di Roberta Suzzani – «Eggià, sono trentatré anni». Quella che appare fugacemente sul volto di Walter Bulla, patron dell’omonimo negozio di via Colombo, è un misto tra meraviglia e orgoglio. Per un momento rimane sospeso nei suoi ricordi, tra un cliente appena uscito salutato come fosse un amico di vecchia data e, in mano, il ritaglio di giornale, ormai vecchio di tre anni, dedicato ai primi trent’anni di attività festeggiati con l’allora sindaco Roberto Reggi.
Era giugno 2010. Tre più trenta: trentatré. Un bel traguardo, specie in tempi di crisi come quelli odierni in cui già arrivare a quota trentatré settimane significa aver superato la soglia più critica.
Aspettando di spegnere le candeline di una torta necessariamente più grande dell’ultima, Walter Bulla si lascia andare a quattro chiacchiere a metà strada tra l’amarcord degli esordi a Cortemaggiore – con una fuga ad ancora prima alla Trattoria della mamma e ai suoi insegnamenti – e i progetti per il futuro, sempre tenendo ben presente che «è oggi che dobbiamo lavorare bene per avere un bel domani».
Il segreto? Tenere bene a mente gli insegnamenti della mamma «che alzava la saracinesca della sua trattoria sette giorni su sette e non aveva nessuno che le desse il cambio. Lavorare con amore e accogliere tutti con un sorriso. Non ci sono regole matematiche o formule segrete, basta metterci il cuore e tirarsi su le maniche. Le difficoltà sono quotidiane e quotidianamente ci si deve impegnare per trovare una soluzione. Se un segreto c’è è quello di porsi degli obiettivi e puntare a raggiungerli».
Cuore e impegno. Di impegno per se stesso, ma soprattutto per gli altri, Walter Bulla ne ha messo tanto. Come quando decise di farsi portavoce dei commercianti di via Colombo esclusi, come i colleghi di viale Dante e di via Bianchi, dal circuito del centro e quindi dalla zona delle aperture domenicali senza limiti. Stanco di stare ad aspettare risposte che non arrivavano è passato ai fatti e si è incatenato fuori dalla sede dell’Unione Commercianti.
Da allora, era il 2009, molto è cambiato. Oggi gli orari di apertura degli esercizi commerciali sono liberi, ma la difesa della “libera serrata” abbracciata da Bulla ha smosso le acque piacentine. E le ha smosse ancora nel febbraio scorso, quando, di fronte a un Facsal che storceva il naso al Mercato Europeo, lui gli ha strizzato l’occhio, pronto ad accogliere a braccia aperte un’opportunità «che avrebbe portato giovamento ai nostri negozi, e che sarebbe anche stata valorizzata proprio dalla presenza delle attività presenti in questa via».
«Di questi tempi – riflette mentre sfoglia i tanti articoli di giornale che riportano il suo nome – la cosa più importante è il dialogo». Un dialogo tra le varie unioni di commercianti che in questi anni sono nate in quasi tutti i quartieri della città – i commercianti di via Colombo, il comitato Botteghe del Borgo, i commercianti di viale Dante, tanto per citarne alcuni – e gli organi centrali.
«Più voci unite sono più efficaci di una voce solitaria. La nostra unione è nata dieci anni fa proprio per questo, perché solo insieme potevamo far valere le nostre ragioni di fronte all’Amministrazione comunale e all’Unione Commercianti. Qualche incomprensione negli anni c’è stata, altrimenti non mi sarei incatenato in via Bobbiese. Allora non ci sentivamo ascoltati da un’associazione a cui la mia famiglia è iscritta praticamente da sempre. Ora il clima è più disteso. Tutti sono consapevoli che solo restando uniti possiamo trovare soluzioni reali per uscire da questo stato di crisi, anche se qualche “dimenticanza” capita ancora». Il riferimento è chiaro: l’esclusione dei negozianti “di periferia” dallo Sbaracco del passato settembre. «Qualcosa nella cabina di regia non deve aver funzionato e si sono concentrati solo sul centro storico dimenticandosi che i negozi sono in tutta la città.
Dimenticandosi soprattutto dei grossi sacrifici che i negozi di via Colombo hanno dovuto sopportare durante i mesi di cantiere per la riqualificazione del tratto stradale. Oggi la strada è tornata percorribile come e meglio di prima, ma per mesi abbiamo lavorato in situazioni a dir poco critiche».
Del passato, però, Bulla vuole prendere solo il buono. «La chiave è guardare a quello che facevano i nostri vecchi che lavoravano dieci ore al giorno. Solo con un impegno totale si ottengono risultati reali. Nel mio negozio arrivano clienti da Milano e da Parma. E l’assortimento è solo uno dei motivi che li spingono a fare tanta strada. Senza voglia di fare, non si fa molto. Anzi, nulla».l solco, quelli della nuova webtv di PiacenzaSera si augurano di realizzare il loro sogno matto. Lo slancio generoso c’è.




