Attorno al nuovo ospedale ora il balletto delle aree

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L’ingresso della caserma Lusignani

Gli interrogativi e i dubbi che accompagnano la realizzazione del nuovo ospedale non si sono placati, né tantomeno risolti, con le ferie d’agosto. Il nodo principale riguarda l’individuazione dell’area destinata ad ospitare la nuova, modernissima struttura. Ma il tempo, come si dice, stringe: la Regione, finanziatrice dell’opera, deve chiudere il bilancio entro dicembre 2018 (si voterà per il rinnovo dell’assemblea regionale nella primavera 2019) ed è proprio in quel bilancio che dovrà comparire la cifra (non indifferente, oltre cento milioni) finalizzata alla costruzione del nosocomio piacentino. E Piacenza, in questo consiste l’allarme, ancora non dà indicazioni sul sito.
Come noto, le aree in grado di accogliere un simile impianto non sono infinite. Le quattro individuate inizialmente (Pertite, Lusignani, La Verza, Farnesiana) si sono a ridotte a due, ma anche su quelle i giochi sono tutt’altro che fatti. Un bando di gara aperto anche ad altre soluzioni è la strada proposta dal comune, ma i tempi sono quelli che sono (immaginiamo poi in caso di ricorsi) e l’area prescelta non deve gravare sulle casse pubbliche un euro in più di quanto graverebbe se provenisse dalla disponibilità pubblica. Ora, sappiamo che per pubblico in questo caso si intende il patrimonio di ex caserme dell’esercito che dopo la dismissione delle funzioni militari e annose trattative sono in procinto di passare al comune (Pertite e Lusignani). Ma su queste aree è scesa la mannaia dello stralcio deciso dal consiglio comunale il 25 giugno scorso. Da destinarsi a parco la prima, così come promesso in campagna elettorale dalla compagine del sindaco Barbieri; troppo piccola la seconda. Restano le altre, private, a questo punto sottoposte anch’esse al passaggio di un bando di gara (e qui subentra il problema della tempistica).
Ultimo atto della querelle, la proposta di rimettere in gioco la Lusignani, “allargandola” tramite l’acquisizione di terreni privati circostanti. Un’idea dell’architetto Carlo Ponzini, sostenuta dai proprietari delle aree che a Nord e Sud fanno corona alla caserma di Sant’Antonio. Si tratta di una vision ambiziosa, poiché sarà necessario “neutralizzare” le quattro corsie di via Einaudi, arteria che separa la Lusignani dai terreni a Nord. Il consiglio comunale, inoltre, dovrebbe tornare sui suoi passi, ridimensionando lo stralcio votato nel giugno scorso alla sola Pertite.
Sui tempi e sugli allarmi collegati (cioè sul rischio di perdere il finanziamento regionale, quindi di rinunciare all’ospedale) il sindaco Patrizia Barbieri si mostra tranquilla: “Stiamo rispettando quanto ci siamo detti dopo il 25 giugno, dunque trovo certi allarmismi del tutto ingiustificati”. A rendere più fastidiosa la vicenda, anche da un punto di vista – diciamo così – di orgoglio territoriale, il fatto che Cesena, seconda città della nostra regione designata dall’ente regionale bolognese a dotarsi di un nuovo ospedale, non solo ha da tempo individuato l’area ma ha già ricevuto il finanziamento per la progettazione definitiva ed esecutiva dell’opera.

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