Cento anni, ben più di una vita: 2022 anno del centenario della Sezione Alpini

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ROBERTO LUPI

Il racconto di Roberto Lupi, presidente Ana di Piacenza. Il 25 marzo a palazzo Gotico la serata d’avvio delle iniziative. In preparazione un volume con racconti e foto storiche. A settembre la Festa Granda ad Agazzano.

Tutti ricordano l’invasione delle penne nere a Piacenza provenienti da tutta Italia in occasione dell’adunata nazionale del 2013, una festa di popolo ma anche l’affermazione di una orgogliosa appartenenza.

Il 2022 è un’altra data importante per la sezione piacentina di Ana (Associazione nazionale alpini) perché ricorre l’appuntamento con il centenario che culminerà a settembre con la Festa Granda del Centenario che si terrà ad Agazzano (organizzata dai gruppi di Agazzano e Piozzano) e sarà l’evento clou del centenario che infatti ospiterà anche il labaro nazionale presente solo alle manifestazioni più importanti.

Ne va orgoglioso Roberto Lupi, presidente della sezione di Piacenza che tratteggia il lungo percorso compiuto in questi anni dall’associazione. L’attività che svolgiamo – dice – è andata oltre la nostalgia. Parla di concretezza nel tratteggiare i contorni dell’attività delle penne nere nel suo rapporto con la società civile. Ciò che muove i volontari alpini – dice Lupi – è il motto di un ex presidente nazionale, Nardo Caprioli, “Ricordiamo i morti aiutando i vivi” ed è ancora questo spirito contenuto in tutto quello che facciamo.

“Nelle nostre cerimonie rivive la memoria che rende onore a chi ha perso la vita in guerra. Senza memoria non c’è futuro perché aiuta a impostare il nostro futuro. Noi ricordiamo i caduti in guerra – dice Lupi – ma non per celebrarla, siamo tutti a favore della pace. Li ricordiamo soprattutto come monito perché non avvengano più. Le cerimonie sarebbero fini a se stesse se ad esse non facesse seguito quello che facciamo tutti i giorni a favore delle nostre comunità. Quindi al ricordo si unisce l’impegno per la realtà”.

Cento anni ben più di una vita: un libro

I prossimi mesi per gli alpini piacentini saranno intensi per i festeggiamenti del centenario della sezione. Cent’anni di storia, ben più di una vita. Il primo appuntamento è fissato per venerdì 25 marzo con una serata d’apertura che si terrà al Gotico in cui sarà presentato il logo del centenario realizzato dai ragazzi del Liceo Artistico Cassinari di Piacenza.

La manifestazione avrebbe dovuto svolgersi a gennaio ma a causa della pandemia è slittata a primavera. E’ l’avvio dei lavori che prevedono vari appuntamenti in città e provincia e che come si diceva culmineranno a settembre. Il programma è ancora in via di perfezionamento ma prima dell’estate è previsto un appuntamento importante con la presentazione di un corposo volume con tanti documenti e fotografie storiche. Il filo conduttore? Il passato, il presente e il futuro degli alpini di Piacenza. “Una bella testimonianza sia dal punto di vista della grafica sia dei contenuti”.  Rimarca Lupi.

Quello del futuro, come sarà e cosa farà l’associazione nei prossimi anni, è un tema molto sentito visto che, dopo la sospensione della leva obbligatoria, si va assottigliando il numero dei soci.

“Da un po’ di anni – spiega Lupi – è possibile l’iscrizione anche a chi, pur non avendo fatto il servizio militare, condivide gli obiettivi dell’associazione. Non li chiamiamo soci, ma aggregati e collaborano attivamente con le attività sociali che svolgiamo e in particolare sono presenti nell’Unità di protezione civile. Il loro ingresso è la dimostrazione concreta di come l’associazione negli anni si sia aperta sempre di più alla società civile.

“Sono per una leva obbligatoria”

Lupi tratteggia poi quello che potrebbe essere lo scenario futuro dell’Associazione nazionale alpini. Sottolinea la sua personale convinzione che sarebbe necessario tornare a un periodo di leva obbligatoria seppure “con caratteristiche diverse da quelle conosciute da tante generazioni precedenti. Personalmente sono per una nuova leva obbligatoria. E’ un dato di fatto che la sospensione della leva – rimarca – ha bloccato di fatto il reclutamento di nuovi soci e tra gli aderenti anche l’età media è di gran lunga cresciuta. Siamo di fronte a una riduzione costante del 2-3 per cento all’anno. Ci sono varie idee sul tavolo e ci sono anche vari tentativi da parte dell’associazione per pungolare i governi per legiferare su un obbligo di leva.

Intendiamoci, quello a cui si pensa è istituire un obbligo per i ragazzi e le ragazze di donare una parte del loro tempo al paese una volta conclusi gli studi. Un obbligo con forme da definire e che non sia il servizio militare come era concepito una volta.

Infatti non è più possibile pensarlo come era decine d’anni fa. Per varie ragioni. Principalmente – spiega Lupi – perché la funzione militare richiede una specializzazione che non si può raggiungere avere in pochi mesi. Ci sono però tutta una serie di servizi e iniziative che potrebbero aiutare i giovani a responsabilizzarsi sul senso del dover e anche, perché no, della disciplina che molte volte non è solo forma ma anche sostanza. Un servizio obbligatorio in cui si preparano le persone a fare anche del volontariato una volta terminato il loro periodo. Al fondo sono convinto che sia utile alla società anche per il futuro mettere a disposizione una parte della propria vita al servizio degli altri”.

A Piacenza in estate i campi scuola

Tra le novità in serbo l’Ana di Piacenza ha impostato i campi scuola. Avrebbero dovuto partire già nel 2020 ma poi la pandemia ci ha messo lo zampino ed è saltato tutto. Ma il progetto – garantiscono sia Lupi sia Maurizio Franchi coordinatore dell’Unità di protezione civile decollerà in questo 2022. Un modo anche questo per celebrare il secolo di vita dell’associazione.

L’idea prende forma da un’esperienza già condotta a livello nazionale. Consiste in una settimana trascorsa in zona di montagna per ragazzi tra 16 e 25 anni. L’estate prossima, in una località ancora da definire, anche Piacenza si cimenterà in questa esperienza per i ragazzi tra gli 11 e i 16 anni. Le giornate si svolgeranno con iniziative di conoscenza e avvicinamento alla montagna con istruttori del Cai. Si svolgeranno minicorsi sulle specializzazioni della protezione civile piacentina. Saranno invitati anche i due cori alpini piacentini. Il canto ha rappresentato da sempre per gli alpini un momento aggregativo importante. Sarà l’occasione per conoscere– segnala Lupi – l’origine dei canti, nati nel periodo bellico ognuno dei quali portatore di una storia di vita.

Dici alpini e pensi protezione civile

Per tante persone gli alpini sono i volontari che vanno in soccorso alle popolazioni colpite da terremoti e alluvioni come quella di Piacenza del 2015 e  li hanno apprezzati sul campo per gli aiuti portati in vari terremoti, dal Friuli, all’Irpinia, dall’Abruzzo al Molise, dall’Umbria all’Emilia fino alle Marche. Per arrivare alla pandemia in prima fila per dare un supporto alle strutture sanitarie con il servizio di controllo degli accessi negli ambulatori per le vaccinazioni e poi la consegna della spesa alle persone anziane o isolate.

Nella prima ondata della pandemia – segnala Lupi – ci siamo fatti carico della consegna delle mascherine a tutti i comuni della provincia in accordo con le amministrazioni locali e prefettura. Voglio sottolineare che la collaborazione molto stretta con tutte le amministrazioni di qualsiasi colore politico siano. Ricordo sempre e lo sottolineo come un aspetto importante che siamo un’associazione apartitica. Nella nostra attività siamo al di sopra delle parti politiche e quindi collaboriamo con le istituzioni indipendentemente dal colore politico. E’ l’aspetto bello della nostra associazione.

Siamo un’associazione d’armi – sottolinea Roberto Lupi – che in questi anni ha sviluppato un sempre più stretto rapporto con la società civile. I volontari alpini partecipano a tutte le iniziative di solidarietà verso le popolazioni, nella raccolta fondi a favore delle dei paesi e delle realtà in cui vivono. Una collaborazione che si è andata sviluppando sempre di più anche con le amministrazioni locali e le istituzioni. Molte volte i nostri gruppi – prosegue Lupi – sono un bel supporto per varie iniziative come le  manifestazioni sportive, le cerimonie del XXV Aprile e IV novembre organizzati dalle comuni.

Quel grande impegno nel Friuli nel 1976

Lupi parla del momento clou in cui gli alpini, militari di leva hanno dato braccia e professionalità per aiutare il Friuli terremotato.

“E’ stato quello il momento – dice – il Friuli, terra di alpini, terra dove tanti – compreso il sottoscritto – hanno svolto il servizio militare. E’ stato così che, di fronte dell’immane tragedia del terremoto, che l’associazione nazionale alpini decise di dare aiuto concreto alle popolazioni colpite. Spinti solo da un senso di fratellanza e dallo spirito di servizio verso queste comunità che avevano accolto tanti di noi per il periodo di servizi militare.

Era il 1976 e non esisteva alcun sistema di protezione civile e, su iniziativa dell’associazione nazionale, si sono organizzati i cantieri e quindi tutte le sezioni Ana avevano messo a disposizione muratori, idraulici, elettricisti, carpentieri, pavimentisti… erano tantissimi i militari che svolgevano queste attività. Ogni sezione in ogni comune organizzava il proprio cantiere e noi come sezione di Piacenza eravamo ad Osoppo. Era stata avviata anche una raccolta di fondi che ebbe molte adesioni. Ne ricordo una su tutte: la donazione fatta dal governo degli Stati Uniti consegnata direttamente all’Associazione nazionale alpini per essere utilizzata nella ricostruzione in Friuli. E’ da lì che è nata l’idea della protezione civile nel nostro paese e che oggi rappresenta il fiore all’occhiello dell’associazione”.

Un motivo di orgoglio anche questo per gli alpini “Chi ha avuto modo di  partecipare ai soccorsi di eventi calamitosi ha potuto toccare con mano che i campi gestiti dagli alpini sono diversi”. Perché? Il presidente Lupi la attribuisce al sistema organizzativo “un po’ militare che, con tutti i suoi pro e i suoi contro, funziona. In sostanza si basa su una catena di comando in cui ognuno ha il proprio ruolo. E così la catena che funziona”.

Di unità di protezione civile si iniziò a parlare nel 2000. Presidente della sezione Ana al tempo era Carlo Fumi.

L’Unità di protezione civile oggi conta una settantina di volontari pronta ad intervenire nel momento del bisogno per dare aiuto alle popolazioni in difficoltà.

Lunghissimo l’elenco delle “missioni” di cui sono stati protagonisti gli alpini di Piacenza con l’unità di protezione civile di cui oggi è coordinatore Maurizio Franchi.

L’Unità Ana di Protezione civile fa parte anche del coordinamento provinciale di Protezione civile. “In programma a breve – segnala Maurizio Franchi un’esercitazione provinciale. Compito principale l’allestimento di un piccolo campo di accoglienza, destinato ai volontari impegnati nel caso in cui Piacenza fosse teatro di emergenza”. La protezione civile di Piacenza ha già svolto un’esercitazione simulando un’emergenza terremoto che si è tenuta qualche anno fa e che ha mobilitato diversi volontari. L’emergenza era un allarme terremoto sulle montagne di Gropparello l’esercitazione ha avuto lo scopo di testare le risposte della catena dei soccorsi dopo l’esperienza sul campo vissuta con il terremoto dell’Emilia che ha colpito le zone del Modenese e del Ferrarese nel 2012. L’attività formativa dei gruppi di protezione civile che si suddividono in emergenza idrica e terremoti e  anti incendio boschivo è un’altra delle attività ricorrenti dell’associazione. “Attualmente – spiega Maurizio Franchi – stiamo partecipando al corso Anti incendio boschivo con il Coordinamento di Piacenza partecipano 6 volontari di cui due nuovi e personalmente sono impegnato come istruttore nella parte pratica dell’Anti incendio boschivo.” Ma sono innumerevoli e costanti i momenti formativi per chi interviene a supporto nelle zone colpite dagli incendi estivi. Da ricordare senza dubbio le trasferte di questi ultimi anni che hanno visto protagonisti i volontari di protezione civile in Puglia.

Tra storia e contemporaneità

La sezione Ana di Piacenza è nata nel 1922, qualche anno dopo la nascita dell’associazione a Milano nel 1919 a cui all’inizio era affiliata. Successivamente con la crescita delle adesioni ha avuto vita propria. Non dimenticare la tragedia della Grande guerra fu la molla – spiega Lupi – e soprattutto ricordare i loro compagni che non sono tornati a casa.  Nel 1920 poi fu organizzato il primo raduno sull’Ortigara, un luogo simbolo degli alpini e della prima guerra mondiale teatro di battaglie cruente dove si trova la colonna mozzata che ricorda i caduti della prima guerra. Ogni anno viene organizzato ancora un pellegrinaggio. Tra i soci fondatori della sezione piacentina il capitano Arturo Govoni reduce della prima guerra mondiale che a Piacenza aveva uno studio di ragioniere commercialista. Sulla nascita della sezione di Piacenza nel 1922 ci sono diverse testimonianze documentali. Nel 1972 (Govoni era ancora presidente) era stato stampato il numero unico del notiziario di Radio Scarpa (alcune copie si trovano anche alla biblioteca Passerini Landi) per festeggiare i 50 anni di fondazione della sezione. Dopo Piacenza nacque nel 1923 la sezione di Pianello e da lì tutti gli altri gruppi, qualcuno prese avvio anche dopo la seconda guerra mondiale. Oggi sono 45 i gruppi in tutta la provincia. La spinta solidaristica – sottolinea il presidente della sezione di Piacenza Lupi – era presente già dall’inizio. Tante le iniziative organizzate per aiutare le famiglie colpite dai lutti di guerra. Don Gnocchi con la sua Fondazione – un reduce della guerra della campagna di Russia – è uno degli esempi più eclatanti.

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