Aree militari, rischio paralisi. Il caso Pertite

0

Il timore, purtroppo fondato, è questo: le aree ex militari che dopo anni di defatiganti trattative stato-enti sarebbero dovute tornare alla fruizione della cittadinanza (sotto forma di parchi, residenze, spazi sociali) potrebbero restare lì per anni, inutilizzate e inutilizzabili perché da risanare, e non risanate perché non ci sono i soldi per farlo.
Che cosa è successo? Il governo del fare, appendice ministeriale intitolata all’Ambiente, ha emanato un decreto (è il 91/2014, decreto Galletti, dal nome del ministro) che equipara le aree ex militari alle aree industriali (art. 13, comma 5) in materia di inquinamento. In soldoni: la contaminazione tollerata per legge in un’area industriale è assai superiore alla contaminazione consentita in un’area destinata a uso civile. Il decreto, senza infingimenti, scarica dunque in buona parte i pesanti oneri legati a bonifiche profonde dal ministero della Difesa agli enti beneficiari del passaggio di consegne: la Difesa consegna aree industriali, il comune dovrà ripulirle, pena l’evidente impossibilità di renderle fruibili ai cittadini.
Se vogliamo, sia pur brevemente, addentrarci nel merito di un provvedimento che sta mettendo in allarme ambientalisti e comitati che sulle aree fanno affidamento per un miglioramento della qualità della vita urbana, possiamo farlo con semplici dati: la Difesa potrà consegnare ai comuni (quindi ai cittadini) aree infestate da 250 mg/kg di cobalto (parametro industriale). Ai comuni (quindi ai cittadini) il compito di portare il cobalto al livello di 20 mg/kg (parametro civile). Ma se nel caso del cobalto il limite per le aree industriali supera di ‘sole’ dieci volte il limite per uso civile, per altri agenti inquinanti la situazione è ancora più eloquente. Le tabelle parlano di limiti venti volte superiori per il benzene, quaranta volte per il tetracloroetilene, cento volte per la sommatoria dei composti policiclici aromatici.
Il recente decreto- denunciano in un comunicato le associazioni ambientaliste – di fatto impedirà l’alienazione delle aree militari a favore di regioni e comuni che le richiedono da tempo per un loro uso civile perché si prevede che in tal caso si debba tornare a considerare  la colonna A della tabella relativa alle soglie di contaminazione dei suoli del dl 152/2006, quella con i limiti più stringenti. A quel punto chi sarà così incauto da proporre di spendere centinaia di milioni di euro per le bonifiche in presenza di una legge che consente di rispettare la legge con limiti molto più elevati e senza spendere un euro?
A  Piacenza, naturalmente, il pensiero corre subito all’area ex Pertite e al possibile pericolo che il parco agognato dai cittadini sfumi proprio in vista del traguardo. “Non voglio drammatizzare – commenta l’assessore alla Pianificazione e Rigenerazione urbana Silvio Bisotti – ma non sono nemmeno in grado di tranquillizzare chi si batte per il parco. Nell’area è in corso una bonifica autorizzata dai militari (ora per altro sospesa) e ciò che verrà, anche in seguito al decreto Galletti, è tutto da verificare. La pratica Pertite, tra l’altro, non è conclusa poiché non sono ancora definite le modalità di concessione. Siamo insomma in una fase ancora propedeutica, non sappiamo in che condizioni l’area verrà consegnata al comune: noi non siamo nemmeno mai entrati nella ex Pertite e non abbiamo conoscenza precisa della situazione: è verosimile che verrà fatta una bonifica superficiale, come avvenne per la Galleana. A chi spetterà, dopo, di farsi carico di un intervento più profondo sarà tema di confronto con la Difesa”. Di sicuro per Bisotti i tempi saranno lunghi (“un anno o due”, dice, ma forse è ottimista).
Coté ambientalista: assai critica sul decreto Galletti è naturalmente Laura Chiappa, presidente di Legambiente, che tuttavia ritiene la pratica parco della Pertite salva da ripercussioni negative. “La maggior parte delle aree militari italiane da risanare – dice – sono boschive e inserite in aree naturali e questo decreto renderebbe estremamente difficile il loro ritorno alla collettività . Si tratta di un regalo alla Difesa, che effettuerà bonifica superficiale, poi saranno le amministrazioni a dover ribonificare le aree a loro spese. Abbiamo chiesto, come Legambiente, con un emendamento in sede nazionale (il decreto dovrà essere convertito in legge, ndr) di inserire nel provvedimento solo le aree altamente inquinate (aree di esercitazione con prove di esplosione o sparo di bombe) e di mantenere per le altre i vincoli previsti per le aree residenziali e verdi. La Pertite? E’ già oggetto di bonifica da parte della Difesa, non dovrebbe, mi auguro, rientrare in questa novità legislativa”.

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.