Chiesa del Carmine aperta
entro l’estate per i Venerdì

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Non si dica che la sovrintendenza frena lo sviluppo di una città, anzi semmai la tutela e la salvaguarda. Parola di Giorgio Cisini, assessore ai Lavori Pubblici del comune di Piacenza.
Accade spesso che per troppa prudenza o complicazioni giudiziarie la burocrazia delle soprintendenze artistiche imbriglia il recupero e la valorizzazione del patrimonio culturale italiano. Ma, a quanto pare, non sarebbe il caso di Piacenza. Nella nostra città ci sono numerosi palazzi, vie e strade vincolati; tutto quel patrimonio pubblico che ha più di 70 anni. A fare la differenza è il punto di vista con il quale si approccia l’argomento, quello prevalente, per comprendere il ruolo e le azioni di questo ente, deve essere culturale. “Forse anche un po’ di nicchia – specifica Cisini – ma è l’unico modo per avere una conoscenza sia del patrimonio storico sia dei concetti legati alla teoria del recupero. Fu una vittoria per l’ordine degli architetti quando una decina di anni fa si arrivò alla costituzione di un’unica sovrintendenza che fa capo a Parma e Piacenza, un vantaggio – spiega l’assessore – per mantenere rapporti costanti tra operatori e tecnici favorito anche dalla vicinanza delle due città”.
Un parere, che per definizione dovrebbe essere mutevole e soggetto a cambiamento, nel caso del sovrintendente è vincolante e incondizionato. Una contraddizione di termini?
”In effetti è così – conferma Cisini – anche perchè nel caso di violazione si va incontro a procedimenti di natura penale. Ma non sempre i pareri e le successive tecniche di restauro vanno a buon fine, come è accaduto per Piazza Cavalli e per Bastione Borghetto”. Nel primo caso tutti ci ricordiamo cosa accadde per le famose pietre del salotto buono di Piacenza, nel secondo, nonostante i tentativi di recupero di qualcuno, si rivelò uno spreco di denaro tanto che oggi il bastione versa in un evidente stato di abbandono e incuria.
Nel corso dell’intervista, la sensazione è che l’idea della Piacenza del futuro si giochi su poche e semplici regole. Fruibilità e recupero di ciò che già esiste. Certo, se ci scappasse anche qualche miglioria qua e là, nessuno se ne dispiacerebbe. In quest’ottica l’amministrazione ha in programma alcune iniziative per la valorizzazione dei beni architettonici fin’ora in parte sconosciuti.
“Entro l’estate – ci rivela l’assessore Cisini – non è escluso che Piacenza possa vivere una situazione nuova e straordinaria”. L’area a cui fa riferimento è piazza Cittadella che comprende anche Palazzo Farnese, piazza Cavalli, la caserma Nicolai, San Sisto e la chiesa del Carmine. Proprio su quest’ultima si stanno concentrando le attenzioni dell’amministrazione; l’intenzione è di restituirla alla città,  ripulita e in parte rinnovata, abbinandola ad un evento che richiama un gran numero di persone come, ad esempio, i venerdì piacentini.
Oggi l’edificio versa in stato di totale abbandono e degrado, recuperarlo significherebbe cominciare quel percorso di trasformazione che coinvolge l’intera area che fa capo a piazza Cittadella. Un vasto perimetro che deve essere posto sotto la lente d’ingrandimento della sovrintendenza ma anche dei cittadini con i quali sia avvierà un percorso partecipativo. Una pagina bianca che aspetta di essere disegnata.

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