#conlaculturasimangia – Regalate libri? Per le feste scegliete il “chilometro zero”

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Da anni ormai ragioniamo in termini di “chilometro zero”. Poi possiamo anche fregarcene, ma almeno sappiamo che esiste.
Se vogliamo mangiare frutta e verdura di stagione, coltivata nei campi della nostra provincia, possiamo andare il lunedì e il venerdì mattina in Piazza Duomo, dove Coldiretti invita gli agricoltori del territorio a portare i loro prodotti. Oppure porre la massima attenzione sui fornitori dei negozi sotto casa o frequentare i mercati coperti di Piazza Cittadella o di via IV Novembre. La grande distribuzione ci risulta più infida, ma anche lì possiamo cercare di orientare e difendere le nostre scelte. Ma di “chilometro zero” si parla anche in ambito di ristorazione, dagli agriturismi (veri) ai ristoratori che fanno di questa scelta una bandiera.
Perché si ragiona così? Il primo è che riteniamo il prodotto locale genuino: non ha subito processi di conservazione per arrivare alla nostra tavola. Il secondo è che più breve è la tratta di trasporto, minore è l’inquinamento dell’ambiente. Il terzo è che scegliere prodotti del territorio vuol dire garantire lavoro e portare ricchezza al territorio stesso, con ricadute positive per tutti. Ce ne sarebbero altri, ma bastino questi.
Ora: forse non ci si pensa, ma il “chilometro zero” esiste anche in ambito culturale, e negli ultimi giorni di corsa ai regali e cercando un last minut di posti da visitare vale la pena saperlo.
Volete regalare libri? Anche questi sono merci e come tutte le merci hanno bisogno di distribuzione, cioè aziende che si mettano d’accordo con i produttori (gli editori) e i venditori al dettaglio (i librai), stringano accordi sui quantitativi (“Mi porti in negozio quattro chili di pere… Ehm, quattro copie del nuovo Camilleri”) e sui pagamenti. Tutto questo è lavoro, e il lavoro si paga. Circa un terzo del costo di ogni libro che compriamo sparisce tra gestione bolle e logistica. A meno che non si scelga il libro di un editore locale. Ecco dunque che se per Natale volete un libro di “racconti col morto” potreste lasciare sugli scaffali Una giornata in giallo di Sellerio e afferrare Piacenza in giallo di Officine Gutenberg. Risparmiereste un euro e dareste una mano sia a un produttore locale (tra l’altro una cooperativa sociale che offre lavoro a ragazzi con difficoltà) sia alla libreria, perché in genere gli editori locali offrono al libraio percentuali di guadagno più alte e tempi di pagamento più comodi, proprio grazie al “chilometro zero”. Ah, e poi leggereste un bel libro: non è poco.
Dello stesso editore potreste scegliere un meraviglioso libretto per sorridere al pranzo di Natale: All libar dill rispost in Piasintein, versione in dialetto di quel celebre libro delle risposte. Per scegliere dove farlo, il pranzo di Natale, c’è poi la nuova Guida dei Grass.
Papero Editore – di cui ho la fortuna di far parte – propone Storie di bimbi favolosi che non la danno vinta ai problemi, omaggio al best-seller Storie della buonanotte per bambine ribelli in cui sono raccolte figure come Bebe Vio e Stephen Hawking, Alex Zanardi e Frida Kahlo, raccontate e disegnate dai ragazzi autistici dell’associazione “La matita parlante”, aiutati dagli amici di Officine. E inoltre la nuova edizione di un best-seller da 40mila copie: Vivere con lentezza di Bruno Contigiani, libro che insegna molto su come affrontare il nostro tempo frenetico.
Si possono poi scegliere libri di Scritture (qui il pensiero va a Tra le braccia di Fritz di Antonella Lenti) o di Pontegobbo (Il mistero del doppio ritratto di Klimt di Ermanno Mariani), di Piccole pagine (Gli attori mangiano per finta di Enzo Latronico) o di Parallelo 45, di Tip.le.co. o di TEP. Da comprare in librerie vere, non in rete. Perché il sorriso di Amazon è solo un logo, quello di Sonia di Fahrenheit 451 che invita a Piacenza Antonio Manzini – l’inventore di Rocco Schiavone – e ve lo fa incontrare è reale. Un sito internet non lo farà mai per voi. E se la scusa è che i libri costano troppo, ci si può rifugiare nell’usato di Bookbank.
Siamo andati lunghi con i libri e allora diremo delle mete solo questo: scegliete di invitare nella nostra zona amici e parenti, di passare un pomeriggio al Farnese o in Ricci Oddi, nell’abbazia di San Colombano a Bobbio o a Vigoleno. Perché? Perché così come il cibo che viene dal territorio fa bene al corpo, frequentare spesso i nostri luoghi della cultura ci aiuta a conoscere la nostra storia sempre meglio e dunque ci aiuta a capirci. Perché quello che abbiamo in torno è genuino: abbiamo più strumenti per non farci abbindolare da mostre-baraccone che troppo spesso infestano le grandi città. Perché essere turisti e portare turisti significa lavoro e ricchezza per il territorio. Esattamente come con il “chilometro zero”.

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