Cultura come fare? Qualche piccola idea potrebbe essere un buon inizio

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QUADRANTE SULLA REALTA’: CULTURA – La cultura di un territorio ci parla attraverso innumerevoli elementi e la qualità della vita dei cittadini fa la parte del leone. Se i cittadini di un territorio vivono una tensione culturale costante di conseguenza quel territorio diventa attrattivo. Ma c’è di più.

In virtù del principio circolare dell’interesse si crea un circuito virtuoso difficile da recidere. Un circuito virtuoso che deve essere però tenuto in vita. Come? Rimboccandosi le maniche e anche stuzzicare il cervello. Basta camminare per le vie della città per rendersi conto di quante maniche si dovrebbero rimboccare per rimediare allo stato attuale.

Prendiamo la teoria di negozi chiusi che si susseguono nelle vie centrali della città. Pochi mesi fa per non saper che fare mi sono divertita a contare le saracinesche abbassate tra via Calzolai e il tratto di via Poggiali che conduce a Piazza Borgo: in quel periodo erano 28, forse sono diminuite o forse aumentate non so ma 28 vetrine spente su uno storico asse commerciale fanno impressione e fanno pensare.

Piazza Sant’Antonino in un giorno assolato d’inizio agosto

Mi sono chiesta come si potrebbe rimediare alla situazione. Considerato che ciò che è perduto difficilmente si ricrea nelle stesse modalità e considerato che alle porte della città sono state costruite innumerevoli cittadelle del consumo, viene da sé che la forza centrifuga verso quei poli attrezzati di tutti e di più è difficile da fermare. E’ il terreno fertile per sperimentare.

1 – Perché quei negozi irrimediabilmente chiusi non potrebbero diventare spazi espositivi occasionali?
2 – Perché non potrebbero diventare palestra di esercizio per i writers? Nessuno potrebbe contestare l’effetto benefico di una espressione artistica che spazza via la desolazione di un vetro impolverato…
3 – Perché non farne spazi di coworking per giovani artisti in cerca di spazi che non si trovano mai?
4 – Perché non impostare un’asse della creatività tentando un esperimento per far emergere le start up che pure ne sono certa esistono e che tante volte emigrano?

Idee balzane? Forse.

Ma a forza di camminare per macinare chilometri e stimolare il metabolismo amico giurato del benessere, le idee arrivano, prendono forma, stazionano nella mente e quando succede è difficile eliminarle.

Idee che frullano in testa non a caso. In questi giorni è stata data notizia di un evento di grande rilievo per la sua quasi esclusiva unicità. E’ stata annunciata l’alleanza tra Piacenza, Parma e Reggio Emilia per iniziative comuni per promuovere i due territori in occasione del 2020 quando Parma entrerà nell’anno che l’ha incoronata città della cultura. Bene. Una novità sotto il cielo dell’area ex ducale che oggi identifica con Emilia occidentale superando storiche e profonde contrapposizioni e rivalità che ha fatto stragi di buoni propositi e progetti che avrebbero potuto portare non pochi benefici. A Parma certo ma anche a Piacenza. E tutti sanno di quanto abbia bisogno Piacenza di progetti che portino benefici.

L’alleanza è stata suggellata come hanno riferito tutti i media al teatro Regio dai rappresentanti istituzionali dei due enti locali. L’accordo prevede la stesura di un calendario comune di iniziative “sinergico e condiviso” – si dice – che promuovano l’area dell’Emilia occidentale per l’intero arco del 2020.

Si è parlato di “brand unico e accattivante capace di attrarre turismo e interesse sul territorio”. Dopo l’accordo non poteva mancare la nascita di una cabina di regia che coordini tutte le idee e le proposte che usciranno dal think-tank del marketing territoriale 4.0. Ci saranno sindaci, assessori con tecnici e funzionari, rappresentanti della Regione che metterà a disposizione fondi per l’organizzazione degli eventi ospitati il prossimo anno sull’asse della Via Emilia che toccheranno Piacenza, Parma e Reggio Emilia.

Bene prospettive positive dunque per una città che mostra tutti i segni di vetustà e di trascuratezza che un corpo stanco e da anni non “coltivato” segnala. Confidiamo che quell’accordo per l’Emilia occidentale porti anche sulle rive del Po un poco di vitalità di cui tanti sentono la nostalgia. Vitalità, cura e attenzione. L’elenco dei segni di vecchiezza – da non confondere con l’antico, scritto nelle origini del 218 a.C. – è lungo, lunghissimo. La qualità dell’ambiente urbano è al primo posto e la dimensione culturale di una realtà parte da qui. Un contenitore illimitato che va alimentato giorno per giorno. A poco possono servire gli interventi sporadici, occasionali messi in campo per eventi pur importanti ma caduchi.

www.antonellalenti.it

mail: info@antonellalenti.it

Photo Antonella Lenti

L’AUTRICE

Vivo e lavoro a Piacenza. Sono giornalista professionista. Sono stata corrispondente de “l’Unità” negli anni Ottanta, successivamente fino al marzo del 2001 ho diretto il settimanale “Corriere Padano” e il mensile “Piacentini”. Quindi al quotidiano di Piacenza Libertà sono stata vice-caposervizio e ora ne sono collaboratrice. Nel 2017 ho pubblicato un reportage di testimonianza per raccontare l’esperienza di volontaria nelle zone terremotate delle Marche, “… Ma ci resta il cielo”, edito da Pontegobbo. Nell’ottobre del 2018 la seconda pubblicazione: “Tra le braccia di Fritz – La mia bella estate col cancro” edito da Scritture. In questi anni fuori dalla redazione del giornale ho sviluppato un’attività di blogger, tre i segmenti di interesse: il costume e la moda, la riflessione politica e il tema del tumore al seno. A Piacenza in questi ultimi due anni ho collaborato a diverse iniziative locali tra cui la presentazione di mostre, iniziative scolastiche e attività di sensibilizzazione sui temi della salute con l’Associazione malato oncologico di cui sono anche volontaria. Ecco, questo è il mio ritratto, più o meno.

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