di Elisa Calamari – Ben 340mila pacchetti turistici già venduti, la maggior parte a cinesi e americani, con una stima di oltre 700mila visitatori che con largo anticipo si sono prenotati un posto per la scoperta del Grande Fiume. Questi sono solo i primi numeri di “Un Po per Expo”, grandissima opportunità di promozione turistica ed enogastronomica che durante il periodo dell’esposizione universale in scena a Milano coinvolgerà anche il territorio piacentino. Il padre di questo ambizioso progetto è Giampietro Comolli, giornalista, enologo, degustatore, docente. Per raccontare la grande esperienza di Comolli servirebbe un libro e questo enorme bagaglio di conoscenze, titoli e riconoscimenti è alla base della sua idea. Un’iniziativa che parte da lontano, come lui stesso racconta. <<Nel 2005-2006 l’allora governo Prodi decise di investire 180 milioni di euro per migliorare il Po dal punto di vista dell’attrattiva – ricorda Comolli –, vennero pensati interventi di vario genere. Il Cipe deliberò la cifra e il successivo governo Berlusconi la confermò. Poi ci fu il terremoto in Abruzzo e la somma venne dirottata verso i progetti di ricostruzione. Nel 2010, in vista di Expo, ho lanciato una proposta: perché non riprendere in mano parte di quel piano di rilancio del fiume, per potenziare il turismo nei territori rivieraschi?>>. Expo ha dato l’ok e da quel giorno Comolli lavora giorno e notte per concretizzare il progetto e per trasformarlo nella più grande operazione di marketing turistico di cui il Nord Italia abbia mai beneficiato. Ed è partito senza fondi, ma solo con grande forza di volontà. Rimettendoci anche di tasca propria: <<Quando ne ho parlato per la prima volta ho sottolineato che se realmente arriveranno oltre 20 milioni di persone durante il periodo dell’esposizione universale, da qualche parte dovranno pure andare. Non si fermeranno certo ai padiglioni, ma vorranno conoscere meglio il nostro Paese. E nessuno nel 2010 stava pensando all’incoming, ecco perché la mia iniziativa è stata subito accolta positivamente. Nel 2012 l’amministratore delegato di Expo 2015, Giuseppe Sala, ha approvato il progetto che gode del marchio ufficiale dell’esposizione. E da dicembre 2012 ad oggi mi sono letteralmente tuffato nell’organizzazione: sono stati creati undici distretti, ognuno dei quali con almeno tre persone di riferimento, di cui nove territoriali-tematici e due strategici. Questi ultimi riguardano rispettivamente il mondo dei motori e quello del benessere termale>>. Proprio nel momento in cui, stando alle statistiche, l’Italia slitta dal primo al diciottesimo posto fra le mete maggiormente desiderate dai turisti, Comolli fa dunque di tutto per richiamare visitatori stranieri. E ci sta riuscendo. “Un Po per Expo” ha infatti individuato almeno duemila luoghi da visitare, ha coinvolto un migliaio di eccellenti realtà dell’enogastronomia italiana e ideato oltre 500 pacchetti turistici.
Che ruolo avrà Piacenza in tutto questo?
<<Per quanto riguarda il territorio piacentino ho pensato di dare al progetto un taglio culturale, in relazione al fatto che Piacenza è stata incrocio fra strade storiche e importanti. Pensiamo alla Francigena o alla Postumia, ad esempio. Ed è stato luogo in cui sono nati i più grandi prodotti dell’agroalimentare non solo italiano ma addirittura mondiale. A Piacenza c’è inoltre una storia antica e varia riguardo la conservazione del cibo, pensiamo ad esempio alla Saracca o al sale di Salsominore che era uno degli ori del Medioevo. Quindi ho pensato di mettere insieme cultura e agroalimentare, unendo però questi aspetti ad altri come il risparmio energetico e lo sviluppo ecosostenibile. Sono nati così percorsi che permetteranno ai visitatori di toccare con mano (e soprattutto assaggiare) tutto quello che le nostre località rivierasche hanno da offrire. Ho pensato che anziché focalizzare attenzione su un unico prodotto, fosse il caso di coinvolgerli tutti. Vogliamo mostrare sia luoghi di interesse storico sia aziende locali, dove potremo fare capire da vicino come avviene la produzione e lavorazione delle eccellenze. Saranno coinvolti in particolare i centri situati lungo il fiume, come ad esempio Caorso, Sarmato, Castelvetro, la stessa città di Piacenza>>.
Comolli sottolinea che il suo non è un progetto commerciale, ma indubbiamente ci sarà un enorme beneficio per i partner territoriale che potranno promuovere la loro attività. Una promozione che, appunto, sarà diretta essenzialmente verso l’estero: i circa 340mila pacchetti già prenotati sono stati venduti soprattutto in Cina e in America. Nel primo caso fondamentale è stato il viaggio a Shangai dello stesso Comolli, che è partito dalle papille gustative per proporre i territori ai cinesi; nel secondo un ruolo importantissimo l’hanno avuto gli italiani all’estero e la loro associazione.
Ma dove andranno questi turisti?
<<Beh ad esempio 8.500 francesi visiteranno Marengo, in Piemonte, dove si è tenuta la storica battaglia di Napoleone (14 giugno 1800) e circa 40mila scout provenienti da tutta Europa visiteranno Castelnuovo Don Bosco in provincia di Asti. Sto ricevendo tantissime richieste da parte di stranieri interessati anche ad organizzare eventi in Italia durante Expo, ma li vogliono organizzare al di fuori di Milano>>.
All’inizio di Expo mancano ancora mesi e i numeri di questo importantissimo progetto possono solo crescere. E poi c’è un intento chiaro: mantenere la rete turistica che si sta sviluppando anche al termine dell’esposizione universale. Chissà che non siano proprio il Grande Fiume, le sue bellezze e le sue bontà a fare risalire all’Italia la classifica turistica dalla quale è recentemente precipitata.




