Fallimenti e ripartenze. Le strane differenze sulle sponde del Ducato

0

parmaTroppo spesso Piacenza vive di una certa forma di sudditanza psicologia nei confronti della vicina Parma: troppo diversi i cugini del Ducato nella loro capacita’ di “sentirsi grandi” e di appropriarsi anche di cio’ che non e’ loro: dalla coppa piacentina a Giuseppe Verdi, dalla pancetta alla torta fritta. A Piacenza pensiamo piu’ a  vivere e gioire piu’ delle disfatte altrui che delle proprie eccellenze abusando sovente del termine “fare squadra” o “mettersi in rete”, siamo capaci di spendere centinaia di migliaia di euro per una piazzetta in Expo dalla dubbia utilita’ per le ricadute sul territorio ma poi non siamo in grado di salvare la proprio squadra di calcio o di pallavolo. In tanti hanno esultato come una rivincita divina per la fine del Parma calcio, cancellato dal calcio professionistico sotto montagne di debiti, quasi vista come una compensazione alla fine ingloriosa del Piacenza Calcio. A Parma, pero’, a distanza di soli quattro giorni dal fallimento non sono certo rimasti a litigare o scannarsi sulle ceneri dei crociati, costituendo la nuova societa’ calcistica con l’apporto economico di tutte le maggiori imprese parmigiane: Barilla, Pizzarotti, Parmalat e Dallara tutti insieme per ridare alla citta’ un pronto futuro radioso. Ma non e’ tutto, accanto si e’ costituita una realta’ formata dall’azionariato popolare pronta ad entrare in quota nel nuovo Parma Calcio. Sembra fantascienza per Piacenza: pensate un po’ se tre anni or sono all’indomani del fallimento di Garilli avessimo visto insieme i vari Bolzoni, Armani, Giglio, Bertola, Malacalza (solo per citarne alcuni a puro titolo di esempio) pronti a immediatamente a far rinascere i biancorossi. Dalle nostre parti invece abbiamo assistito ad incredibili lotte intestine per accaparrasi l’eredita’ sportiva del defunto Piace, salvo poi continuare per tre anni con il teatrino della fusione-non fusione tra ripicche, isterismi, ultimatum e litigi. In riva al Taro la nuova societa’ ha gia’ stanziato un budget di due milioni di euro a cui andranno aggiunti circa cinquecentomila dall’azionariato popolare, un bel gruzzolo di partenza per affrontare probabilmente la serie D ma che permette anche di lavorare in prospettiva di una rapida ascesa tra i professionisti. Sulla sponda del Trebbia le due maggiori realta’ calcistiche fanno invece a gara per rubarsi allenatori, dirigenti, calciatori e pubblico in una logica di lotta intestina e fratricida che ha come unico risultato la dispersione di capitali e professionalita’ a discapito dei risultati di lungo periodo.Ai nostri politici ed imprenditori una bella lezione su cosa significhi realmente “fare squadra” e su come una citta’ provinciale possa tornare grande. A Piacenza c’e ancora tanta strada da fare.

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.