Rendere attrattiva Piacenza attraverso un percorso progressivo e mirato, pensando prima ai “contenuti” che al “contenitore”: l’associazione FeliCity Piacenza, prendendo le mosse dalla notizia della partecipazione piacentina ad Expo 2015, offre una riflessione su potenziali strategie e percorsi con cui valorizzare la città, mettendo in luce difetti e contraddizioni di alcune operazioni attualmente messe in campo ma prive di contenuti concreti che, in un certo senso, si muovono “al contrario”, “iniziando dalla fine”.
di Stefano Via e Davide Baldini – Apprendiamo con piacere che Piacenza sarà presente ad Expo 2015, avendo acquistato una piazzetta all’interno del padiglione Italia. Questo è un primo passo importante…. ma ora bisogna correre per definire i progetti!
Piacenza è la nostra città, è la città che amiamo, che vorremmo vedere più bella, più sicura, più propositiva, più innovativa. Stranamente, ultimamente, invece di pensare a un percorso progressivo e mirato a un preciso obiettivo, si pensa prima alla location, prima al contenitore che ai contenuti.. Insomma, pur comprendendo specifiche opportunità e tempistiche, si pensa prima al contenitore che al contenuto.
E quindi, solo a titolo esemplificativo, vediamo un concorso per “il recupero del Parco delle Mura”, quando questo Parco non esiste ancora e quando la querelle con la sovrintendenza è ancora da definire.
Vediamo costituire una società di scopo per “Porta/bastione San Sisto”, quando non sappiamo ancora se, quando, quali e a che prezzo/contropartita gli immobili militari verranno dismessi.
L’ultima è questa, l’acquisto, senz’altro importante, della piazzetta. Sono mesi, anzi più di un anno, che felicity scrive e propone in merito a Expo, chiedendo contenuti, denunciando ritardi e mancanza del “fare squadra”, termine spesso utilizzato, ma quasi mai attuato.
Si inizia dalla fine, forse sfruttando anche contributi e somme disponibili al momento, ma mancano tutti o buona parte dei contenuti, dei progetti.
Si parla tanto dell’attrattività di Piacenza, ma cosa facciamo per renderla fruibile e farla conoscere?
Basti pensare all’enorme occasione dell’adunata nazionale degli Alpini, con centinaia di migliaia di persone ospiti o che comunque hanno sostato o transitato per Piacenza. Momento importante e di rilievo, ma si è forse pensato ad una pianificazione che prevedesse accordi, proposte, offerte per mantenere un minimo di contatto turistico/culturale con tutte queste persone. Dopo il mega-evento? Opportunità importanti, solo parzialmente sfruttate.
Fare squadra vuol dire coinvolgere non solo le istituzioni, gli enti e le associazioni di categoria, ma anche tutte quelle associazioni, molte volontaristiche, che operano sul territorio, ad esempio quelle che si sono adoperate, dopo la “chiusura” di Piacenza turismi, a promuovere costanti nuove iniziative per la città e la provincia.
E’ molto facile, ma riduttivo, pensare solo al contingente, al presente. Facciamo quello che possiamo oggi, domani…. Forse ci sarà qualcun altro a pensarci. E’ con questo approccio, mentalità, che Piacenza con il passare degli anni peggiora nella qualità della vita, perde aziende e posti di lavoro, perde la risorsa più importante per il futuro: i giovani, costretti a cercare opportunità altrove.
Resta e diventa sempre più città dormitorio, aumenta la delinquenza, nodo strategico a livello viario, ma con collegamenti, soprattutto ferroviari inadeguati, e un polo logistico che è un desolante ammasso di cemento, che nel 2013 punta ancora al trasporto pesante su gomma, e poco porta a livello produttivo.
Facciamo in modo di poter costruire il futuro insieme, non solo a parole, perché le iniziative non siano estemporanee e fini a se stesse, facciamo un serio studio ed una progettazione nel tempo.
Solo così Piacenza potrà tornare ad essere una Città da tripla A (AAA): Attuale, Attrattiva, Accogliente……. insomma una Feli-City.




