Se qualcuno avesse avuto qualche dubbio, eccolo fugato con queste parole. “Non c’è e non c’è stata mai nessuna voglia di lasciare il Partito Democratico. C’è invece la voglia di restare, magari con il proprio stile e con le proprie idee”. Come ogni lunedì il lavoro dei parlamentari si concentra nei rispettivi territori, a contatto con i cittadini. E così tra un appuntamento e l’altro la parlamentare piacentina del Partito Democratico Paola De Micheli, vicepresidente del gruppo a Montecitorio, accetta di parlare con il Corriere Padano di svariati argomenti: dai primi passi del governo Renzi, “che sta lavorando anche in continuità con l’esecutivo Letta”, al suo lavoro personale, incentrato soprattutto sul costante contatto con le aziende, che siano in crisi o meno, e sullo sblocco “più vicino di quanto non si pensi” dell’eterna vicenda aree militari; dal periodo post congresso provinciale alla giunta Dosi “che – dice – mi auguro riesca raggiungere il prima possibile gli obiettivi che si è prefissata”.
Onorevole De Micheli, che giudizio si può dare del governo Renzi dopo il mercoledì da leoni?
“Finora Renzi ha fatto tre cose: il decreto salva-Roma, la facoltà riservata ai Comuni di aumentare la Tasi sulla prima casa e il disegno di legge sul lavoro. Lo sblocco dei debiti delle pubbliche amministrazioni è un avanzamento di ciò che era stato avviato dal governo precedente. Tutto il resto fa parte di un progetto che misureremo da qui in avanti. Per quanto riguarda invece la legge elettorale, in Parlamento abbiamo cercato di rendere meno rigida la proposta iniziale. E’ chiaro però che gli italiani si aspettavano un’altra legge, soprattutto la possibilità di scegliersi i parlamentari. Questo l’ho detto direttamente anche a Matteo Renzi. Credo comunque che bisognerà fare un passaggio in più al Senato”.
Secondo alcuni Renzi ha già tracciato un solco rispetto al passato. Concorda?
“Per quanto riguarda la politica economica vedo invece una grande continuità con il governo Letta, anche nell’ottica di approccio all’Europa, questione sempre più centrale. C’è anche una continuità in tema di investimenti pubblici, di scuola e ambiente, per i quali utilizzerà risorse già stanziate. E anche in tema di riduzione delle tasse, il processo era già partito nel 2013 con la legge di stabilità”.
Come sta Paola De Micheli nel Pd disegnato da Renzi?
“Premessa: nel centrosinistra c’è una grande comunanza di valori. Questa crisi ha giocoforza messo al centro del palcoscenico politico il Partito Democratico, l’unico soggetto che con i suoi valori può dare risposte concrete alla crisi e alla sete di giustizia che dilaga in Italia. Io in questo senso sto giocando la mia parte. Non ho sostenuto Renzi e giudico non trasparente il modo con cui è andato al governo. Quel 13 febbraio famoso io uscii dalla direzione del partito, che di fatto votò la caduta di Letta, e lo rifarei certamente. Penso che esista anche uno stile con la quale sia sta in un partito. Tuttavia resto nel Pd, sono leale ma non rinuncio a formulare proposte concrete anche con Renzi, lavorando per modernizzare il patrimonio di idee grazie alle quali il centrosinistra è cresciuto”.
Qualche settimane fa si era diffusa la voce della nascita di un’associazione politico-culturale ispirata da Letta. C’è chi l’ha interpretata come l’incubatore di un nuovo soggetto politico esterno al Pd. Anche dopo le vicissitudini del congresso provinciale, lei si sente saldamente nel partito?
“Non c’è mai stata alcuna voglia di lasciare il Pd, semmai quella di migliorarne la dialettica interna. Non credo nel partito megafono del governo o della giunta, questo è anche il senso delle mie partecipazioni alle varie riunioni alle quali mi invitano. Continuo a credere nel Pd, ma penso sia necessario un partito più presente nel rapporto con la società, con le categorie economiche e sociali”.
Di cosa si sta occupando in questo momento alla Camera?
“Alla Camera la gestione del gruppo parlamentare nel rapporto con il governo implica un forte impegno quotidiano, inoltre tutte le settimane incontro lavoratori e imprenditori. A Piacenza sto aiutando diverse imprese nel processo di internazionalizzazione. Penso che sia il modo migliore per aiutare i piacentini a trovare un lavoro. E poi mi sto concentrando anche sull’Expo 2015, dando una mano a soggetti piacentini e non solo a sfruttare al massimo questo evento. Seguo tanti giovani che vogliono avvicinarsi alla politica, con i quali mantengo un filo diretto. Credo anche che la prossima tornata amministrativa possa essere un’occasione importante. Infine non dimenticherei le pratiche dei singoli comuni, la principale è la partita delle aree militari. Grazie al buon rapporto con il sottosegretario riconfermato Gioacchino Alfano, con l’assessore Silvio Bisotti stiamo riuscendo piano piano a raggiungere obiettivi importanti. Siamo molto vicini a sbloccare la situazione per alcune aree importanti della città, come la Pertite. Sono davvero orgogliosa di poter dare un contributo a una partita così importante per il futuro di Piacenza”.
Un’ultima cosa. Sono passati un paio di mesi dal rimpasto. Come giudica l’opera della giunta Dosi?
“Non ho condiviso le modalità dirigiste con cui si è arrivati al rimpasto, di questo non ho mai fatto mistero. Spero per il bene di tutti, che l’amministrazione comunale raggiunga i risultati che si è prefissata. Per quanto mi riguarda, sarò sempre e comunque a disposizione di Piacenza”.




