
Garantire servizi di prossimità e creare nuove economie comunitarie per mantenere vivi e rendere più attrattivi i territori fragili. Per questo servono investimenti e la creazione di un modello strutturato di negozi e attività concepite con l’ottica del bene comune, che siano veri presìdi sociali ed economici. È uno dei temi che stanno a cuore da tempo a Confcooperative Piacenza, anche in relazione alle esigenze della fascia collinare e montana della nostra provincia, in buona parte affetta dalla malattia dello spopolamento.
Il tema è stato ribadito di recente dai vertici di Confcooperative Emilia-Romagna, che ha promosso un’iniziativa congiunta con gli omologhi toscani, intitolata “Aree interne ed economie rigenerative”.
Daniel Negri, presidente di Confcooperative Piacenza, ne ha spiegato la partecipazione: “Abbiamo ribadito in quella sede che la cooperazione può offrire un modello di resilienza e di sviluppo perché ha radici profonde nelle aree interne, che non ha mai abbandonato. C’è una tradizione che risale infatti ai primi presìdi delle cooperative agricole e forestali fino alle più recenti esperienze delle cooperative di comunità, caratterizzata da un modello imprenditoriale che ha saputo evolvere e coniugare sviluppo economico e coesione sociale, anche nei contesti più marginali”.
Il ruolo dei negozi di comunità
“Dentro questa storia – prosegue Daniel Negri – si inseriscono a pieno titolo i negozi di comunità o prossimità, che non sono semplici esercizi commerciali, ma spesso svolgono il compito di infrastrutture sociali in grado di creare lavoro. Per questo la richiesta alla Regione Emilia-Romagna è quella di prevedere strumenti normativi e risorse dedicate, riconoscendo il valore pubblico di questi servizi, che rientrano pienamente nei Sieg, Servizi di Interesse Economico Generale, e sono alla base di un nuovo patto territoriale tra cittadini, enti pubblici e cooperazione”.
Occorre infatti fare i conti con una tendenza che appare inarrestabile, se non si agisce in fretta: il 60% del territorio nazionale perde abitanti e servizi essenziali. Gli strumenti normativi e finanziari dell’Unione Europea per i Sieg consentono di utilizzare gli strumenti normativi e finanziari previsti per ridisegnare il welfare territoriale. La crescita e la rivitalizzazione delle aree interne allora è uno dei settori strategici dove la cooperazione può diventare il ponte tra istituzioni e cittadini.
Daniel Negri ha poi spiegato: ”L’idea si fonda sulla trasformazione dei negozi di prossimità in spazi multifunzionali, capaci di erogare servizi essenziali che altrimenti sparirebbero dal radar delle aree interne. Per riuscirci serve una regia istituzionale che riconosca il valore sociale ed economico di questa missione. In provincia di Piacenza esistono già esperienze di questo tipo come quella di “Comunità Valnure”, cooperativa di comunità del territorio di Ponte dell’Olio che alla guida del presidente Samuele Risoli ha saputo creare una sorta di “multiutility” locale per gestire i servizi di utilità sociale e al contempo un consorzio di produttori che fanno sistema: perché in certe aree decentrate del nostro Appennino soltanto l’unione fa la forza”.
Il salvagente della Regione Emilia-Romagna
Il presidente di Confcooperative Piacenza conclude il suo intervento sottolineando come potrebbe essere più produttivo interessare anche la Regione: “Di fronte al rischio di spopolamento e desertificazione economico-sociale, riconoscere i Sieg significa valorizzare strumenti che l’Unione Europea già individua come fondamentali per la tenuta delle aree marginali. Porteremo questa istanza all’interno del Patto per il Lavoro e per il Clima dell’Emilia-Romagna con l’obiettivo di costruire un modello economico-sociale capace di rispondere ai bisogni locali anche in virtù di adeguati benefici fiscali e contributivi”.




