
Quella mattina d’inverno Piacenza si sveglia sotto shock. La notizia travolge la città: la notte precedente, il 2 febbraio 2020, il 26enne Metodij Vitanov e sua cugina la 24enne Marija Vitanova – due ragazzi di origine macedone – perdono la vita in un incidente stradale. La loro auto si schianta contro un albero in via Gadolini incendiandosi ed entrambi muoiono nell’impatto.
“Un trauma per tutta la comunità: la ragazza era figlia di un diplomatico mentre Metodji era cresciuto e lavorava a Piacenza”, dice Ace Pojrasov, referente della comunità macedone.
Per ricordarli i macedoni di Piacenza hanno istituito un torneo di calcetto nel centro sportivo-parrocchiale di San Bartolomeo con centinaia di partecipanti, fra giocatori e spettatori. Una manifestazione aperta a tutta la cittadinanza con musica e grigliata “perché Metodji aveva tanti amici, era una persona genuina e generosa e amava lo sport e la vita”, ricorda Tome Stojanov, amico inseparabile del ragazzo.
Il torneo, autofinanziato dalla comunità, ha riunito giovani e meno giovani, macedoni e non macedoni nella grande festa in onore dei due ragazzi i cui volti sono stati stampati su centinaia di magliette e sui trofei dei vincitori nonché sulle medaglie distribuite a tutti i calciatori. “E’ la prima edizione di un torneo che intendiamo riprorrre. Vogliamo che il clima sia festoso e non luttuoso: questo è un inno alla vita”, aggiunge Pojrasov.

Oltre agli amici, erano presenti anche i genitori dei ragazzi. “Non ho parole per esprimere le mie emozioni davanti a tanto affetto e solidarietà da parte della comunità macedone e della città di Piacenza. Rimane il dolore ma anche la forza di ricordare”, ha dichiarato Stojan Vitanov, padre di Marija e Console Generale di Macedonia a Venezia.
Anche il padre di Metodij, Aco Vitanov fratello del diplomatico, ha ringraziato gli organizzatori e i partecipanti:”E’ come se i nostri ragazzi fossero ancora qui con noi. L’abbraccio di tutti ci aiuta ad andare avanti”.
Il grave lutto ha generato un’ondata di emozione e impegno che ha segnato la storia degli ortodossi macedoni di Piacenza, una comunità di 1400 residenti.
Infatti, appena nove mesi dopo la disgrazia, i genitori di Marija e Metodij decidono di compiere un grande gesto: comperano la chiesa sconsacrata di San Bartolomeo (nella via omonima) e la donano alla loro parrocchia e a padre Kliment Misanj, il prete della Chiesa Ortodossa Macedone. Oggi San Bartolomeo è un luogo di culto ortodosso riconociuto dallo Stato italiano e affiliato al Patriarcato di Skopje – la capitale della Macedonia -. La parrocchia risponde alle gerarchie ecclesiastiche del paese balcanico.
Lungo la giornata di sabato 11 giugno si sono sfidate 8 squadre di bambini mentre domenica è stata la volta degli adulti con 10 squadre in competizione. L’organizzazione del torneo è stata affidata a Vancho Klesov, ex giocatore degli anni ’80 del Belasica, il club della città di Strumica da dove provengono la maggioranza dei macedoni di Piacenza. “E’ la squadra in cui è cresciuto Goran Pandev”, dice Klesov che oggi è un imprenditore nei trasporti e presidente del Telima, team in gara nei campionati interregionali.
Dopo questa prima iniziativa la comunità guarda al futuro. “Siamo impiantati in centro storico, a poche centinaia di metri da Piazza Cavalli, sarebbe un peccato non approfittarne. Abbiamo preso in concessione la gestione del campo sportivo della parrocchia e vogliamo sfruttarne gli spazi – spiega Ace Pojrazov – lanciando iniziative interculturali, occasioni di incontro, cene e pranzi, eventi sportivi , campi estivi e dopo-scuola”.




