Aree militari, Baracchi (presidente Architetti):
“Un’opportunità o un problema?”

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Quanti metterebbero la mano sul fuoco nel dichiarare che la dismissione e l’acquisizione delle aree militari costituiscono per la città esclusivamente un’opportunità? Tra chi ci penserebbe due volte, c’è il presidente dell’Ordine degli Architetti Giuseppe Baracchi che pone sul tavolo tematiche importanti per lo sviluppo di Piacenza dei prossimi anni, proponendo soluzioni che potrebbero e dovrebbero essere prese in considerazione.
Il tema è come il Comune può e deve ricavare benefit dall’acquisizione di alcune aree che sembrano ormai certe dopo l’accelerazione che la vicenda ha preso nelle ultime settimane? Proprio su questo l’ordine degli architetti di Piacenza, in collaborazione con l’amministrazione, sta organizzando per metà dicembre un convegno nazionale sulle aree militari a cui parteciperanno anche altre realtà come il Friuli Venezia Giulia che porterà il suo esempio. Di fatto le aree che il Comune ha chiesto sono Pertite, ex Ospedale Militare e Laboratorio Pontieri; una volta ottenute, con l’incognita di quanto tempo ci vorrà, si porrà il problema di come riempire questi enormi contenitori, facendo attenzione a che non diventino un costo per i cittadini.”Intorno alla aree militari c’è un grande dibattito – ha spiegato Baracchi – il tema è: sono esclusivamente un’opportunità o possono diventare un problema? Dal momento in cui passeranno dall’esercito al pubblico, personalmente credo che anche i cittadini verranno caricati di oneri. Queste aree si sono svuotate da quando una decisione governativa ha reso la leva militare non più obbligatoria. Nel corso dell’ultimo convegno nazionale degli architetti – continua – ho fatto una proposta che spero venga presa in considerazione: riconvertire il servizio di leva in un servizio civile obbligatorio portando i giovani sul territorio liberando terreni, rivi e ruscelli, azioni che fino a pochi anni fa facevano i nostri nonni”. In questo modo le caserme avrebbero un valore aggiunto in più, verrebbero utilizzate per ospitare nuovamente giovani che svolgerebbero una fondamentale azione sociale e di interesse pubblico.
Secondo recenti studi, le città di piccole medie dimensioni come Piacenza sono destinate ad avere un andamento demografico stabile, in pratica non saranno soggette ad un forte aumento della popolazione. Sarebbe quindi impensabile costruire nuovo abitativo nelle aree militari in una realtà già satura e soprattutto destinata a non crescere numericamente. “Non sarebbe neppure pensabile – spiega il presidente Baracchi – progettare un nuovo ospedale o nuove piscine, perchè Piacenza è questa e non è destinata ad ingrandirsi. Continuo a sostenere che il vero problema è la città contemporanea quella degli anni 60 che andrebbe espropriata e demolita per costruire una città nuova ma sul mercato esistente”.
In questo contesto di trasformazione urbana, si colloca anche la riqualificazione di Piazza Cittadella che al suo interno ha il Laboratorio Pontieri, una delle zone che tornerà alla città e su cui c’è l’intenzione, dichiarata più volte dal presidente della Camera di Commercio Parenti, di allestirvi un museo dell’agricoltura. Idea che non aggrada proprio tutti; ci si chiede infatti perchè non utilizzare una delle numerose cascine in disuso alla prima periferia della città di proprietà del comune, come ad esempio cascina San Savino a Le Mose. Tornando alla piazza, l’assessore Cisini ha dato il via al percorso partecipativo illustrando il progetto ai cittadini, che comprende unitariamente il rifacimento di piazza Cittadella (secondo il progetto che vinse la gara d’appalto nel 2011) e quanto vi sta attorno, ovvero chiesa del Carmine, mercato rionale e Laboratorio Pontieri, come richiesto espressamente dalla Soprintendenza nel 2013. Per quanto riguarda i lavori sulla piazza la tematica più importante riguarda gli scavi, la società di progetto ha pianificato un milione di euro per l’indagine archeologica. la zona costituisce il primo insediamento romano databile 1300. Poi si affronterà la progettualità: “sorgerà un parcheggio interrato di 260 posti auto, il terzo step, per ora il più incerto – continua Baracchi – sarà la realizzazione della piazza con idee e suggerimenti che arriveranno dalla città. L’obiettivo è quello di realizzare non il luogo immaginato ma quello del 2050, delle nuove generazioni”.

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