Fantigrossi: “A Piacenza
manca una visione condivisa”

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Intervenire prima possibile per andare in direzione di una qualità urbana legata al verde come chiave di uno sviluppo economico sostenibile: secondo l’avvocato Umberto Fantigrossi, grande esperto di diritto amministrativo e ambientale e protagonista di molte battaglie a fianco di comitati e cittadini, esistono gli strumenti legali e le possibilità di catturare fondi (soprattutto europei) per dare una svolta alla città, “ma per sapere come muoversi meglio occorrerebbe aver chiara l’idea dell’obiettivo che si ha”.
“Il guaio – osserva Fantigrossi – è che ad oggi non c’è una visione complessiva di Piacenza per i prossimi 20 anni, ma soprattutto da quanto emerso finora del Psc appare chiara la mancanza di una vera condivisione con la città, che esiste solo se nelle decisioni si tiene conto di quello che dai cittadini viene chiesto, mentre finora molte voci sono state ignorate”. “Di certo – continua Fantigrossi – c’è bisogno di risposte che rimettano in moto Piacenza, dopo i tanti errori e ritardi degli ultimi 10 anni. Basti dire che la normativa regionale che prevede di puntare su stop del consumo di suolo, riqualificazione e recupero, qui spacciati come novità, ha già 13 anni… mentre Piacenza ancora deve dotarsi del Psc! Ora – incalza Fantigrossi – bisogna cambiare marcia, senza convegni-passerella ma con una partecipazione vera e incisiva, che può essere realizzata anche in tempi rapidi se la si vuole davvero”.
Nonostante tentativi come quello (di qualche anno fa) del Forum Urbanistica Partecipata con la petizione per il verde di cintura non abbiano inciso quanto si sperasse, Fantigrossi pensa che oggi, su diversi fronti, i cittadini possano ottenere risultati concreti: “Non è vero che per la Pertite non si possa fare nulla senza l’assenso dei militari, e la variante al Prg per destinarla a verde può essere un segnale del fatto che si vuol finalmente cambiare registro. Dal punto di vista tencico occorre poi chiarire che il Comune detiene in esclusiva le funzioni sulla pianificazione urbanistica di tutto il territorio comunale, comprese le aree militari, pertanto sulla Pertite non può astenersi dal decidere e può già destinarla a verde nella fase di programmazione, che non va confusa con l’eventuale e distinto passaggio dell’attuazione. Naturalmente quella della messa a verde sarebbe una scelta che resterebbe “quiescente” se i militari continuassero ad aver necessità di quelle aree per le proprie finalità, ma in caso di cessazione delle attività le aree non potrebbero più essere modificate in altro modo senza il consenso dell’amministrazione: certi ragionamenti che ancora circolano, insomma, vanno completamente ribaltati”.
I problemi urbanistici di Piacenza però, sono ben più ampi della questione-Pertite: “Gli ultimi due decenni, su questo, vanno rivisti con occhio critico: dalla logistica a Borgo Faxhall, sono stati commessi errori che hanno “regalato” a Piacenza inquinamento in cambio di bassa occupazione e hanno ‘impallato’ aree come quella della Cittadella e della stazione, zona che porta anche agli annosi problemi dei pendolari mai chiamati nemmeno ai tavoli dove si discute dei problemi che li riguardano da vicino. L’urbanistica dovrebbe essere a servizio di un’idea di città, ma qui siamo al punto che nè Comune nè Provincia hanno pronti dossier sulla mobilità incentrati su questo.
Siamo indietro anche sul turismo: pensiamo forse di poterci promuovere o di agganciare l’Expo soltanto portando salumi e tortelli negli autogrill o proponendo una scampagnata sul Trebbia? Chiuso il capitolo Emilia o Lombardia, forse sarebbe ora di capire che progetti di un certo respiro si realizzano solo se si crea una convergenza di interessi: potremmo pensare di coordinarci con Parma per inserirci insieme – con i rispettivi prodotti – nella partita del 2015, ma Pizzarotti e Dosi si sono mai incontrati?”.

 

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