
“Quanto nuovamente accaduto in questi giorni sul ponte di Pievetta, interdetto al traffico pesante da oltre un anno e mezzo, riporta putroppo alla ribalta il tema della qualità della nostra viabilità, e il particolare lo stato di obsolescenza della rete viaria e delle sue parti nodali come, appunto, i ponti e i cavalcavia. Alla Lombardia siamo collegati da 6 ponti stradali e da due autrostradali. Da Pavia a Cremona, passando per Piacenza, il 100% dei ponti stradali risulta chiuso al traffico pesante senza una indicazione certa in merito alle date di riapertura.
Sto parlando, oltre a quello di Pieve porto Morone e della Becca in provincia di Pavia (che comunque ci interessano visti i fatti di cronaca), Piacenza, San Nazzaro, Castelvetro e San Daniele Po. Tutto il traffico è quindi obbligato a transitare in autostrada con aggravi economici sia per pagamento di pedaggi che per allungamento di tempi di percorrenza e conseguenti danni ambientali. Senza contare le difficoltà ad ottenere permessi per il transito in autostrada dei mezzi d’opera. Situazione terribile per una provincia di confine e rivierasca che impone di attraversare continuamente ed inevitabilmente il grande fiume verso la Lombardia, terra di elezione per tante attività economiche. Sono anni che solleviamo il problema. Lo abbiamo fatto anche insieme alle associazioni artigiane, re-gistrando attenzione da parte dei nostri consiglieri regionali e dei parlamentari. Grazie anche a queste sollecitazioni è stato reperito il finanziamento di 7,5 milioni per l’intervento sul ponte di Castelvetro per il quale la Provincia sta lavorando al progetto esecutivo in vista dell’emissione del bando di appalto.

Ci auguriamo che i tempi siano brevi e che soprattutto che questo intervento risolva il problema del transito dei mezzi pesanti. Come dicemmo allora – e lo ribadiamo oggi – è necessario che Emilia e Lombardia lavorino insieme per trovare rapide soluzioni anche per coordinare le azioni che nella limitrofa Lombardia si stanno mettendo in campo per fronteggiare un vero e proprio stato di crisi sull’asse del Po la cui portata rende necessario un intervento diretto del Ministero delle Infrastrutture. Oggi siamo più confidenti di allora, poiché conosciamo l’attenzione che il Ministro De Micheli ha verso questi temi, come lei stessa ha affermato anche nel recente incontro in Prefettura. Questa situazione evidenzia che, come sempre, è necessario programmare interventi strutturali a breve, medio e lungo termine. Quanto al medio e lungo termine vogliamo ricordare l’importanza programmatoria del PRIT (piano regionale delle Infrastrutture e dei Trasporti) che è in fase di adozione e che ci ha visto fin dall’inizio molto presenti con proposte ed osservazioni come ad esempio l’inserimento di una viabilità interprovinciale alternativa alla Via Emilia. Non possiamo infatti negare che le nostre infrastrutture per la circolazione non sono più in grado di sostenere i volumi di traffico attuali. Nessuno nega la necessità di intervenire per garantire la sicurezza di quanti vi transitano. Ma anche intervenire in tempi incerti, o troppo lunghi, implica una fortissima penalizzazione delle aziende di trasporto – che ora sopportano gli oneri dei pedaggi, allungamento delle tratte, maggiori consumi, senza trascurare il fatto che tragitti più lunghi non fanno bene all’ambiente”.
Cesare Betti, direttore Confindustria Piacenza




