
DI MICAELA GHISONI
Avere un figlio è una questione privata o sociale?
A partire da questa semplice, ma fondamentale domanda-” pro- vocatoria” nel senso latino del termine-, che chiama in causa tutti noi membri della società contemporanea, si sviluppa “I bambini sono sempre gli ultimi” (Rizzoli, Bur): libro più recente di Daniele Novara, noto pedagogista piacentino e direttore del CPP, Centro Pedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti.
La visione del professore appare chiara fin dal sottotitolo del suo saggio, “come le istituzioni si stanno dimenticando del nostro futuro”.
“In un Paese come l’Italia”- denuncia il pedagogista- , dove negli ultimi vent’anni l’infanzia non è più considerata una risorsa in cui investire, a livello scolastico, famigliare, statale, ma un peso ingombrante da gestire, i bambini sono sempre gli ultimi. E la loro crescita diventa un onere privato, esclusivo dei genitori, piuttosto che, come in passato, una sentita responsabilità collettiva verso il futuro”.
Che il nostro non sia un Paese per piccoli siamo d’accordo. E neppure per giovani: basti pensare a quanto poco tempo e spazio sia dedicato dall’agenda politica alla loro formazione, o all’inserimento qualificato dei ragazzi nel mondo del lavoro, attraverso esperienze sul campo e preparazione adeguata. Quanto scarsamente si investa in Italia sulla gratuità di asili nidi, scuole dell’infanzia, servizi d’assistenza genitoriale è noto, tanto che i nonni, quando presenti, costituiscono una colonna portante della rete famigliare, dal punto di vista economico e sociale. Ma quando non ci sono, i genitori vengono spesso lasciati soli ad allevare i figli, emotivamente e finanziariamente. Un compito non facile.
Forse anche per questo una donna su quattro in Italia decide di non diventare madre, secondo le statistiche. Senza dimenticare che nella società narcisistica di oggi, dove l’affermazione individuale ha assunto un ruolo centrale a scapito del benessere collettivo, per il bambino c’è poco spazio. La sua rilevanza sociale come soggetto da formare ed educare con sacrificio oblativo si perde: il figlio diventa un problema da parcheggiare in contenitori a sé stanti- la scuola, la famiglia, il telefono, la tv-, senza un’ autentica valorizzazione del pensiero e dei bisogni infantili.
Tutto questo lo racconta bene tra le sue pagine Daniele Novara, basandosi su esperienze personali e dati raccolti, e non si può che essere d’accordo: basti pensare che, durante il lockdown per Covid 19, situazione da cui è nata l’idea di questo libro, ci si è preoccupati prima di portare fuori i cani e poi dei bambini.
E anche in questo periodo le scuole sono state tra le prime a subire maggiori restrizioni.
Il periodo di quarantena è stato solo lo spunto di scrittura, poiché il saggio evidenzia almeno vent’anni di assenza pedagogica e dimenticanza istituzionale nei confronti dell’infanzia.
Ma c’è altro, un interessante paradosso va sottolineato: ultimi sul piano sociale, poco o affatto considerati come cittadini del domani, su bambini e ragazzi di oggi è riversata un’attenzione che non trova riscontro in nessuna generazione precedente.
Iper-accuditi sul piano materiale e iper-protetti in famiglia, gli ultimi diventano spesso i primi, ma nel modo sbagliato.
Il risultato è un puerocentrismo spesso dilagante e distorto tra le quattro mura di casa, con ragazzi che faticano a diventare adulti perché mamma e papà pensano sempre a tutto, o viceversa bambini troppo adulti per la loro età. Gioielli preziosi da conservare o plasmare con l’amore famigliare, più che variegate personalità da aiutare a svilupparsi.
Il meccanismo si ripete simile: genitori fragili, lasciati senza validi punti di riferimento in una società dove chiunque si sente in diritto di dire tutto e il suo contrario su qualunque argomento, vedono nei figli una narcisistica proiezione di sé, piuttosto che individui autonomi.
Cuccioli che non devono soffrire, non possono sbagliare, non riescono a sopportare stress, frustrazioni, negazioni. E così spesso diventano primi e padroni, della casa e dei genitori.
La soluzione?
Le istituzioni devono tornare a pensare al mondo giovanile e Novara propone incentivi concreti: bonus pedagogico ai genitori per sostegno alla formazione e a consulenze educative, scuola dell’infanzia obbligatoria, presidio pedagogico nelle scuole in aiuto a insegnanti e dirigenti sono solo alcuni possibili.
Ma i genitori devono fare la propria parte: accertare figli diversi da loro, riuscire ad essere vicini senza impedire ogni caduta o sconforto; solo così i ragazzi impareranno a vivere.
Come si diceva negli anni Novanta, “Una città dove stanno bene i bambini stanno bene tutti” e questo vale anche per la nostra società”.




