Stavolta la resa dei conti tra Partito Democratico e Rifondazione comunista è improcrastinabile. L’assenza del consigliere Carlo Pallavicini (nella foto) nella notte del voto sul bilancio previsionale, seguita a una serie di dichiarazioni ambigue sul provvedimento più importante della giunta, hanno fornito l’assist per affrontare un nodo che giaceva lì forse da troppo tempo. Stavolta non aveva alternative e così il giorno dopo, con un comunicato a firma del segretario provinciale Gianluigi Molinari, del segretario cittadino Paolo Sckokai e del capogruppo Daniel Negri, il Pd è stato finalmente categorico: “Rifondazione inviti Pallavicini a dimettersi dal Consiglio oppure saremo costretti a rivedere l’alleanza che governa il Comune”. Le tensioni sono iniziate con lo scoppio delle varie vertenze Ikea che avevano visto, e vedono tuttora, da una parte Pallavicini “combattere” al fianco dei facchini dei Si Cobas, dall’altra importanti frange del Pd difendere le cooperative impiegate nel polo logistico. Da mesi Pallavicini è separato in casa e non ha mai fatto nulla per farsi amare (di recente ha perfino litigato con il consigliere Michele Bricchi).
Una questione che però alla luce degli ultimi sviluppi investe anche la permanenza dell’assessore di Rifondazione comunista Luigi Rabuffi la cui poltrona, che era già scricchiolante, ora traballa vistosamente. Del resto l’interessato non aveva nascosto certe volte “l’imbarazzo” per una situazione scomoda. Il sindaco Paolo Dosi ha sempre cercato di rinviare la questione. Ma ora il tempo delle verifiche è giunto. Il Pd vuole chiarire la posizione di Rifondazione nell’alleanza e quella di Pallavicini nel partito dopo una serie di presunti equivoci che adombravano distanze tra lo stesso consigliere, più intransigente nei confronti dell’amministrazione Dosi, e la linea del partito dettata dal segretari David Santi, che aveva promesso voto favorevole sul bilancio. Scrive il Pd: “Non può invece che suscitare in noi un sorriso amaro ed il rimando a successivi chiarimenti il mancato appoggio alla manovra del consigliere Carlo Pallavicini, sul cui ruolo nel partito Rifondazione dovrebbe fare una seria analisi in vista del prosieguo dei lavori in giunta. Ci pare ovvio che la prossima mossa di Sinistra per Piacenza debba essere quella di chiedere le dimissioni del proprio rappresentante, consentendo alla coalizione di riprendere un confronto sui temi amministrativi e non sulle ideologie. Altrimenti, se ne prenderà serenamente, e politicamente, atto, con la conclusione ovvia che non è più possibile governare insieme. Auspichiamo che il gruppo di Sinistra per Piacenza riporti ordine nelle propria fila. In caso contrario, a breve trarremo le nostre conclusioni”. Poco dopo ecco arrivare le difese dello stesso Pallavicini e del Prc che hanno parlato di “attacchi sguaiati del Pd”. Niente acqua sul fuoco, insomma. Il caso c’è e nelle prossime settimane i partiti si vedranno per vedere se sarà possibile chiarire. I più ritengono che la maggioranza, come dimostrato sul voto di bilancio, possa andare avanti anche senza l’apporto di Rifondazione. Per questo esiste già una exit strategy che prevede l’ingresso in giunta, al posto di Rabuffi, di un esponente del Pd stesso oppure dei Moderati ai quali sarebbe già stato offerto il seggio. In quest’ultimo caso il sindaco tenterebbe di ammansire il gruppo che in aula fa capo a Roberto Colla e Lucia Rocchi, da sempre leale ma non prono a qualunque costo. Si vedrà se cederanno alle lusinghe.




