Mentre il neo premier Renzi twitta con orgoglio che investire sulla scuola è il modo per uscire dalla crisi e stanzia, almeno nelle intenzioni, 2 miliardi di euro per ristrutturare aule e mettere in sicurezza gli edifici, ci siamo chiesti come il nostro territorio in questi anni falciati dalla crisi ha reagito al tema dell’edilizia scolastica. La risposta l’abbiamo trovata nei numeri, spesso nudi e crudi, ma che in questo caso danno l’immagine di quanto la tematica sia nelle agende delle amministrazioni. Dal 2009 la Provincia, che gestisce l’edilizia scolastica di tutti gli istituti superiori del territorio, ha investito quasi 10 milioni di euro. Un dato di cui, probabilmente, andrà fiero anche Roberto Reggi, nominato sottosegretario proprio all’Istruzione. Accantonando la politica e concentrandosi sui dati, è evidente l’intenzione di investire su questo settore non solo in termini materiali ma anche di capitale umano. Nel lungo elenco compaiono interventi importanti come al centro scolastico di Castel San Giovanni dove a settembre è stata inaugurata una nuova palazzina ad uso didattico e nel contempo è stata riqualificata l’area esterna con parcheggio ed aree verdi per un importo di 2.300.000 euro. Il plesso medio superiore di Fiorenzuola d’Arda verrà completato entro aprile con il taglio del nastro della nuova palestra che potrà essere utilizzata anche dalle associazioni sportive del territorio, per un importo di 1.630.000 euro. Tra le opere di edilizia scolastica più importanti ci sono la messa in sicurezza dei locali all’istituto tecnico “Volta” di Borgonovo (360.000 euro), il rifacimento di coperture ed eliminazione di materiali contenenti amianto agli istituti “Colombini”, “Marconi”, “Raineri” e “Romagnosi”. Nell’elenco compaiono anche lavori meno invasivi ma altrettanto fondamentali per la sicurezza degli studenti, come il rifacimento delle scalinata d’ingresso, finiture interne e impianti di riscaldamento.
Altri interventi per 1.100.000 euro sono stati realizzati grazie ai finanziamenti del Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica) sbloccati nel dicembre scorso dopo tre anni. L’amministrazione provinciale ne ha destinati una parte proprio al comparto della scuola, tra questi spiccano interventi al liceo scientifico “Volta” di Castel San Giovanni, all’istituto commerciale “Mattei” di Fiorenzuola, al “Romagnosi” di Piacenza, per lo più finalizzati alla messa in sicurezza di intonaci, infissi, soffitti ed altri elementi non strutturali ma sismicamente vulnerabili. Un cospicuo gruzzoletto è arrivato anche dal tesoretto nucleare derivante del decommissioning della centrale Arturo; 690.000 euro che la Provincia ha utilizzato per lavori di contenimento dei consumi energetici all’istituto agrario e al liceo pedagogico.
Interventi rilevanti che l’amministrazione provinciale ha predisposto anche per far crescere il capitale umano che popola la scuola, ovvero studenti ed insegnanti.
E una volta che le province verranno abolite così come è nei piani del Governo? “Allo stato attuale – risponde il Presidente Massimo Trespidi – non sappiamo nulla di preciso. Questo sarà uno dei primi banchi di prova che dovrà affrontare il nuovo esecutivo. Ottimi i propositi di investire sulle persone e sulla messa in sicurezza, ma ad oggi – conclude Trespidi – a quattro mesi dalla scadenza del mandato, non vi è alcuna certezza”. Osservando la situazione a livello regionale, la questione non può essere demandata, i numeri non lo permettono: in Emilia Romagna ci sono 1367 edifici scolastici a rischio sismico e 827 a rischio idrogeologico, concentrati nella zona dell’Emilia colpite dal terremoto del 2012.




