
In vista delle elezioni comunali abbiamo parlato con i leader delle associazioni straniere per capire quali fossero le preferenze politiche di comunità impiantate da oltre 20 anni in città
Antifascisti e anticomunisti. Progressisti o conservatori ma tendenti al centro, con la religione come asse culturale e una tensione crescente di partecipazione alla vita pubblica della città.
Non tutti i migranti residenti a Piacenza possono votare. Ci sono dei requisiti da rispettare e i tempi di attesa per ottenere la cittadinanza italiana sono lunghi. Ma se potessero scegliere, gli stranieri voterebbero per il Pd. Anche coloro che hanno una sensibilità di destra.
La comunità rumena è la prima per numero a Piacenza con 2687 residenti. Sono organizzati intorno alla Parrocchia di San Sepolcro e rappresentano un elettorato di destra moderata e liberale. “Ma non ci possiamo riconoscere nella Lega e nei suoi proclami che offendono tutti gli immigrati”, dice Nicolae Radu, presidente dell’Associazione italo-rumena “Cuore”.
Iscritto all’Uil, Radu è cittadino italiano e in passato ha sostenuto il centrista Antonio Levoni.
La Romania ha vissuto la dittatura di Ceausescu e la comunità è spiccatamente anticomunista.
Ma il discorso della destra italiana proprio non passa. E’ ritenuto troppo intollerante. “Noi potremmo anche considerare un centro-destra moderato, non una destra xenofoba”, precisa Claudio Cristea Viorel. Quest’ultimo è il referente del Partito Liberale Rumeno nella provincia di Piacenza. I rumeni fanno politica per i loro partiti nazionali e non sono un’eccezione. Tutte le grandi comunità straniere sono infiltrate dai partiti del paese di origine. Molti cittadini stranieri possono infatti votare nei consolati di Milano, Bologna, Genova o Torino per le legislative o le presidenziali.
Ma cosa chiedono i rumeni di Piacenza alla prossima amministrazione comunale? “Vogliamo più sicurezza e un’immigrazione regolata. Più sostegno alle famiglie rispetto al carovita e agli aumenti delle bollette e delle rette scolastiche. Ma soprattutto cerchiamo più coinvolgimento. Vogliamo essere ascoltati e proporre progetti”, afferma Claudio.
L’attivista rumeno denuncia l’assenza della politica in questi anni di amministrazione Barbieri. “Il clima è cambiato, si respira un certa ostilità nei confronti degli stranieri. Quando c’era il Pd bastava una telefonata per fissare un appuntamento con il Sindaco. Per questi motivi, io che sono un uomo di destra, voterò a sinistra per le Comunali come ho fatto nel 2012 e nel 2017”. La destra ignora gli immigrati e costoro si girano verso il Pd che “almeno ha una strategia per l’integrazione, ovvero lo Ius Soli”, aggiunge Viorel.
Nella parrocchia di San Bartolomeo, la chiesa dei Macedoni, gli umori sono simili. I Macedoni sono la seconda comunità balcanica di Piacenza e la quarta in assoluto con 1401 residenti.
Ace Pojrazov ha preso la cittadinanza 4 mesi fa ed è pronto a votare anche lui Pd.
Ace è anche il responsabile locale del Partito Socialdemocratico Macedone. Lavora all’Ikea e conosce bene il mondo della logistica dove in un alcuni magazzini si sfiora il 90% di forza lavoro immigrata.
“Noi macedoni non siamo ingenui – dice Pojrazov – conosciamo bene i partiti italiani e le loro idee. Qui a Piacenza si gioca una partita diversa, con liste politiche e civiche. Si vota la persona e il programma più che un partito. Ma la politica locale ci ignora, l’ultima giunta non ha neanche risposto ai nostri inviti a partecipare alle nostre iniziative. Prima, l’ex sindaco Dosi veniva alle nostre feste e mandava sempre delegazioni istituzionali in Parrocchia. Vogliamo un candidato che riconosca il valore del lavoro di tutti: italiani e stranieri, perché abitiamo nella stessa città ed è interesse di tutti migliorare la qualità della vita”.
Alcuni slavi rinfacciano agli italiani anche una certa mollezza. “Manca la volontà di scendere in piazza, la passione di manifestare e di lottare per le proprie idee”, afferma Vitomir Martic, serbo con cittadinanza italiana, tendenzialmente di destra ma elettore del Pd.
Cambiando continente il discorso varia di poco. Presso la Parrocchia dei migranti Scalabriniani di
via Torta, nella chiesa dei latino-americani di San Carlo, incontriamo Walter Huanca e Josè Rufino. Entrambe ecuadoriani e affiliati all’associazione cattolica “La Virgen del Cisne”. Quest’ultima con l’associazione peruviana “El Senor de los Milagros”, rappresenta la comunità latino-americana che conta circa 2mila residenti nel comune di Piacenza.
Per capire la sensibilità politica dei latinos è necessario tornare sul loro passato, ripassare la Storia. Il Sudamerica ha subito la violenza politica di tutte le ideologie del ‘900. Dalle dittature militari alle guerriglie marxiste, dalla Chiesa più sociale a quella più reazionaria (Opus Dei). E’ il continente degli esperimenti politici estremi: da Pinochet a Chavez. “Come comunità siamo più portati a votare per un centro-sinistra cattolico, siamo legati alle nostre radici e non potremmo mai scegliere un partito che non avesse fra i suoi valori fondanti la carità cristiana”, dicono Rufino e Huanca. Entrambi ricordano che il vero veicolo di integrazione dei latinos in città non è mai stata la politica ma la Chiesa. Tuttavia rimpiangono le amministrazioni di centro-sinistra. “C’era un riconoscimento anche formale – sottolinea Rufino – e il Comune mandava sempre i propri rappresentanti. I rapporti erano molto cordiali e molti militanti di sindacati e di partiti di sinistra ci hanno aiutato nell’allestimento delle nostre feste”.
Degne di nota, infatti, sono le due grandi processioni cattoliche latino-americane che si svolgono annualmente e che solcano le vie del centro di Piacenza. Nel mese di agosto gli ecuadoriani celebrano la “Madonna del Cisne” mentre in ottobre i peruviani festeggiano il “Cristo dei Miracoli”. Si tratta di cortei composti da migliaia di fedeli in arrivo da tutta l’Italia settentrionale.
Siles Cruz, presidente dei peruviani di Piacenza si sbilancia senza esitazioni:”La sinistra rappresenta il popolo e noi votiamo a sinistra per il futuro dei nostri figli: ci fa orrore l’idea che possano vivere in un paese e in una città che li discrimina”.
Anche Walter Huanca, cittadino e elettore Pd concorda:”Sarebbe già un successo parlare con le istituzioni, conoscere i candidati e le loro agende. Noi pretendiamo dignità, perché la nostra vita è fatta di lavoro e sacrifici, siamo tutti in regola con i permessi di soggiorno, non siamo una comunità di clandestini”. Huanca conferma che la retorica della destra italiana ferisce tutti i migranti: “La Lega ci considera incompatibili in quanto stranieri. Per noi è un’offesa poiché abbiamo sempre dimostrato di saperci adattare”.
I Latinos spingono per la creazione di un forum interculturale in grado di informare e spiegare le modalità di voto ai migranti che ne hanno diritto e promuovere incontri con i candidati.
“Se potessi chiedere qualcosa al nuovo Sindaco – dice Huanca – gli domanderei di aiutare chi sta peggio di noi: gli africani. In confronto a loro ci sentiamo privilegiati. Io lavoro con dei ragazzi di colore. Mi si stringe il cuore vederli lottare per il loro pezzo di pane, noi sentiamo vicinanza per queste persone. Sono i nostri fratelli: a Piacenza c’è posto per tutti”.
Rufino chiede invece più sicurezza sul lavoro. “E’ scandaloso, in un paese così avanzato, morire in fabbrica”.
Infine ci sono gli africani. Circa 7mila residenti provenienti da oltre 30 paesi diversi. La maggioranza sono di religione islamica. Vengono dal Marocco, dall’Egitto, dal Senegal ma anche da paesi musulmani europei come la Bosnia e l’Albania. Come punto di riferimento hanno la moschea di via Caorsana. Passata da associazione di promozione sociale a moschea, ovvero da luogo di riunione a luogo santo, riconosciuto dalle leggi dello Stato, la sua costituzione rappresenta una sconfitta per l’amministrazione uscente che aveva promesso di impedirne la crescita.
Oggi la moschea di Piacenza è una questione nazionale più che locale. E’ infatti uno dei centri di culto islamico più importanti d’Italia. I musulmani hanno poco da chiedere alla politica locale perché hanno fondato il loro quartier generale dal quale diffondere legittimamente il verbo di Allah. La Lega intanto schiuma rabbia e il Pd fa il pieno di consensi anche fra gli islamici, sebbene siano tradizionalmente conservatori.
A Piacenza gli stranieri incarnano un elettorato giovane e non ideologizzato, “vergine”. Il loro sguardo rivolto al Pd può cambiare davanti ad altre proposte politiche, come per esempio l’affermazione di una destra moderata.
Idealmente, gli immigrati potrebbero creare un partito e rappresentare il 20% della popolazione cittadina. Ma una minima parte di essi voteranno alle amministrative. Se tutti potessero esprimere la propria preferenza, inciderebbero in modo determinante sull’esito elettorale. Al 31/12/2021, sono 20.674 i cittadini stranieri iscritti all’anagrafe comunale.
A questo dato, in prospettiva, si aggiungono gli 8.985 studenti non italiani frequentanti le scuole piacentine, il 23% dell’intera popolazione studentesca (2019-2020). Un’incidenza che colloca Piacenza al secondo posto fra i comuni italiani con più immigrati in età scolare, dopo Prato.
Negli ultimi 7 anni sono 2.819 i migranti che hanno ottenuto la cittadinanza italiana e hanno quindi diritto di voto. Nel nostro paese i tempi medi per ottenere la cittadinanza sono di 4 anni. Le regole sono diverse per i cittadini Ue e extra Ue. Questi ultimi, la maggioranza a Piacenza, devono dimostrare di risiedere nello stesso Comune italiano da almeno 10 anni e aver lavorato in modo consecutivo per 3 anni con un reddito non inferiore agli 8mila euro annui. Gli stranieri devono inoltre esibire copia del casellario giudiziale, essere incensurati e non aver procedimenti penali in corso, sia in Italia che nel paese di origine. Coloro invece che sono nati in Italia, da genitori stranieri, possono fare richiesta per la cittadinanza al compimento dei 18 anni.




