
Abbattuti da Gibuti: una rima per sintetizzare l’autentico tsunami provocato dall’articolo del Corriere della Sera sulla Fondazione di Piacenza e Vigevano e titolato ‘Derivati e soldi a Gibuti, la Fondazione di Piacenza nel caos’.
Nel giro di poche ore, il vicepresidente vicario Beniamino Anselmi – attaccato da più parti nelle ultime settimane – si è dimesso, chiedendo però di lasciare “per dare un segnale importante e fare chiarezza” anche al presidente Francesco Scaravaggi (che le dimissioni le ha annunciate, ma non ancora formalizzate) e al consigliere (ed ex sindaco di Piacenza) Stefano Pareti.
Ci voleva dunque un siluro a piè di pagina del più importante quotidiano italiano a far saltare il banco in via Sant’Eufemia dopo averne esposto le criticità all’attenzione dell’intero Paese: sintetizzato nel sottotitolo ‘La vicenda dei titoli da 200 milioni parcheggiati “per sbaglio” in Svizzera. Il denaro perso in una banca africana’ e nell’occhiello ‘L’investimento a Parma costato 50 milioni. I dubbi sulla reale consistenza del patrimonio. Il presidente e il cda che si sfiduciano a vicenda’, il caustico pezzo (a firma di Mario Gerevini) riassume le vicende degli ultimi anni ed arriva fino ai giorni nostri, con la guerra interna e le aspre polemiche su molte operazioni finanziarie in riferimento alle quali – quasi fosse una sentenza – il Corsera ricorda lo statuto che impone che il patrimonio sia “amministrato con prudenza”, enunciando alcuni dei casi (derivati, investimento in Banca Monte Parma e a Gibuti, eccetera) nei quali par di capire che Gerevini ritenga che la prudenza non sia stata l’ingrediente principale.
Mentre circola con insistenza il nome del presidente dei notai Massimo Toscani come possibile futuro presidente della Fondazione, l’articolo del Corriere è una cannonata non solo alla governance (attuale e passata) della Fondazione, ma anche ai media piacentini: l’atteggiamento prudente (usiamo un eufemismo) su una vicenda di tale portata del quotidiano locale, che ha poi dovuto “rincorrere” su particolari clamorosi di vicende di portata evidentemente nazionale, dovrebbe far riflettere lettori e non.




