Biogas, Borgotrebbia a muso duro
Cittadini contro il progetto di centrale

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di Roberta Suzzani – Il futuro di Borgotrebbia è appeso a una sentenza della Corte Costituzionale che, dando ragione ai Comitati no-Biogas, il 20 maggio scorso ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della Legge della Regione Marche n.3 del 26 marzo 2013 e, rimandando alla normativa dell’Unione Europea, ha vincolato alla procedura di Via (valutazione di impatto ambientale) tutti i progetti pubblici e privati di centrali a biomasse.

La chiave di volta sta in quel “tutti i progetti”. Progetti di qualsiasi dimensione. Quindi anche quelli “piccoli” da 300 kw per cui ora, in Italia e solo in Italia, c’è una corsia preferenziale che non prevedere il passaggio politico in Consiglio comunale o in Giunta e soprattutto non prevede la partecipazione dei cittadini. Progetti come quello, già approvato dalla Conferenza dei Servizi, nel cuore di Borgotrebbia. A 500 metri in linea d’aria dalla città e dall’ospedale e a soli 50 dalle abitazioni. A meno di due passi dal Parco Fluviale del Trebbia e proprio sul ciglio dell’argine. «Quell’argine, signor sindaco, che nelle sue promesse elettorali doveva diventare un punto di aggregazione per manifestazioni culturali e musicali» come ha stigmatizzato Luigi Pagano, una della anime del neonato Comitato di cittadini che promettono battaglia se non verranno ascoltati.

In una serata afosa di inizio estate, per gli abitanti della frazione cittadina, però, è arrivata una boccata d’aria fresca e ha fatto capolino la speranza di non vedere «ulteriorimente violentata la nostra zona, su cui già pesano problematiche come la discarica che ogni volta che piove porta in Trebbia immondizia di ogni genere, il recupero del circolo Ippico, ora abitato solo da ratti, discoteche abusive e il progetto in via di realizzazione di un nuovo insediamento di capannoni che porterà nuovi camion a transitare su queste strade strette e consumate».

«No, grazie». E’ la risposta – ingentilita – che la Comunità di Borgotrebbia ha dato a Paolo Dosi all’assemblea pubblica convocata proprio dal sindaco all’associazione ricreativa Tennis Borgotrebbia. Accompagnato dall’assessore alla partecipazione Luigi Rabuffi, da un silenzioso Silvio Bisotti (pianificazione e rigenerazione urbana) e dal tecnico dell’azienda propositrice Fabio Zaffignani, nelle intenzioni del primocittadino c’era quella di far passare il progetto come un male necessario di cui l’Amministrazione comunale non ha colpe.

«Per impianti di piccole dimensioni come quello che è stato presentato per Borgotrebbia non è prevista una consultazione politica. Tutto viene gestito direttamente dagli Uffici che lavorano con la Conferenza dei Servizi e i soggetti interessati».

Giustificazione – ripresa anche dall’assessore Rabuffi nella sua relazione più volte interrotta dagli interventi e dai fischi dei cittadini – che non ha retto di fronte al malumore dei cittadini. Indice puntato sulla mancata partecipazione.

«Perché non ci avete parlato»? La domanda è rimbalzata sulle bocche di tanti, di tutti i presenti che più volte l’hanno posta agli amministratori. Domanda ripresa dai rappresentanti dell’Associazione Legambiente Laura Chiappa e Paolo Lega.

«L’Amministrazione non può chiudere gli occhi – ha sottolineato Laura Chiappa – Se un impianto non rispetta i concetti base di sostenibilità, se provoca problemi alla cittadinanza, se non è ben visto da chi abita nelle vicinanze dell’eventuale centrale il Comune deve farsi carico delle sue responsabilità e intervenire prima che il progetto vada in Conferenza dei Servizi. Quando il meccanismo è partito diventa tutto più difficile. E’ arrivato il momento di smetterla di fare partecipazione tardiva, solo dopo che si sono prese le decisioni. Non è così che si fa una buona amministrazione».

Animi agitati e la promessa di non cedere neppure di fronte ai camion «quando inizieranno i lavori».

Un vero e proprio “muso duro” quello presentato dai cittadini al faccia a faccia con il Comune che si è chiuso con l’alzata della bandiera bianca da parte dell’Amministrazione, la promessa di rivedersi presto «dopo la valutazione delle carte che ci avete fornito» e una stretta di mano. Anche se nell’altra, i cittadini, stringono già il ricorso che, se il progetto della centrale non verrà bloccato dal Palazzo a breve, è già pronto per arrivare sul tavolo del Tribunale Amministrativo Regionale.

«Come comitato – ha annunciato Davide Bazzani, che ha condotto le ricerche legislative necessarie per portare avanti le ragioni della frazione – sappiamo che questo impianto è fuori legge rispetto alla normativa europea. Chiediamo quindi l’immadiata revoca delle autorizzazioni concesse. In altra maniera il nostro legale Auguto Ridella ha già pronte le carte per avviare il ricorso al Tar».

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