
Che fare dell’area una volta sgomberata dai rifiuti? Tra le ipotesi un polo di produzione di energia solare. Deposito nazionale delle scorie: scelta del luogo nel 2024 costruzione entro il 2029
Partite da tempo le barre radioattive che hanno raggiunto la Francia per il riprocessamento; conclusa la spedizione dei rifiuti a media e bassa attività inviati in Slovacchia, ora il sito che occupa la ex centrale nucleare di Caorso si appresta a diventare libera dalle strutture e dai componenti radioattivi che hanno costituito il corpo della centrale ed essere così restituita alla collettività?
Non sono proprio così lineari i prossimi capitoli della storia ancora da scrivere sull’ex Arturo, sottoposto da una ventina d’anni al processo di dismissione ancora lontano dall’essere concluso.
Infatti all’interno della centrale “sopravvivono” ancora 146 barre di controllo che si trovano nel reattore e che a metà anno (quindi tra breve) potranno iniziare ad essere trattate. Secondo le previsioni di Sogin infatti a metà del 2022 si sarebbe iniziato “ad attaccare” l’edificio reattore e arrivare (saranno necessari alcuni anni) a quella condizione di “prato marrone” che s’intende il momento in cui tutti i componenti saranno stati condizionati e stoccati nei depositi della centrale. Situazione che viene prevista per il 2031 e che resta ancora transitoria in quanto i depositi sono destinati a stoccare provvisoriamente i rifiuti perché sullo sfondo resta ancora il progetto di un sito nazionale da destinare a deposito delle scorie radioattive non solo provenienti dalla centrali. Ma tutto questo è ancora abbondantemente sulla carta. Di là da essere già una realtà.
Se lo stato dell’arte a Caorso è succintamente questo, si affaccia anche una discussione e un primo approccio alla destinazione futura del sito di Caorso, diversa dalle intenzioni dichiarate ai tempi dell’avvio di decommissioning che promettevano di farlo tornare “prato verde”.
E perché non ipotizzare un nuovo indirizzo energetico come polo di produzione di energia alternativa? Un’idea che si sta facendo strada supportata da alcune considerazioni e analisi su un’area enorme ormai molto compromessa dal cemento che potrebbe sposarsi benissimo con le nuove necessità energetiche che la crisi ambientale, climatica ed ora anche economica potrebbe spingere col vento in poppa.
L’idea di un passaggio di consegne per il sito ex nucleare a una produzione “verde” attraverso il fotovoltaico è nell’aria. Quindi non un prato verde ma un sito di produzione di energia verde. Ne parla Antonella Codazzi capogruppo del centrosinistra del comune di Caorso che aggiunge: potrebbe diventare un centro di sperimentazione a carattere nazionale ed un polo tecnologico per l’energia solare. Abbiamo iniziato a pensare a questa idea su cui anche la sindaca di Caorso si mostra d’accordo – segnala ancora Codazzi – alcuni mesi fa. Ci siamo chiesti perché distruggere tutto quando il sito potrebbe di nuovo produrre energia questa volta da fonti rinnovabili considerato anche che esiste tutto il sistema di collegamento con la rete e che il sito sicuramente è molto compromesso, pensiamo ad esempio all’edificio del reattore che scende sottoterra di parecchi metri e difficilmente quell’area potrà essere recuperata a prato verde, per tacere degli edifici civili di supporto che sono di enormi dimensioni… A questo proposito ricordo che già il ministro Franceschini lanciò la proposta di utilizzate edifici come questo per ricoverare e mettere in sicurezza quelle opere d’arte minacciate in caso di calamità naturali. Farne insomma una specie di ospedale per le opere d’arte.
Insomma per Caorso si comincia a pensare al dopo anche se, come si diceva, le impellenze dell’oggi non sono ancora del tutto risolte.
I lavori in corso nella secondo metà del 2022
Con il riprocessamento delle scorie a media e bassa attività non si esaurisce l’attenzione puntata sull’impianto di Caorso.
Al suo interno infatti sono custodite ancora 146 barre di controllo ad alta radioattività alla cui inertizzazione si procederà all’interno dell’edificio della centrale stessa per poi procedere allo stoccaggio nei depositi approntati.
“Si sta attrezzando a questo scopo l’ex locale turbina – dice Antonella Codazzi – come ci ha illustrato la direttrice di Sogin Viviana Cruciani durante l’incontro del tavolo della trasparenza sulla dismissione. Le barre si trovano nel reattore dell’impianto e che, secondo le dichiarazioni di Sogin verrà “attaccato” nella seconda metà di quest’anno e quindi a breve. Saranno trattate in loco e non se ne andranno fuori dall’impianto. Per questa operazione si stanno attrezzando le strutture interne alla centrale. Infatti i lavori necessari saranno effettuati nell’ex locale turbina che è stato da tempo smantellato. “Quindi il sito della centrale – ribadisce Codazzi – non è ancora libero da scorie radioattive perché abbiamo un reattore che contiene ancora materiale radioattivo”.
Ora in centrale a cosa si sta lavorando?
Si stanno costruendo opere impiantistiche per convertire l’edificio turbina in stazione di trattamento e condizionamento di rifiuti radioattivi. E’ necessario avere un luogo specifico per fare il trattamento e il condizionamento delle barre e per questa operazione ed è stato individuato l’edificio turbina svuotato e riutilizzato e quindi si sta costruendo il vecchio corridoio che sarà dedicato al percorso dei rifiuti (waste route), la strada per lo spostamento del materiale radioattivo perché non ci sia dispersione e contaminazione nell’ambiente esterno tra edificio reattore ed edificio turbine. Sono opere notevoli dal punto di vista dei rischi e anche per l’impegno ingegneristico. Per potere trattare questo materiale radioattivo sono necessari anni.
Lo stato dell’arte a Caorso
Prato marrone nel 2031? Così sembra delineato il futuro della centrale nucleare di Caorso. Le tabelle di marcia da qui ad allora dettano date precise. Intanto le scorie a media e bassa radioattività rientreranno – così da programma – nel 2023 dalla Slovacchia. Saranno stoccate nei depositi provvisori che si svuoteranno solo quando sarà realizzato il sito nazionale per le scorie nucleari.
Ma con quali garanzie di sicurezza? Ci si domanda.
Interrogativi e preoccupazioni di recente sottoposte all’attenzione dell’assessore regionale Irene Priolo che, dopo due anni di interruzione a causa della pandemia, ha riconvocato il Tavolo della trasparenza a Caorso (il 28 aprile scorso) in cui sono state illustrate le tappe che investono il processo di decommissioning di Arturo che ha preso il via nei primi anni del 2000 dopo la costituzione di Sogin (1999) a cui fu assegnato il compito specifico della dismissione della centrale stessa.
“Ora per le scorie a media e bassa attività è stata completata la spedizione andata avanti per mesi e mesi. Si tratta di 5.900 fusti inviati in Slovacchia. Quelle scorie – spiega Codazzi – torneranno di dimensioni inferiori e quindi anche la quantità dei fusti sarà ridotta. Sogin sta attrezzando i luoghi per ricoverarli nei due depositi ristrutturati per accoglierli. Riguardo poi alla sicurezza relativa allo stoccaggio dei rifiuti a media e bassa attività al Tavolo della Trasparenza sono venute parole rassicuranti in risposta alle preoccupazioni poste a Sogin – aggiunge Codazzi –. In quella sede, amministratori e associazioni, abbiamo chiesto garanzie sulla messa in sicurezza delle scorie qui stoccate in considerazione del fatto che si trovano di fronte al fiume più potente d’Italia e con il cambiamento climatico in atto, avendo poi una diga a valle a Isola Serafini, l’ipotesi di poter avere una piena di quelle potenti non è solo eccesso di fantasia. Abbiamo visto cosa è accaduto sul Nure nel 2015… immaginiamoci la potenza di un fiume come il Po. Quindi l’interrogativo posto era se si era considerata la sicurezza per le grandi piene dei 500 anni. Consideriamo infatti che il reattore scende sottoterra di diversi metri sotto golena ma questi depositi provvisori naturalmente non sono così in profondità. Riguardo a questo ci è stato detto che la sicurezza è a prova di piena millenaria.
Un altro capitolo poi è quello che riguarda il combustibile nucleare irraggiato. 235 tonnellate comprese le 1032 barre di Caorso tra il 2007 e il 2010 sono state spedite in Francia. Secondo un accordo del 2006 il governo italiano si è impegnato ad accogliere i rifiuti del riprocessamento condizionato e ridotto entro il 2025. Ma a questo punto si pone il problema del deposito nazionale che è rimasto nelle intenzioni.
Tabella di marcia: deposito nazionale entro il 2029
Quella del deposito nazionale è una partita vecchia con tanti stop and go. Partita che si vorrebbe concretizzare entro il 2024 con la decisione sul sito per renderlo utilizzabile già nel 2029. Se le carte programmano questo percorso e quindi da un lato si rassicura che le tappe per conquistare questo obiettivo saranno molto ravvicinate, le ipotesi a tavolino non tengono conto delle opposizioni sui territori da parte dei cittadini che inevitabilmente potrebbero manifestarsi.
Date e azioni conseguenti che se lasciano qualche speranza non fugano del tutto le preoccupazioni che a Caorso ricorrono da tempo. Il timore principale è che in mancanza di un deposito nazionale per le scorie radioattive ogni centrale presente sul suolo italiano diventi deposito dei propri rifiuti. A rassicurare su questo fronte la decisa presa di posizione della Regione Emilia Romagna, ricorda Codazzi.
Nella fase di Valutazione d’impatto ambientale rilasciata dal ministero per la costruzione dei depositi provvisori a Caorso la Regione Emilia Romagna ha stabilito che le scorie dalla Francia non potranno tornare a Caorso. La posizione dunque sarebbe lapalissiana “le barre di combustibile sono state mandate in Francia per il riprocessamento quindi le loro scorie non potranno tornare a Caorso, che non è area neppure potenzialmente idonea per questo. Quindi o si realizza il deposito nazionale entro il 2025 oppure si paga una penale perché restino in Francia per il tempo necessario. Sogin ha dichiarato al Tavolo del 28 aprile che è disponibile, il governo italiano, anche a sostenere le penali.
Mette l’accento sulla posizione della Regione Antonella Codazzi che lo scorso marzo dopo il primo sopralluogo a Caorso dell’assessore regionale Irene Priolo ha inviato a nome del gruppo una lunga e dettagliata lettera in cui ricapitola tutti i passaggi che la centrale ha avuto in questi lunghi 20 anni.
Quanto al deposito delle scorie nazionale – segnala ancora – forse qualche passo avanti, dal punto di vista amministrativo, è stato fatto e questo potrebbe farci ben sperare. Infatti – dice – è stabilito che Caorso non rientra nelle 67 aree indicate nel 2021 come potenzialmente idonee e a metà marzo 2022 è stata trasmessa da Sogin al Ministero per la transizione ecologica la Carta Nazionale delle Aree Idonee (CNAI) per la costruzione del deposito nazionale , stando a quanto si è dichiarato, la costruzione dovrebbe completarsi entro il 2029. Tappe molto precise dunque e quindi se a Caorso il prato marrone è previsto per il 2031 significa che tutto quanto stoccato provvisoriamente nei depositi se ne andrebbe via immediatamente. L’augurio è che – incrociamo le dita per questo dice Codazzi – la mappa non resti di nuovo confinata per 10 anni nei cassetti e che trovi la luce davvero entro il 2024 quando, si è detto, dovrebbe essere indicato il sito per il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e del relativo parco tecnologico. Se così non fosse si rischia che ogni centrale nucleare diventi la discarica dei propri rifiuti. Eventualità inimmaginabile.
Il Tavolo della trasparenza è ripartito e raddoppierà
A piccoli passi però le cose sembrano procedere. Ad aprile – ricorda ancora Antonella Codazzi – sono ripresi i lavori del Tavolo della trasparenza convocato dalla Regione dopo due anni di stop causati dalla pandemia.
Da quell’incontro sono emerse alcune novità tra cui l’idea lanciata dall’assessore Priolo di raddoppiare i tavoli. Dare continuità naturalmente al percorso sulla dismissione della centrale, ma aprire anche un secondo punto di confronto in cui si avvii la discussione sul futuro della centrale. Per approfondire le valutazioni di cui si parlava all’inizio una volta consegnato il sito alla collettività. Quindi l’interrogativo sarà tornare al prato verde oppure riutilizzare il sito per una nuova generazione di produzione di energia dal sole? In un sito così pesantemente compromesso, la centrale ha profondamente alterato la zona del meandro del Mezzanone, ha impermeabilizzato, ha costruito edifici ecc. pare essere il riutilizzo l’idea vincente. L’ipotesi originaria era tentare di ripristinare un’immensa area verde togliendo tutto quello che era stato cementificato.
Però ora si comincia anche a fare un pensiero diverso. Si vedrà. Il pensiero corre veloce e si aggancia anche alla nuove legge regionale appena approvata che dà il via libera alle comunità energetiche. Perché non pensare di fare di Caorso un laboratorio in questo campo chiamando a collaborare l’ente pubblico (Comune, Regione), Sogin e i cittadini del paese? “Si potrebbe consumare energia autoprodotta e diventerebbe un centro di sperimentazione”. E’ l’idea.
Un esempio forte di riconversione industriale e civile. Il pensiero corre veloce e intercetta il tesoretto di 29 milioni di compensazioni ottenute di recente dal Comune di Caorso. “La 368/2003 (la legge ah hoc per i siti di centrali nucleari) stabilisce che si utilizzino queste risorse per compensazioni ambientali”.. Perfetta coerenza ma la strada resta lunga e anche un po’ incerta.
Antonella Lenti




