Piacenza città della logistica, Rizzi: “Accresciuti povertà e inquinamento”, Passoni: “Non superare la soglia ambientale”

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Centinaia di partecipanti all’Auditorium dell’ISII Marconi di via IV Novembre per l’incontro di presentazione del 28 novembre del saggio ‘Città della Logistica. Piacenza Territorio Lavoro’, edito Scritture, coordinato dalla dirigente scolastica dell’ISII Adriana Santoro, con gli interventi degli autori Giampaolo Nuvolati, docente di Sociologia urbana alla Bicocca di Milano; Paolo Rizzi, docente del laboratorio di Economia locale all’Università Cattolica di Piacenza; Giampaolo Passoni, urbanista, e del fotografo e consigliere comunale di Piacenza Sergio Ferri (che ha corredato il libro di sue fotografie scattate negli anni nei poli logistici piacentini). Altri contributi nel libro sono di: Sergio Bologna, Attilio Finetti, Claudio Maccagni, Fabio Marrocco, Francesco Milza, Roberto Montanari, Mauro Monti, Nicola Oddi, Carlo Pallavicini, Elisabetta Paraboschi, Mino Politi, Lorenzo Spagnoli e Floriano Zorzella.

Da circa vent’anni la città e la provincia di Piacenza costituiscono un polo logistico di grandezza europea. Realizzato alla fine degli anni ‘90, dapprima nella periferia doganale del capoluogo e poi, con sempre maggiore evidenza, nei due grandi insediamenti di Castel San Giovanni, estremità occidentale della provincia, e di Monticelli d’Ongina, sul versante orientale, la logistica piacentina è diventata un ‘caso di studio’ per l’analisi delle dinamiche di crescita, consumo, occupazione e conflitto. In questo libro si presenta l’esito di un lavoro, che si prevede lungo, di analisi del settore a Piacenza e, di riflesso, in Italia: logistica come fenomeno storico e politico; le ricadute sociali, urbanistiche e il valore economico.

“Piacenza, come tutte le città – anche se di provincia – ha un genius loci che ai piacentini sfugge in quanto l’hanno sempre considerata solo un crocevia, un luogo di passaggio. La sua anima è il centro storico contrapposto invece alla ‘città della logistica’. La logistica rappresenta qui quello che è in genere la periferia italiana, un luogo senza storia e senza identità, un non luogo dove però avvengono negoziazione e conflitto”, ha detto il professor Nuvolati. Questa logistica ha portato nel capoluogo e nella sua provincia migliaia di nuovi immigrati di ogni provenienza negli ultimi decenni, che non gli hanno però consentito un arricchimento, ma anzi ha favorito nuove povertà. A questo proposito Rizzi, ha portato l’esempio degli ‘invisibili della logistica’, i lavoratori perlopiù notturni accolti nella Casa di accoglienza ‘Don Venturini’, dove risiedono quando non si spostano per lavorare: “Il tasso di povertà è cresciuto a dismisura negli ultimi vent’anni e questo ha coinciso con la transizione di Piacenza da ‘capitale dell’autotrasporto’ per la sua posizione strategica di mezzo secolo fa a ‘capitale dei facchini’, facchini di una logistica che vuole continuamente espandersi sul territorio, anche con false scuse ambientaliste come la riduzione dello smog sulle strade statali, cercando di costruire più capannoni immediatamente raggiungibili dalle principali arterie, ma questo è tutto sulla carta e un territorio non può superare certi limiti”, ha chiosato il professore della Cattolica, che poi ha continuato: “Le multinazionali ci hanno donato tecnologie che hanno cambiato la nostra vita, ma sono le stesse multinazionali che hanno problemi enormi di democrazia al loro interno e di evasione fiscale dove operano.”

La logistica, dunque, è ineluttabile? Risponde l’urbanista Passoni: “Come ha detto Rizzi, c’è un problema di soglia da non superare. Ogni funzione urbana prevede una tipologia edilizia, quella della logistica fatica a trovare un uso alternativo, a differenza dei capannoni tradizionali. L’attività logistica è l’unica ad alzare il valore dei terreni in provincia dopo la crisi immobiliare del 2008”, e ha citato il caso di Castel San Giovanni, dove la logistica è cresciuta come ‘funghi’ per le continue varianti urbanistiche comunali di carattere straordinario e disattendendo le norme a tutela ambientale con una forte incidenza sulla viabilità, peraltro sempre su gomma in Italia. Può un Comune puntare solo sulla logistica? La risposta è più che evidente.

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