di un malinteso spirito capitalistico, afflitto da deriva finanziaria (o, più precisamente, malato di avidità finanziaria).
La cooperazione, a livello globale, ha retto meglio di altri l’urto della crisi, proprio perchè coniuga i bisogni e i valori delle persone e delle loro comunità in una logica di sostenibilità e di inclusione sociale di tutti coloro che partecipano, in vario modo, all’attività sociale (soci, clienti,dipendenti …), nell’ambito delle regole del mercato.
In sostanza, l’obiettivo primario delle cooperative è quello di massimizzare il valore per i soci, i soci/clienti e i clienti nel medio termine; se ben gestite, producono un “dividendo sociale” che non è limitato alla pura dimensione finanziaria ma persegue una creazione di valore reale nel fornire ai propri soci/clienti prodotti (o servizi) di alta qualità e al miglior prezzo possibile.Il valore sociale creato dal mondo cooperativo può decisamente migliorare, in senso non solo economico, la qualità della nostra vita.
L’articolo 45 della Costituzione italiana tutela esplicitamente il cooperativismo: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”. Soprattutto in questo nuovo millennio, dagli inizi così travagliati, il modello cooperativo dovrà svolgere un ruolo integrativo e sussidiario nella riorganizzazione del Welfare della società globalizzata. La cooperazione avrà il compito di gestire l’equilibrio tra la tutela dei diritti del singolo e la promozione del bene comune, nello sforzo di sviluppare una economia locale che risponda sempre meglio alle esigenze della collettività.
(fonte: Bancaflash n.2, marzo 2013, pag. 1-2, www.bancadipiacenza.it/banca_flash)




