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La data di nascita del sodalizio Piacenza calcio è persa. Lo scritto in cui si documentava che la città aveva una squadra per cominciare a scalciare il pallone, se l’è portata via la guerra. Il primo club ufficiale del mondo (Sheffield) c’era da sessantadue anni; il primo italiano (Genoa) da ventisei.
Di certo abbiamo la data di affiliazione alla Federazione del Giuoco: 30 settembre 1919. Se usiamo questa per fissare il compleanno, siamo già nel secolo nuovo. Se usiamo questa, il primo goal del secolo nuovo, lo ha segnato Paponi a San Benedetto. Dati alla mano dovrei aver vissuto gli anni migliori della presenza biancorossa. Ho visto più di 20 campionati tra serie A e B, quasi tutti quelli disputati ai piani alti. Penso di vantare ancora qualche credito con chi li organizza i campionati. Lo spareggio truccato a Firenze e la Prima serie A scippata, non li hanno mai risarciti, però resto soddisfatto.

Leonardo Garilli

Tra poco cominceremo l’ultima pagina del calendario gregoriano di questo denso 2019. Giusto il tempo di ritirare un paio di buste paga, e ne risentiremo parlare solo in qualche dibattito politico. Le controparti si rinfacceranno le posizioni tenute sulla questione ex Ilva, o sul Mose malfunzionante. Noi che seguiamo il Piacenza Calcio, lo ricorderemo per le figurine che Eataly regalava con la spesa, e per quelle che regala adesso l’Esselunga. La grafica è migliorata. Lo ricorderemo per la rotonda di Barriera Genova addobbata con il centenario. Quello di Ponzini. E lo ricorderemo per la serie B inseguita, accarezzata, sfuggita. Piacenza è città dei bambini. La è diventata, anche grazie all’impegno di Fabrizio Garilli, di scrivere Unicef sulle maglie biancorosse. Ho visto ieri la foto di una bellissima bambina. Sorride all’obiettivo. Nella mano destra tiene la figurina di Stefano Gatti, nella mano sinistra quella di Daniele Cacia. Sorride perché ha trovato i suoi eroi, li tiene vicini. Piacenza è piccola. Ho scoperto che mentre nasceva il calcio, moriva Luigi Illica, librettista d’opera. E ho scoperto che via Illica è però dedicata a Girolamo, farmacista. Non ho ancora capito a chi è dedicata via Venturini, ma ci sto lavorando. In Via Venturini incontravo Garilli, a volte anche Cacia. Gatti invece lo aggancio sul Corso. Nell’ultima passeggiata abbiamo discusso di istituzioni, di rapporti interpersonali, di costi che la passione impone. Sa che appoggio chi mette il soldo, non chi chiacchiera, ma vedo che ci tiene a tenermi sul pezzo. Piacenza è piccola, le storie si intrecciano: le vie coi corsi, i Garilli coi Gatti, le figurine con la spesa, i bambini con gli eventi, i cent’anni di uno con quelli dell’altro. Manca solo di intrecciare un filotto di vittorie per arrivare carichi all’anno 2020. Il secolo è finito, la stagione numero centouno è tutta da seguire.

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