Elezioni politiche 1983 – Nasce il partito del “non voto”: Piacenza tiene e registra il 92,7%

0

Politicamente gli anni Ottanta sono preistoria.

A chi volesse oggi inquadrare quella stagione un termine che richiama anche un concetto dominerebbe su tutti: “partitocrazia”. Era questa la definizione ed è la classificazione attribuita a quella stagione. Ma poi qualcosa ha iniziato a inceppare i meccanismi. Dopo gli anni in cui a dominare erano estenuanti schermaglie tra partiti per formare un governo (locale o nazionale la pratica era la stessa), hanno iniziato a prendere forma alcune espressioni di protesta. Anche nuove nella forma. Prima fra tutte l’astensionismo, per la prima volta registrato nelle politiche del 1983, veniva definito il partito del “non voto”. È in quel giugno che i votanti sono scesi all’88% su scala nazionale mantenendo però alla circoscrizione che comprendeva Piacenza un dato superiore: il 92,7%. Il calo generale di affluenza suscitava qualche preoccupazione anche se non si parlava di disaffezione al voto bensì di “espressione di protesta” che si manifestava soprattutto nelle elezioni generali; si differenziano un poco le elezioni locali.

Il segnale del calo dei votanti

Iniziava in quel periodo a manifestarsi il distacco tra i partiti e i cittadini? Probabilmente sì e da quel momento ha preso avvio una fase che ha portato fino agli abissi del non voto la realtà dei nostri giorni. La prima volta che si è mostrato un calo nei votanti è stato negli anni Ottanta. La tendenza aveva preso forma e in particolare il mondo giovanile aveva iniziato a restare apatico se non proprio indifferente alla politica. Era diventata (lo si può dire col senno di poi) cosa per addetti ai lavori, così i partiti hanno iniziato a finire nell’occhio del ciclone. È in questo contesto che ha preso avvio la pubblicazione del periodico Corriere Padano, prima come mensile e poi, nel 1984, come settimanale e che oggi è arrivato al traguardo dei 40 anni.

STEFANO PARETI ELETTO SINDACO DI PIACENZA NEL 1980

Giunte di sinistra, la seconda generazione

A Piacenza giugno del 1980 si sono svolte le amministrative che riguardavano l’amministrazione provinciale e tanti comuni tra cui quello di Piacenza. Elezioni amministrative al cui esito si guardava con attenzione perché a seconda del quadro politico che avrebbero delineato si sarebbero costruite anche le alleanze per gli  enti laterali. Tra questi enti una novità. Infatti nel 1980 si costituivano per la prima volta le Unità sanitarie locali (USL) che per Piacenza erano tre, equivalenti ai territori dei vecchi comprensori. Le USL erano il frutto della riforma e sarebbero state governate dai rappresentanti degli enti locali eletti dai rispettivi consigli (quindi dalle loro maggioranze e minoranze politiche) per formare l’assemblea USL da cui poi sarebbe scaturito un comitato di gestione, l’equivalente di una giunta per un comune o per una provincia.

L’80 a Piacenza aveva sancito la conferma delle seconde giunte di sinistra in Provincia e in Comune a Piacenza. Una riconferma arrivata non senza una lunga e faticosa gestazione. Un percorso accidentato tra altalene di consensi e veti incrociati che, rileggendo oggi quell’abile gioco delle parti, può far pensare a un vissuto immaginato e non reale. Era reale, invece. Molto reale. Va ricordato infatti che il sistema elettorale era basato sul sistema proporzionale. In campo sigle che fanno parte della storia: PCI, DC, PSI, PSDI, PRI, PLI, MSI.

Si comincia a parlare di “partitocrazia”

Va detto che ogni partito correva “in proprio” e poi nei consigli, sulla base delle alleanze che si sarebbero sviluppate con segno di sinistra o di centro, “usciva” il sindaco o il presidente della Provincia. Alleanze necessarie (anche con accordi all’interno degli stessi partiti) per avere la maggioranza nei consigli. Per questo era fondamentale per i due partiti maggiori – da una parte il PCI e dall’altra la DC – creare le condizioni per stabilire accordi con i gruppi minori. Se il partito di maggioranza era risultato il PCI gli interlocutori naturali per formare una giunta di sinistra avrebbero potuto essere il PSI e, con qualche difficoltà in più, PSDI e PRI (come sarà nell’80); naturalmente se il partito di maggioranza era la DC gli interlocutori per avviare un governo locale chiamato di centro erano il PSI, PSDI, PRI e PLI.

Le amministrazioni locali attive nel 1983 – conservando quel tanto di contrapposizione partitica tipica di quel periodo – avevano faticato a trovare il terreno su cui partire ed erano stati necessari tre mesi e mezzo per eleggere in consiglio comunale il sindaco Stefano Pareti (PSI) espressione di una coalizione di centro sinistra (PCI-PSI) allargata al PRI e senza l’appoggio del PSDI che, pur con l’endorsement di Angelo Tansini verso la figura del sindaco Pareti, non aveva dato l’appoggio alla giunta “social-comunista” con l’inserimento dell’Edera.

Quanto al PRI –  con l’adesione alla giunta del consigliere Giorgio Montani che era diventato assessore – aveva incassato il no della direzione regionale del partito ma, seppure con riserva, aveva aderito alla giunta.

Eletti in giugno diventati operativi in autunno

Quel periodo ha registrato una sequenza lunghissima di batti e ribatti che aveva trascinato per settimane e mesi le trattative tra i partiti. Così, il consiglio comunale di Piacenza, eletto in estate, era diventato operativo nei primi giorni d’autunno e con la giunta Pareti eletta qualche giorno più tardi.

Quanto alla Provincia il percorso era stato ancora più difficile per l’elezione del presidente Luigi Tagliaferri. Un problema in più era rappresentato dalla mancanza di una maggioranza assoluta nel consiglio formato da 24 consiglieri. Infatti – d’accordo nel proseguire l’esperienza di sinistra precedente – insieme PCI e PSI avevano 12 consiglieri e non potevano fare 13 per avere la maggioranza e approvare spediti gli organismi.

C’era bisogno dell’apporto di un consigliere di un altro partito. Per questo si era detto favorevole Alessandro Alberici eletto come indipendente nel PSDI provocando però una reazione negativa da parte del suo partito. Alla fine, arrivati a ottobre inoltrato, il presidente era stato eletto senza il sì di Alberici che poi sarebbe entrato in un secondo momento in maggioranza.

Difficile calarsi in una realtà così magmatica e impalpabile fatta di sfumature che, fuori dal “palazzo” (questa un’altra espressione coniata negli anni Ottanta) i cittadini faticavano sempre di più a comprendere e a seguire percependo al contempo la sensazione che la lotta per il potere fosse diventato un campo di battaglia per appagare obiettivi che non coincidevano con quelli delle comunità.

Si potrebbe quasi affermare che fu proprio il decennio degli anni Ottanta a sancire la crisi della politica che poi si è conclamata negli anni successivi e via via fino agli anni Novanta in cui il sistema maggioritario e l’elezione diretta dei sindaci ha dato avvio a una fase del tutto nuova. È in quel periodo che il lessico giornalistico nel parlare di politica si arricchisce di un’altra definizione; oltre a Palazzo e Partitocrazia, diventa diffuso il concetto di Casta. A sancire che tra società e politica la frattura era diventata profonda.

Tornando al 1983 gli assessori di PCI, PSI e PRI erano all’opera guidati dal sindaco Stefano Pareti. L’amministrazione Pareti aveva “incassato” nel settembre dell’anno prima, il 1982, la visita del presidente della Repubblica Sandro Pertini a Piacenza, evento vissuto e onorato con un bagno di folla che ha invaso tutto il centro cittadino. Il primo presidente a Piacenza dopo Einaudi che inaugurò nel 1955 il nuovo ponte sul Po ricostruito dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Nel decennio si avvertono segni d’insofferenza

Alla successiva prova elettorale le cose sono andate diversamente. Ancora una volta occorre fare un’incursione nella situazione generale che si stava muovendo in quel periodo. In diverse zone del Nord l’insoddisfazione verso la politica e verso il potere centrale aveva alimentato alcuni movimenti autonomisti che poi sono diventati il nucleo da cui ha preso forma – tra la fine degli Ottanta e l’inizio degli anni Novanta – la Lega Nord di Bossi. Siamo già nel 1992 quando la Lega Nord elegge deputato Pier Luigi Petrini e nel 1993 a Rottofreno il Carroccio conquista il Comune, con Alberto Bottazzi.

Tornando agli anni Ottanta, le elezioni comunali e provinciali del 1985 a Piacenza avevano penalizzato il PCI e mantenuto costanti i voti alla DC e questo aveva determinato un cambio di segno dell’amministrazione con una netta flessione del PCI (in Comune da 19 era sceso a 16 consiglieri) e un leggero aumento della DC. Era nato dal voto un pentapartito guidato da Angelo Tansini e supportato da DC, PSI, PSDI, PLI e PRI che tra l’altro si assimilava nella formula nazionale che dal 1981 resterà in vita fino al 1991.

1985, pentapartito e si affacciano i Verdi

Le elezioni del 1985 avevano segnato però un aumento della partecipazione al voto con dati impensabili se li guardiamo con gli occhi di oggi: a Piacenza città l’affluenza era stata del 95% degli elettori e in provincia del 92%. Se può essere utile un raffronto, l’affluenza a Piacenza per le Comunali del 2022 è stata del 53,19% al primo turno e del 42,18% al ballottaggio. Solo questo dà la misura di quanto sia cambiata la società in quarant’anni. Comunque sia quel periodo, la metà degli anni Ottanta, registra anche un altro fenomeno politico. La comparsa dei movimenti Verdi. A Piacenza approdano nell’aula consigliare due movimenti distinti e poi conflittuali tra di loro. Lista Verde (sole che ride) con il 2,3% e un consigliere e Verdi Ecologisti con il 2,1% e un consigliere.

Si affaccia l’ambientalismo. Durante questo periodo forte e molto attiva la sensibilizzazione sia sui temi dell’ambiente – in particolare l’attenzione era puntata sulla centrale nucleare di Caorso;  dopo l’incidente di Cernobyl (1986) si era dato vita a una catena umana tra Caorso e San Damiano per dire no ai nucleari civili e militari – ma anche sul tema delle risorse, aria e acqua già minacciate. Elezioni, quelle del 1985, che hanno segnato anche una forte avanzata del MSI-DN che a Piacenza ottiene il 7,8% e porta in consiglio comunale 4 consiglieri.

Gli anni Ottanta sono stati la fase calante e più discussa della vita e dell’immagine che il sistema dei partiti ha dato di sé ai loro elettori. Una vicenda che li ha portati, nell’arco di una decina d’anni, a implodere.

È successo tutto allo “scavallo” dei Novanta, complici anche gli avvenimenti internazionali. Quello che dai nuovi partiti subentranti e dai nuovi leader acclamati fu definito il “teatrino della politica” scomparve. Almeno in apparenza.

Un riferimento generale deve essere fatto. Alla fine del decennio ‘80 sul piano internazionale prima si assistette al crollo del muro di Berlino, successivamente allo scioglimento dell’URSS; in Italia cala l’uragano di tangentopoli che, in breve tempo, ha seppellito il sistema politico basato sui partiti.

Prova generale di “governissimo”

Piacenza sul finire degli anni Ottanta è stata una palestra per un esperimento politico impensabile prima della crisi dei regimi comunisti: una prova generale di alleanza tra DC e PCI che ha preso forma a Castel San Giovanni. È della fine degli anni Ottanta l’avvicendamento tra un sindaco comunista Giancarlo Ferri e una rappresentate della Dc, Piera Ferrari. Si era sul finire del periodo in cui i partiti avevano un peso importante che ha lasciato spazio a quella delle leadership o meglio dei carisma personali. Infatti con gli anni Novanta si è aperta, da quel momento, una stagione di personalizzazione della politica che poi non ha dato i risultati di cambiamento tanto sperati. Lo si vede nelle degenerazioni attuali con un campo politico drammaticamente segnato da una ferita che negli anni Ottanta si stava solo aprendo: il distacco pericoloso e profondo tra cittadini e politica e con l’accentuarsi dei personalismi e degli interessi particolari. È avvenuto il passaggio da una politica partitocratica, considerata spregevole, a una politica liquida, senza fondamento e senza contenuti interpretata da partiti diventati quasi esclusivamente comitati elettorali ad uso del personaggio del momento. Una politica leggera. Volatile anche nei contenuti. Ma qui si apre un’altra stagione. Quella che l’ha preceduta, tante vite fa sembrano lunghe più un secolo. E non solo dal punto di vista politico.

Antonella Lenti

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.