Carburante, c’è chi abbassa il prezzo

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di Gianluca Perdoni – Da quella che fu dell’aspirante premier Bersani a quella benedetta dagli automobilisti che guardano i centesimi di differenza. Ti imbatti nella pompa di benzina simbolo dell’Italia che va o che cerca di rimettersi in moto e si finisce sempre a Bettola. Ci si arriva a tappe, ma ci si arriva su un binario di evocative analogie. Con partenza dalla strada Valnure dove da un mese quasi esatto è sorta la mega stazione di servizio che sta facendo pesare di meno il pieno ai piacentini come certifica l’app sul telefono aggiornata sui prezzi al litro. Per dare un’idea nel giorno del nostro sopralluogo la benzina valeva 1,645 euro al litro e il gasolio era addirittura al di sotto della soglia di 1,6 euro con un 1,595 che ci riporta di parecchio indietro con i tempi. Altro esempio: il gpl era stabile sugli 0,785 euro al litro contro una media generale che supera abbondantemente gli 80 centesimi.

Un monumento al risparmio che si fa notare grazie al design unico e ai materiali utilizzati per concepire la strutture. Linee squadrate, futuristiche  e un po’ austere, tanto cemento e luci led che sembrano proiettare nel futuro la prima stazione di servizio gestita dalla Piacenza Petroli. Un unicum che sta già riscuotendo la curiosità e l’interesse delle maggiori compagnie petrolifere. Per il concept e per il format. Lo sfruttamento degli spazi, l’armonia della struttura e l’utilizzo dei totem sono i tratti caratteristici dell’impianto che ha visto la luce dopo otto lunghi anni di gestazione e travaglio al termine della solita battaglia tutta italiana contro la burocrazia. A colpi di ricorsi e controricorsi ha avuto ragione la pervicacia di Pierluca Pareti, trentasei anni appena, nipote di Domenico Callegari che della Piacenza Petroli fu fondatore nel 1975 e oggi alla guida dell’azienda. Sue le linee guida del progetto della struttura fissate da Alessandro Losi e dall’architetto Cogni. Di Pierluca Pareti soprattutto l’idea di sfruttare i rapporti commerciali con le principali compagnie petrolifere per creare una pompa no logo in grado di reggere il confronto con il mercato e addirittura di aggredirlo dalla trincea del mercato libero. “In effetti gli altri distributori della zona hanno iniziato ad adeguarsi alle nostre tariffe”, spiega Davide Paraboschi, responsabile della stazione di servizio. Anche lui giovanissimo, 31 anni, con precedenti esperienze nei settori alberghiero e commerciale, entusiasta di questo progetto che comprende anche una collaborazione con la Cooperativa San Martino. Anche quella della fornitura di manodopera è una formula inedita nel panorama delle stazioni di servizio. Che si traduce in un vantaggio per i consumatori: le pompe non sono sguarnite e non si resta soli in balia del “fai da te”. I ragazzi addetti alle varie pompe, tutti piacentini e di età compresa tra i 18 anni di Davide e i 43 di Ulisse, sono forniti dalla cooperativa, ma con la prospettiva di essere assunti in pianta stabile dalla Piacenza Petroli. “Se gli affari andranno bene”, sottolinea Davide Paraboschi incrociando le dita. Ma gli affari stanno andando decisamente bene.

Entro febbraio dovrebbero aggiungersi un bar tabacchi e una trattoria alla struttura che oggi oltre al lavaggio mette a disposizione dei clienti dodici “pistole” che erogano benzina, altrettante per il gasolio e quattro per metano e gpl. Impianti di ultimissima generazione per un investimento che supera i due milioni di euro per puntare forte sull’innovazione. E sul servizio full optional rivolto in particolare alle imprese: dal prelevamento in loco, alla cura, alla pulizia, al lavaggio fino al pieno delle flotte aziendali.

La cornice la fanno le luci led, altra nota caratteristica, fornite da un’altra ditta piacentina, la Led 21 di Quarto, esempio di collaborazione all’interno della filiera locale. Ma la sostanza, quella percepita di chi al mattino scorre l’apposita applicazione sul telefonino prima di mettersi in viaggio la fanno le tariffe. Piacenza Petroli, come tutte le pompe bianche, si muove entro le maglie di un mercato allargato dalle liberalizzazioni introdotte per primo proprio da Pierluigi Bersani (Bettola che ritorna) nel 2007. Nel testo elaborato dall’allora ministro dello sviluppo economico del governo Prodi si prevedevano  in merito alle restrizioni alla concorrenza una serie di interventi apri-pista anche alla grande distribuzione, alla vendita cioè in supermercati ed ipermercati. Tratto il dado, ecco il rapido proliferare delle pompe bianche anche al di fuori dei centri commerciali. “Compriamo da varie compagnie a seconda dei prezzi e della qualità, abbiamo i mezzi per il trasporto e la possibilità di stoccare il prodotto. Così, saltiamo un passaggio della catena e possiamo ricavare margini pur applicando un listino più basso agli automobilisti”, spiega Paraboschi.  La conduzione autonoma dell’impianto permette una gestione più semplice dei costi, mentre ai distributori “colorati” è imposto il vincolo della fornitura in esclusiva. Possono, cioè, rifornirsi esclusivamente dalla compagnia che espone il marchio dell’impianto (di cui spesso è anche proprietaria) alle condizioni imposte unilateralmente dalla stessa compagnia che, in assenza di concorrenti, fissa il prezzo che ritiene migliore per se stessa. “Ogni mattina alle nove – dice ancora Paraboschi – si guarda il listino della Borsa e si fa una previsione del prezzo del petrolio al barile per le successive quarantotto ore, quindi si procede al reperimento del carburante con un occhio al miglior rapporto qualità – prezzo”.

Il riscontro è positivo. La scommessa tutta giovane e tutta made in Piacenza sembra già vinta e non si esclude che presto possano aggiungersi altre stazioni di servizio come quella sulla Valnure. Con lo stesso indistinguibile stile che ha catturato già le maggiori compagnie. Ma che soprattutto con sta facendo felici i consumatori piacentini. Questo sì, è un pieno di consensi.

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