Perché c’è una percentuale così alta di morti a Piacenza? I numeri del contagio sono corretti? Perché non si fanno i tamponi?
In questi giorni stanno venendo a galla tanti interrogativi sulla situazione drammatica che sta vivendo Piacenza, troppi morti per il numero di “positivi”. E infatti sembra proprio che il problema stia proprio annidato lì, nel numero dei positivi.
Senza tamponi, o con tamponi fatti solo su casi con chiare evidenze di positività, i numeri restano fallati, mancanti di una parte di popolazione che ha un po’ di febbre ma forse non è niente e, semplicemente, resta a casa, prende la tachipirina e beve tanta acqua. E mancano, soprattutto, gli asintomatici che senza saperlo sono veicolo del virus all’interno delle proprie famiglie.
Lo fanno notare in molti, in particolare i medici di base che si sono ritrovati a gestire tutto solo attraverso il telefono, gestendo il senso di impotenza insieme alle 50-60 chiamate che arrivano ogni giorno.
Lo dice bene il dottor Tagliaferri in un’intervista rilasciata a “Libertà”: “Se abbiamo 150 morti su 1.000 contagiati è un conto, su 20mila è un altro (precisamente ieri i morti erano 201, ndr). Ma si potrebbe pensare a fare tamponi a tappeto anche agli asintomatici così se uno è positivo, ma asintomatico, non si muove e non diffonde il contagio”.
Un altro medico, Gaetano Bottazzi, sempre intervistato da “libertà” ha voluto sottolineare che “Il paziente non è abbandonato, deve rivolgersi al proprio medico e viene seguito nella maniera migliore possibile compatibilmente con i posti in ospedale e con quello che abbiamo a disposizione”
Quello che manca al momento, oltre ai presidi giusti e tutto il resto, è un vero coordinamento medico scientifico “interforze”, ma speriamo arrivi presto anche questo così da rendere ancora più utile l’intervento dei medici di base.




