Già Adam Smith parlava di ‘”animal spirits” alla base del capitalismo, ma forse sarebbe meglio dire dell’agire del capitalista, lasciando intendere che alla base della voglia di intraprendere ci fosse qualcosa di non spiegabile semplicemente facendo appello alla razionalità, chiara e distinta, di marca cartesiana. Prima delle leggi di mercato, ci sono gli impulsi liberi e selvaggi di un essere umano che insegue il proprio interesse. Sarà poi la “mano invisibile”, versione secolarizzata della Provvidenza, ad armonizzare questi egoismi nel vantaggio per la società. All’indomani del crollo del 1929, John Maynard Keynes metteva in guardia contro la teoria classica secondo cui solo la perfetta razionalità guida il comportamento economico: al contrario, diceva, anche la natura umana, sotto forma di tendenze psicologiche, influenza le nostre azioni. Più di recente con il titolo “Spiriti animali” è stato pubblicato da Rizzoli un testo a cura di George Akerlof, Robert J. Shiller, insigni studiosi statunitensi. Anche qui si insiste sul fattore umano, mica tanto razionale: tanto gli imprenditori quanto i consumatori si muovono spinti dalle emozioni e dalle convinzioni, magari “mitiche”, piuttosto che da raffinati calcoli micro o macroeconomici. Ma gli “spiriti animali” se sono così importanti, che tipo di animali sono? Cosa dobbiamo immaginare ? Lupi ? Certamente Dante Alighieri suggerirebbe questa metafora e con cognizione di causa dato che i suoi tempi avevano visto un capitalismo vero e proprio almeno a Firenze. Ma perchè non tigri ? E vengono in mente le “tigri asiatiche”, la grande e affamata tigre cinese che si sta mangiando tanti mercati da un po’ di tempo a questa parte e ci spaventa tanto. Però l’animal spirit alla base del capitalismo potrebbe essere anche un pinguino, simaptico animale recentemente balzato agli onori delle cronache per uno studio di etologia che lo dipinge stupratore seriale e necrofilo (“mors tua vita mea”) o una foca (intelligente e aggressiva). Personalmente preferisco un capitalismo a misura di scoiattolo e anzi considero questo animaletto un totem da evocare in questo lungo, lunghissimo, periodo di crisi. Mi sembra il simbolo adatto per un capitalismo “risparmioso” che sa tornare alle (dure) virtù dell’accomulazione originaria rinunciando ai fasti (prima) e nefasti (poi) dell’economia del debito che, Stati, aziende e individui hanno cavalcato fino ad arrivare all’impasse di oggi. Un capitalismo attivo ed efficiente. Credibile. E individualista, capace cioè di non cadere nel gregarismo massificante del capitalismo delle formiche o delle api.
E il tuo che capitalismo è ?




