di Ludovico Antiochia – “Ma è su internet!”. All’esame di maturità c’è chi prova a rispondere così. In fondo il candidato ha quasi ragione. Come dargli del tutto torto, quando quotidianamente tutti ormai ci affidiamo al provvidenziale motore di ricerca sul nostro smartphone per trovare quello che ci serve. L’informazione, la formazione, l’educazione, perfino, sono concetti che hanno assunto un significato diverso da quando si è compiuta la rivoluzione di Google. In sostanza con un trend di leggera, ma continua, svalutazione di quanto è impegnativo, lungo, strutturato, a vantaggio di soluzioni smart, facili, immediate.
“Vita brevis, ars longa” dicevano gli antichi, noi invece siamo, lo faceva già notare Giovannino Guareschi, negli anni ‘60, nel suo film “La rabbia”, per “Vita longa, ars brevis”. E si potrebbe ovviamente notare che… ci mancherebbe altro! Almeno per la prima parte dell’aforisma, che risale, nella sua versione originale, ad Ippocrate.
In questi anni, in cui si è diffuso il paradigma della competenza come endpoint dell’apprendimento, viene spontaneo cercare, o almeno attendersi una app che ci permetta di fare quello che ci serve presto e bene. Invece è in ribasso un sapere che tenta un’interpretazione, una propria “lettura” anche magari dei dati su internet, senza limitarsi ai primi tre risultati forniti da google, senza affidarsi a priori ai template o all’intelligenza artificiale che ci aspettano come utilizzatori. Chiaramente sappiamo che tutto ciò ha un costo in termini di originalità, di creatività, siamo consapevoli che il sapere digitale spesso, per quanto vero e utile, ha un bassissimo valore anche economico perché è noto ovunque alle stesse condizioni per cui è noto a noi. Si tratta di una conoscenza, o di una competenza, basilare, impersonale, ovvia, che ci fa comodo, ma che ci lascia sostanzialmente passivi, perché agiti da altri, gli ignoti autori del software o eventuali altri manipolatori.

Per questo motivo teniamoci care le nostre istituzioni culturali: anche quelle più tradizionali hanno una loro interessante ragion d’essere proprio per la loro inattualità. Le scuole e i prof. fuori moda hanno un senso ai tempi di internet se riescono a confinare “la rete delle reti” mettendo in primo piano l’attività umana della comprensione del senso, che non è mai fatta una volta per tutte ma, fatto che per la logica binaria è un vero scandalo, è cangiante, nel momento stesso in cui si compie. A Piacenza, quindi, viva le università e chi decide di andarci. Che non sono solo necessariamente i simpatici plotoni di ventenni alla ricerca della laurea triennale e magistrale, in vista dalle parti del Politecnico o della Cattolica.
Presso l’ateneo di San Lazzaro è possibile frequentare da molti anni, il prossimo saranno XX, il corso di formazione “Cives”, rivolto a giovani ed adulti, anche non iscritti all’università. Una palestra di pensiero autonomo che aiuta a non adagiarsi, in particolare, nella standard view dei social network che avranno essi pure i loro meriti ma di cui, dai fatti di cambridge analytica, è saggio diffidare.
Quest’anno il titolo della proposta di Cives è “Bello da Dio”. “Una ricerca del bello che è nella natura dell’uomo”, dicono i curatori. Non in senso puramente estetico, ma piuttosto una ricerca esistenziale che coinvolge sicuramente l’arte e la natura, ma anche il vivere sociale, le città, il lavoro quotidiano, la politica, l’economia, il rispetto dell’ambiente e soprattutto il “Sè”, il sentirsi “in armonia”, il senso della propria vicenda personale. I prossimi incontri prevedono, sempre alle ore 20 di venerdì sera la lezione di Damiano Palano, docente di Filosofia politica Università Cattolica di Milano, su “Il bello della politica” (29 novembre), seguirà il prof. Roberto Maier, docente di Teologia Università Cattolica e Facoltà Teologica Italia Settentrionale che esporrà “Il canone della bellezza cristiana” (13 dicembre). Il pensiero cristiano vede la bellezza nel creato, nelle relazioni sociali e nell’intimo del privato. Lecito dubitarne, ma è certo che rifletterci fa un gran bene a chi vuole mantenersi libero pensatore e sfuggire all’omologazione del pensiero unico. Nel mese di gennaio “Bello da Dio” prosegue con la seconda parte “La bellezza a Piacenza”. Lecito dubitare anche di questo, ma non sarà facile trovarne l’equivalente, in termini di stimolo e senso critico, in una pagina web su internet.




