
L’unificazione del movimento cooperativo procede più spedita a livello nazionale che a livello locale, dove però “la prassi è più avanti della carta”: lo spiega il direttore di Confcooperative Piacenza, Nicoletta Corvi, in un’analisi da cui – fatti alla mano – emerge come la collaborazione tra realtà di “centrali” differenti, nel nostro territorio, abbia già ottenuto risultati significativi, che sono i primi passi di un processo che per compiersi necessita di un tempo “fisiologico” legato a storie e realtà territoriali ovviamente diverse.
I numeri
A livello nazionale, l’Alleanza delle Cooperative Italiane – il coordinamento costituito dalle associazioni più rappresentative della cooperazione italiana (Confcooperative, Legacoop e Agci) – rappresenta, con 43mila imprese associate, oltre il 90% del mondo cooperativo italiano per persone occupate (1.200.000), per fatturato realizzato (140 miliardi di euro) e per soci (oltre 12 milioni). Numeri, questi, che portano la cooperazione a incidere sul Pil per circa l’8%.
A livello locale, al futuro cammino comune Confcooperative Piacenza porterà “in dote” 119 cooperative di tutti i comparti, che fatturano complessivamente (al 31 dicembre 2012) 284.101.655 euro e sono forti (sempre a fine 2012) di 5.707 soci (persone fisiche+persone giuridiche) e di 4.546 addetti, che per la maggior parte sono addetti soci.
Lavorare insieme
“La nascita dell’Alleanza – chiosa la Corvi – aiuta la cooperazione nel suo complesso, con il fondamentale obiettivo strategico di rafforzare l’azione di rappresentanza nei confronti del Governo, del Parlamento, delle istituzioni europee e delle parti sociali”.
“Venendo al concreto, a lavorare insieme a realtà dalla storia differente – spiega il direttore Nicoletta Corvi – diverse cooperative piacentine hanno già iniziato da tempo, o perchè del medesimo settore o perchè interessate dalle stesse esigenze.
Penso per esempio a quanto fatto (sia nel rapporto privato-privato che nel rapporto privato-pubblico) nell’ambito dei servizi per l’infanzia o in relazione al sistema di accreditamento presso il sistema regionale per i servizi ad anziani e disabili, elaborando in sinergia contenuti e stru menti, ma gli esempi possibili sono numerosi.
A livello locale la prassi è più avanti della carta, ma è inevitabile perché il percorso dell’ACI è recente e perchè la riorganizzazione – che, per inc iso sta coinvolgendo molte realtà del Paese, basti pensare alle Province o alle Camere di Commercio – dovrà pervenire a modelli adatti ai diversi territori”.
Un abito “su misura” richiede insomma un tempo fisiologicamente maggiore, ma nel frattempo il dna cooperativo si conferma capace di straordinaria flessibilità e capacità adattivo-creativa: “Ci sono esempi – ricorda la Corvi – di professionisti di 50/55 anni, rimasti senza lavoro dopo essere magari stati dirigenti, che hanno deciso di rimettersi in gioco e hanno dato vita a cooperative di professionisti: know how ed esperienze possono diventare preziose se servono a creare qualcosa di nuovo, interpretando le esigenze del mercato in modo più efficace di quello che sarebbe stato possibile nella precedente realtà lavorativa. Da segnalare anche diverse cooperative nuove e sperimentali, spesso avviate da giovani: certo in questo momento c’è poco di facile, ma la forma di impresa del tutto particolare che è la cooperativa offre una chance”.
Gli strumenti
Se il modello cooperativo diventerà un punto di riferimento per le scelte di Governo e Regioni il disegno dell’Aci avrà una valenza ancora più importante, come arma anti-crisi, perchè consentirà alle cooperative italiane di poter ulteriormente contribuire a dare impulso alla creazione di nuova imprenditorialità e di nuova occupazione nel nostro Paese: e nel frattempo?
“Gli strumenti che le cooperative hanno a disposizione per lavorare insieme – ricorda Nicoletta Corvi – non sono diversi da quelli a disposizione di tutte le imprese per decidere ‘chi fa cosa’, darsi un regolamento comune, eccetera.
Per progetti di maggior peso (ad esempio nel caso di partecipazione ad appalti) le possibilità sono ad esempio quelle dei consorzi, dell’associazione temporanea di imprese, dell’associazione temporanea di scopo e della rete di imprese.
Nel caso di progetti meno impegnativi o dello sviluppo di iniziative comuni, invece, ciascuna impresa può mettere la propria parte, nel segno della massima flessibilità organizzativa”.




