Dal 1983, quarant’anni di Corriere Padano – Uno spaccato di società piacentina da ricordare

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In un soffio sono arrivati i 40 anni di Corriere Padano che, come mensile, ha preso avvio nel 1983 diventando, l’anno successivo, settimanale.

Tante vite fa sono racchiuse in quei quattro decenni che hanno raccontato i volti, le storie e i fatti della città e della provincia.

Uno spaccato di società cittadina e provinciale che vale la pena di ricordare. A partire dal prossimo 20 luglio, ogni mese fino alla fine del 2023, il giornale dedicherà edizioni monografiche per raccontare i fatti e le persone che hanno lasciato un segno sulla storia di questo territorio.

Anni di grande vitalità nel settore dell’informazione che hanno caratterizzato anche la realtà piacentina con la nascita di tante radio e il fiorire delle tante corrispondenze sulle pagine dei giornali nazionali con uno spazio più o meno grande dedicato alla provincia remota di un “profondo Nord” che stava cambiando forma, nella cultura, nell’economica e nel sociale.

In quel periodo infatti varie testate quotidiane si avvalevano della collaborazione di corrispondenti locali.

Una storia che, se ha preso avvio da quel periodo della nostra vita lo ha anche segnato entrando, settimana dopo settimana, nella consuetudine della città e della provincia.

Perché e come ha preso forma il progetto di un settimanale a Piacenza? La prima “puntata” di questo percorso sarà dedicata a focalizzare l’attenzione su questo aspetto. Si parlerà del progetto, pensato e abbozzato, che ha preso forma nel brodo di coltura di Libertà, respirato dalla famiglia – fin dalla ripresa delle pubblicazioni dopo la Liberazione – che ne è stata ed è editrice.

Perché dedicare spazio ed energie per rievocare quello che si è stati?

La vita di un giornale – grande o piccolo che sia – non è mai un racconto a se stante che si esaurisce con la pubblicazione di pagine di carta. È il portato di una realtà vissuta. È questa l’essenza e l’importanza di una pluralità nell’informazione, condizione per mettere a disposizione tanti punti di vista diversi, permettendo al lettore di partecipare alla vita del proprio territorio con maggiore completezza.

Gli anni Ottanta, Novanta e Duemila sono stati cruciali anche per l’avvio di un’altra forma di comunicazione che viaggia non sulla carta ma sulla rete. In questi anni quel mondo dell’informazione di carta sembra dissolversi tra le mani e si pone fortissima la necessità di rifondarlo. Il bisogno di informazione è profondamente mutato, la risposta si cerca altrove e l’informazione di carta ha imboccato una china di cui non si vede la fine. Alcuni elementi restano però  immutabili: la necessità di un’informazione di qualità che non può non passare attraverso il rispetto per chi legge, il coraggio di entrare nel profondo degli avvenimenti, la forza di metterci la faccia e la consapevolezza di rappresentare una componente fondamentale del progresso civile di una realtà.

Nei 40 anni, vissuti non senza difficoltà, il Corriere Padano ha sempre cercato di essere fedele a questi presupposti.

Dalle pagine del giornale che di mese in mese saranno riproposte, come si è detto, ci si concentrerà sugli avvenimenti che hanno animato le copertine del giornale. I fatti della politica, dell’economia, della cultura e del costume.

Gli anni Ottanta, quelli dei primi passi del Corriere Padano, erano gli anni della ricerca di una vita leggera, successivamente si parlerà di vita liquida, con nuovi stili di vita – si ricorda la “Milano da bere”? – in cui si andava alla ricerca di evasione, desiderio di tempo libero, divertimento che allontanasse preoccupazioni e paure del decennio precedente.

La nostra realtà non era da meno e le notti piacentine diventavano anche argomento  per raccontare una società locale di giovani e meno giovani che usciva dai portoni dei sontuosi e austeri palazzi o dalle periferie per buttarsi nella mischia dell’edonismo del momento.

Ecco, Corriere Padano ha raccontato anche questo mutamento sociale che era avvenuto nella società piacentina.

È poi alla fine degli anni Novanta che, accanto al settimanale che esce regolarmente in edicola, si affiancano altre pubblicazioni. Tra queste da ricordare la rivista “Piacentini” nata come trimestrale per un periodo e divenuta poi mensile. L’obiettivo era sempre lo stesso: raccontare Piacenza e i piacentini (il titolo della rivista racchiudeva tutto il suo programma) con l’obiettivo di sgrossare dal racconto gli stereotipi legati al tema della piacentinità di cui in quel periodo era più che intrisa la retorica locale. L’intento primario era aprire, dare aria e sostanza ai protagonisti di Piacenza che avevano tracciato strade nuove in vari campi. Il mensile rappresentava la tavolozza su cui, una manciata di collaboratori, storici, esperti d’arte, scrittori componevano un ritratto culturale della città. Piacentini resta un esperimento molto interessante.

Dalla cultura all’economia. Con “Edilizia piacentina” una rivista rivolta agli operatori di uno dei più importanti settori economici di quel momento e che, all’inizio dell’esperienza di Internet a metà anni Novanta, era diventata un punto di riferimento per diversi argomenti: dalla discussione sulle nuove forme della città, al tema del riutilizzo degli spazi abbandonati, fino alla bio-architettura che muoveva i primi passi. Fu anche uno strumento utile con la pubblicazione delle novità legislative – una su tutte la legge sulla sicurezza – che via via si stavano compiendo.

In questi 40 anni c’è stato spazio anche per un’altra iniziativa. Una piccola esperienza letteraria con la pubblicazione di una rivistina formato pocket. Si tratta di “Ulisse” ed aveva preso corpo dall’esperienza di un corso di scrittura creativa a cui alcuni di noi avevano partecipato. Da qui l’idea e poi tutti i protagonisti di quel corso diventarono gli autori di poesie e racconti sulle pagine di “Ulisse” che ora costituisce la testimonianza del viaggio metaforico alla ricerca di ciò che si scriveva a Piacenza.

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