Confindustria ricorda Cesare Betti: “Abbiamo perduto il nostro capitano, resta la sua lezione”

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Servirebbero tante pagine per dare conto della lunga ed intensa attività professionale del dottor Cesare Betti.
Una vita spesa a favore dell’industria piacentina, in contatto diretto con tanti imprenditori che hanno sempre trovato in lui un professionista preparato, un consigliere prezioso, un instancabile ed appassionato portavoce delle ragioni delle imprese che conosceva a fondo, avendole frequentate intensamente per oltre quaranta anni.

Era entrato in Confindustria Piacenza il 3 marzo del 1975, proprio il giorno del suo compleanno, ed aveva preso servizio nell’Ufficio delle elazioni sindacali. Ambito non facile quello, soprattutto in quegli anni caldi dei conflitti di fabbrica. Li ricordava tutti perché – ci diceva – “si parlava di persone e quando si parla di persone bisogna sempre avere attenzione e rispetto”.

Da direttore ha messo a frutto quella esperienza di confronto e di mediazione e ci ha aggiunto la capacità, non comune, di tradurre in azioni concrete i progetti e le proposte che, viavia, emergevano lavorando gomito a gomito con i presidenti di cui è stato insostituibile collaboratore in questi ultimi venti anni.

Cesare Betti era, soprattutto, un tessitore di relazioni, forte di una non comune capacità di dialogare con tutti. Conosceva tutti e tutti conoscevano lui perché non alzava barriere e sapeva trovare, con immediatezza e semplicità, qualche punto sul quale ci si poteva trovare d’accordo e dal quale si poteva partire per costruire qualcosa di buono. E poi non mollava mai, perché se era convinto di una cosa la doveva portare a casa.

Quando è entrato in Confindustria – che allora si chiamava Associazione degli Industriali della Provincia di Piacenza ed aveva sede in Via Cavour – il presidente era Enzo Bertuzzi, il patron di Astra e poi Bruno Guglielmetti dell’Impero, Alfredo Mazzoni delle omonime Fonderie, Agostino Fioruzzi della Daf.Al di San Giorgio, il cui figlio Giorgio è stato in quegli anni presidente nazionale dei Giovani di Confindustria.
Con i presidenti Giovanni Magnaschi della TICEM e Domenico Scaravaggi della Reveplast – e al fianco di Giuseppe Boninsegni, dal quale poi ha raccolto nel 2002 il testimone di direttore – ha partecipato alla costruzione di una associazione più attiva e presente nel dibattito pubblico cittadino. Ma è stato soprattutto con i presidenti Giuseppe Parenti ( 1999-2005), Sergio Giglio (2005-2011), Emilio Bolzoni (2011-2015) ed oggi Alberto Rota, che ha dato prova del suo grande amore per Confindustria Piacenza.
«I presidenti ed i direttori passano – soleva dire – ma l’Associazione deve restare perché l’Associazione è la rappresentanza di un settore importantissimo per la nostra provincia. L’Associazione è la voce di tutti gli imprenditori che danno lavoro, che contribuiscono al benessere del nostro territorio. Senza industrie sarebbe un grande problema».

Le crisi le aveva vissute da dentro. Pesante quelle degli anni ’80 che hanno decimato un intero settore, quello dei maglifici che a Piacenza contava decine di aziende e dava lavoro a migliaia di persone, soprattutto donne. Ma anche quella dei primi anni ’90, con i dati di cassa integrazione – oltre 1.300.000 ore – che ci sembravano tantissime allora, ma che, purtroppo, sono diventate molte di più con la crisi finanziara del 2008.

Questa terribile crisi ha purtroppo abbattuto anche lui. Abbiamo perso il nostro capitano ma non i suoi insegnamenti, il senso di serietà e di dedizione al lavoro che ci ha trasmesso rimarranno un patrimonio di valori che sarà per noi, nel futuro, di sicuro conforto e quotidiano riferimento.

Ciao Direttore,
i tuoi ragazzi di Confindustria Piacenza, Assoservizi e Forpin

Abile nel fare squadra, attento ai giovani. Rota: “Borse di studio in sua memoria”

«Il nostro direttore – afferma il presidente Alberto Rota – aveva molta attenzione per i giovani e per la loro formazione. Ogni progetto ed ogni iniziativa che li riguardava lo trovava sempre molto attento e disponibile. Per questo abbiamo deciso che, per cominciare, Confindustria Piacenza istituirà borse di studio in sua memoria. Quando finirà questa brutta vicenda raccoglieremo le esigenze del territorio e definiremo i dettagli. Lui era abile nel fare squadra ed aggregare attorno ad un progetto. Lo aveva fatto tante volte, soprattutto con le altre categorie economiche per iniziative trasversali a favore del territorio. Cercava prima di tutto la condivisione e l’unione. Aveva gestito con gli altri direttori tre rinnovi della Camera di Commercio ed andava fiero del fatto che erano stati portati a casa in modo unitario riconoscendo a ciascuna categoria che si era certificata la giusta rappresentanza. Ha lavorato al tema del potenziamento infrastrutturale di Piacenza, lanciato per primo da Giuseppe Parenti, ma poi diventato argomento mai abbandonato ed ancora molto attuale».

Il presidente di Confindustria Piacenza Alberto Rota

Non è mai stato necessario convincere Cesare Betti dell’importanza di fare rete tra imprenditori ed ha lavorato con entusiasmo alla nascita di COSIPC promosso da Sergio Giglio, che ha seguito anche da Consigliere di amministrazione di Centro Padane. Da lì in poi ha favorito la nascita di aggregazioni tra gli imprenditori associati come il RICT, la rete Alimentare, o il progetto Condomini Intelligenti. Con il progetto del collegamento ferroviario veloce con Milano di Emilio Bolzoni e poi l’Expo 2015 portata avanti da Alberto Rota ha fatto da “ufficiale di collegamento” tra parte economica, politica e amministrativa grazie alla sua naturale predisposizione ad allacciare rapporti che molto spesso andavano al di là del puro livello professionale.

«Se l’economia era il suo terreno abituale – conclude Rota – il sociale, l’arte, la cultura, la scuola lo erano diventati anche grazie alla sua presenza diretta sia ella Fondazione di Piacenza e Vigevano che nella Fondazione Lino Tollini. Raccoglieva le necessità che gli venivano prospettate da più fronti, cercando di contribuire nel migliore dei modi a dare una risposta a tutti. Non sottraeva neppure Confindustria da questo tipo di impegni e cercava continuamente qualche fondo nelle pieghe del bilancio dell’Associazione, che ha mantenuto sempre in perfetta salute. La sua Associazione lo vuole ricordare per sempre».

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