#conlaculturasimangia – Carmine: bene il recupero, ora chiarire le linee di progetto

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ex chiesa del Carmine

In questi giorni la mente mi è tornata a un gallerista piacentino d’adozione che fino a qualche anno fa aveva un suo spazio espositivo in centro, ma che l’estro conduceva a cercare luoghi altri, inusuali, in cui proporre mostre. Talvolta però eccedendo e invece di individuare, chessò, aree industriali dismesse che divenissero cornici di fascino, palazzi signorili da aprire alla popolazione, sedi istituzionali più o meno illustri, si rivolgeva a qualche barista amico o addirittura ai gestori di una palestra. Invitando caldamente i “suoi” pittori a concedere le opere perché era “un’occasione”, “una vetrina”. Col fare questo avvalorava purtroppo l’orrenda tendenza a proporre spazi non qualificati che fingono di offrire opportunità e invece traggono il vantaggio di qualche articolo sulla stampa locale e dell’arredamento rinnovato per un mese o due. Naturalmente senza dover sborsare un euro.
Detto il peccato ma non il peccatore, come vuole il detto, abbandoniamo il paese della memoria stringendo tra le mani un tema reale e pluriennale: ormai da tanto a Piacenza la tendenza si è invertita, e se un tempo mancavano gli spazi, adesso mancano le progettualità solide. In città abbiamo infatti decine di luoghi, un po’ di tutti i tipi, per presentare libri, tenere conferenze ed esporre opere, ma pochi di questi luoghi hanno le risorse per compilare calendari di appuntamenti continuativi e per attrarre pubblico. Questo accade sia sul versante privato, sia su quello pubblico e così particolare attenzione è da porre alla presentazione della restauranda Chiesa del Carmine come luogo dedicato a mobilità sostenibile, logistica intelligente, talenti giovanili, sostegno alle start-up, corsi e workshop di formazione per le nuove tecnologie, ma anche spazio per mostre, eventi, cultura, turismo e coworking. I temi citati sono gli stessi che già da qualche anno caratterizzano l’operato di altri due spazi comunali: da un lato dell’Urban Hub di via Alberoni (dove ci sono già stampanti 3D, si lavora sui bandi, si accompagnano le start-up, si eroga formazione ecc.), dall’altro Spazio 2 in via 24 Maggio (“cittadella del lavoro e della creatività giovanili” in cui trova spazio anche per il lato più artigianale e artistico). Inoltre non è certo secondaria l’attività che può proporre l’Urban Center accolto nell’ex macello, sia grazie alla presenza dell’ordine degli architetti, sia grazie all’assegnazione di parte degli spazi alla sede piacentina del Politecnico.
E dunque? Fa male l’amministrazione a recuperare il Carmine e a restituirlo alla città?
Naturalmente no, fa benissimo, ed è meritorio che questo percorso voluto e intrapreso dalla giunta precedente non sia stato interrotto o posticipato. Occorrerà però che Fondazione Brodolini (il gestore individuato, che è di buon livello) e amministrazione cittadina facciano in modo di compiere scelte puntuali, che si sovrappongano il meno possibile a quando avviene almeno negli altri spazi pubblici. Al momento della presentazione c’è stata una call all’associazionismo e ai creativi piacentini, ma l’accoglimento di eventuali progetti dovrà accordarsi a un complessivo ragionamento di ridistribuzione delle attività in città. Le risorse sono poche, le reduplicazioni ancor più intollerabili che in passato. E in questo senso, forse, sarebbe interessante interpellare Francesco Timpano, docente in Cattolica e assessore della Giunta Dosi cui faceva capo nel complesso tutta questa progettualità, non fosse altro che per trarne il bene di un dialogo con una persona che per anni si è spesa con competenza su questi temi.

Un rendering del progetto di recupero

Dal punto di vista del restauro, il contestato soppalco che taglia in due il grande ambiente, che Pierluigi Cervellati di Italia Nostra ha definito “impensabile” e che ha stuzzicato l’ironia dell’artista Alberto Esse (che il Carmine debba diventare una piscina e quello sia il trampolino?), non dovrebbe essere un problema: progetti e rendering sono stati sottoposti nelle sedi, nei tempi e nei modi opportuni, come ha confermato l’ex assessore Paolo Garetti che se ne è occupato. Tralasciamo quindi il tema del gusto, su cui sempre si può eccepire, e teniamoci al tema della correttezza procedurale, che come sempre nelle discussioni è dirimente. Qualche pensiero in più invece sarebbe da fare sull’accessibilità: non ci sono parcheggi vicini al Carmine e l’unico in vista – quello sotterraneo di Piazza Cittadella – è là da venire, tra le molte polemiche note. Per certi versi però al momento è secondario. Urge invece chiarire il più possibile le linee di progetto. Che sia un progetto cittadino, però.

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