Primarie: Bersani avanti, Reggi perde il primo round

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Domenica sera, finito lo spoglio, la gran parte dei dirigenti del Pd locale che sostiene Bersani (praticamente il 99%) aveva un sorriso largo così stampato sul volto. Per due ragioni, una esplicita: per il fatto cioè che nella sua Piacenza il segretario ha battuto nettamente Matteo Renzi superando il 50% (50,33%), risultato che se fosse stato replicato a livello nazionale gli avrebbe evitato le fatiche del ballottaggio; la seconda ragione, più implicita, derivata dalla malcelata soddisfazione di aver dato un dispiacere all’ex sindaco Roberto Reggi, braccio destro di Renzi, che non deve aver digerito nel migliore dei modi i quasi dieci punti percentuali di distacco (9,4 per l’esattezza) tra i due competitor.
“Non capisco cosa abbiano da esultare tanto” ha commentato Reggi rivolto ai raggianti supporter di Bersani, “la partita è ancora apertissima”.
Ma intanto lunedì all’albergo Roma, sede della conferenza stampa di Bersani post voto, se la ridacchiavano quasi tutti pensando a un Reggi rosicone. Già, perché il sindaco più amato della storia di Piacenza, quello dei due mandati consecutivi e dei dieci anni in sella al governo della città, aveva il sostegno della folla, lo dimostrano le elezioni, ma non è mai stato troppo amato dai dirigenti del suo partito. Anzi. Era mal tollerato e invidiato quando girava da sindaco per la città e i piacentini ne riconoscevano l’indiscusso carisma, figuriamoci come è mal tollerato adesso che ha sposato la causa di Renzi e spostato i propri orizzonti ben oltre i confini provinciali, tra una Leopolda e una Leopoldina, e tra una comparsata tivù a Porta a Porta e l’altra all’Infedele. In tanti nel Pd piacentino si sono fregati le mani quando il ragazzo ha deciso di fare le valigie in cerca di nuove fortune. Meglio levarselo di torno, pensavano. Considerato un accentratore, uno scomodo one man show (in tanti lo ribattezzavano il Berlusconi piacentino) in questi ultimi anni, in particolare dal 2007 in poi, anno della sua riconferma a Palazzo Mercanti, ci hanno provato in tutti i modi a deporlo. Ad ogni tornata elettorale – Politiche, Provinciali, Regionali o primarie che fossero – Reggi contava intorno a sé sempre meno accoliti e i detrattori speravano sempre che quella fosse la volta buona per far “cadere il re”. Ahiloro la realtà dei fatti è sempre andata diversamente: con Reggi e i suoi uomini, intesi come candidati da lui sponsorizzati, che di volta in volta spazzavano via la concorrenza. E’ successo con la parlamentare Paola De Micheli, con il consigliere regionale Marco Carini, con la sconfitta di Boiardi in Provincia (candidato che lui non appoggiava pur essendo del suo partito), con l’appoggio a Paolo Dosi come candidato sindaco nelle primarie. Insomma, chi osava fargli la guerra andava regolarmente al tappeto. Finora però. Perché questo primo round di primarie del centrosinistra segna inequivocabilmente anche una controtendenza. Renzi non è arrivato al 40% (39,6), Bersani ha sorpassato il 50%. E’ la prima volta che Reggi perde in casa, segno forse che l’appeal che vantava tra i piacentini, complice anche quella valigia sempre in mano, si sta lentamente esaurendo. “Reggi dice che non dobbiamo esultare? – hanno chiesto i cronisti a Bersani – beh, il risultato piacentino mi pare sotto gli occhi di tutti, ma non voglio fare polemica con quello che è stato anche il mio sindaco”.
I Renziani proveranno a riorganizzare i ranghi. Cercheranno in tutti i modi di mandare al ballottaggio più gente possibile, anche di più rispetto al primo turno. Reggi non ci sta a perdere, ancor meno nella sua Piacenza. Solo che stavolta l’impresa è maledettamente in salita. E nel Pd locale hanno già pronte le bottiglie di champagne.

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