di Cesare Raimondi – Prendiamo il vino ad esempio. La sigla DOC garantisce l’origine. Entriamo nello specifico. Il Gutturnio è un vino DOC. Anche senza particolari formazioni enologiche ci si accorge che un Gutturnio della Val d’Arda, somiglia a quello della Val Tidone, come possono somigliarsi due gemelli eterozigoti. Piacenza è il riferimento. un territorio di origine molto controllata. All’interno di questa delimitazione, c’è una zona in cui le caratteristiche del terreno, spingono verso l’eccellenza i prodotti: San Nicolò.
Incontro Marcello Campolonghi, per me il meglio della produzione autoctona. Ho approfittato della disponibilità, proponendogli lo schema domande 10+1, e ha accettato.
1) Futuro anteriore: Marcello, nella stagione appena conclusa hai allenato la Beretti del Pro Piacenza. Per quella a venire è tutto a posto?
“E’ stata un’ esperienza importante quella al Pro. Ho affrontato tutti gli scalini delle giovanili: Giovanissimi, Allievi, Beretti. E mentre crescevano loro, mi sono accorto che crescevo anch’io. Per la prossima stagione ho un impegno. Definirlo entusiasmante è riduttivo. L’Udinese mi ha scelto come responsabile per le loro Academy nel Nord Ovest, e di essere il loro punto di riferimento per il centro formazione che hanno in Albania. Rimarrò quindi a contatto con ragazzi che approcciano il mondo sportivo. Inoltre dovrò confrontarmi con altri allenatori, altri metodi, altre visioni. Non vedo l’ora”.
2) Futuro semplice: quindi hai deciso, da grande farai il manager?
“Non è detto. La figura dell’allenatore non è più quella cui siamo abituati. Quelli che ho avuto ad esempio, con tutti i distinguo del caso, erano figure di spogliatoio. Seguivano noi, rispondevano del nostro lavoro. Oggi sono direttori d’azienda, chiamati a responsabilità gestionali a 360°. Si dice che il calcio è un bel gioco perché non cambia mai. Se ci si ferma al risultato è sicuro. Per vincere resta che devi mettere in porta un punto più dell’avversario. Dietro le quinte però cambia tutto. Il percorso di come arrivare a quello che mette il punto in più, è meraviglia”.
3) Passato: la carriera l’ho seguita bene. Non ti chiedo bilanci, ma una curiosità. Sei stato Nazionale di serie C, Under 21, hai vinto i giochi del Mediterraneo. Come arrivano le convocazioni Azzurre? Quando le ricevevi, correvi alla pagina del televideo per sapere con chi avresti giocato?
“Avvisano la società. Ti chiamano in sede dove ottieni le informazioni necessarie: da quando devi renderti disponibile, alle modalità per raggiungere Coverciano. Ero a Brescia, avevamo già conquistato aritmeticamente la promozione in A. Fine dell’allenamento, mi dicono di passare in segreteria. “Devi saltare la partita della festa, sei convocato in Nazionale”. Pensavo a uno scherzo anche quando ho visto il foglio ufficiale. Tra le info c’è pure quella di chi saranno i compagni di avventura. Magari erano loro a non sapere chi fossi, ero la sorpresa”.
4) Passato prossimo: Ricordo quando eri a Lecce. Procuri il rigore che Giannini trasforma, ed è la seconda serie A conquistata. Si può descrivere il momento in cui realizzi che la gente impazzisce e sei stato tu l’artefice?
“No, perché a me riusciva dopo la doccia, il realizzare quanto successo attorno. E di solito la follia era stemperata Sentivo la cornice di pubblico solo all’ingresso. Quando l’arbitro dava il segnale di partenza, a me consegnava il biglietto per un altro pianeta. Credo fosse un mio punto di forza”.
5) – Passato remoto: Chi ha impresso a fuoco il suo marchio sulla tua carriera?
“Farei dei torti, ho imparato da troppi. Ringrazio tutti, però, per molto o poco che sia, in quel che ho combinato, ho inciso in bella percentuale”.
6) Verbi irregolari: Ero a Siena nel 2001 quando si infortunò Ambrosetti. Giocavi lì, e la nostra curva a fine gara ti salutò calorosamente col coro “Uno di noi”. Ero a Piacenza nel 2004, quando la stessa curva ti dedicò uno striscione, diciamo, di dissenso. Bisogna stare attenti a cosa si firma?
“Speravo proprio me lo chiedessi. Hai sentito solo il coro, ma quel giorno mi diedero anche una targa che certificava l’affetto. Nel 2004 firmai per il Como. Una bella puntualità, fu l’anno del fallimento legato a Preziosi. Per 6 mesi non prendiamo un euro. Con la finestra di mercato invernale alle porte, chiamo l’allora procuratore: ‘Proponimi al Piacenza, anche da quarta punta, senza problemi sull’ingaggio. Chiedi solo di farmi finire la carriera a casa’. Arrivammo a fine gennaio, la proposta non venne accettata. Stavolta è il procuratore a chiamare. ‘Ho ricevuto due richieste: Cremona e Grosseto. Le ho messe in ordine di solidità economica, non di quantità, non c’è differenza. Domani mattina devo rispondere’. Ho risposto da professionista, lo ero e lo volevo rimanere”.
7) – Verbo stampato: Ho letto un articolo tempo fa in cui si parlava di te e Filippo Inzaghi. In pratica diceva che andavate a pescare insieme, e lui ti spiegava come fare goal. Che rapporto hai avuto con i media?
“Nello specifico posso dirti che con Filippo, ci conosciamo da sempre, ma non siamo mai andati a pesca. E’ un gioco delle parti. Il giornalista, non ci ha sentiti, sa che siamo dello stesso paese e colora le cose come vorrebbe fossero. In generale non ho mai avuto problemi con i mezzi di comunicazione. Ci siamo sempre rispettati a vicenda. Forse se cerchi su qualche altro quotidiano, trovi che giocavo a bocce con Simone Inzaghi. Lo faremo sicuramente, perché siamo amici. Per adesso è un po’ presto”.
8) – Verbo salute: Ti metti alle spalle il professionismo, ma non trovi il chiodo giusto cui appendere le scarpe bullonate. Tesserato per un ambizioso San Nicolò, succede che in uno scontro col portiere rimani steso, privo di sensi. E’ stato il peggiore infortunio subito?
“Fu una cosa seria, mi portarono in ospedale per la TAC. Ma non lo considero nemmeno un infortunio, perché non ricordo niente. Di certo è quello su cui ho riflettuto più a lungo”.
9) – Verbo forzato: questa è facile, ne hai incontrati molti, ma quello che faceva davvero paura a vederlo giocare, chi è?
“Si, è facile: Pirlo. Quando l’ho conosciuto, considera che ha quattro anni meno di me, era già come poi lo abbiamo conosciuto tutti”.
10) – Presente: A Siena hai fatto “pancia e tasca, sei diventato coppia. E questa diventa una domanda al plurale. Avete due bimbe splendide: Viola di 10 anni e Aurora di 5. quindi questo è l’anno giusto per cercare loro un fratello. Ci avevi pensato?
“Giusto, è una domanda al plurale. Mi consulto in famiglia, poi ti faccio sapere. Non sei di fretta vero?”
11) – Questa è l’ultima, dovrebbe essere il quesito imbarazzante. Potrei dire che una sera mi passasti il cellulare perché c’era qualcuno che voleva salutarmi. Invece era una linea 144. Ma sarebbe imbarazzante per me, perché restituii il telefono mezz’ora dopo. Allora ripiego su un test mnemonico. Chi era Steven Torbidoni?
“Grandissimo, l’ho conosciuto in Under 21. Era di Roma, giocava a Reggio Calabria quando vinsero la C. Ha smesso presto, problemi mai risolti a un ginocchio”.
Tutto giusto, mi sono documentato. Grazie Marcello e buona fortuna.




