
Oltre un milione di metri quadrati di spazi per disegnare una nuova città. Italia Nostra mette sul tavolo dubbi e prospettive. La sfida tra rigenerazione e valorizzazione del ruolo storico. La scommessa, quella di sempre, resta il punto d’incontro tra le due visioni
Piacenza si presenta al futuro con a disposizione 680mila metri quadrati di aree già dismesse e con un potenziale che assomma ad altri 580mila metri quadrati di spazi che nella prospettiva saranno dismessi.
Una ricca dote o un problema insormontabile questo milione e duecento mila metri quadrati di aree (paragonabili a 100 campi da calcio) per una città di centomila abitanti?
Il confronto con Milano (città di un paio di milioni di abitanti) che di metri quadrati di aree dismesse ne conta 400mila dà il senso della grande opportunità che ha Piacenza ma anche della grande sfida in termini di progettazione, di fondi necessari per il loro recupero e soprattutto interroga nel profondo sulle funzioni che tali spazi cittadini dovranno avere e chi ne potrà fruire visto che gli spazi sono immensi, gli abitanti pochi e tra questi sempre meno i giovani.
Sono troppi per una città che si mantiene stabilmente sui 100mila abitanti? Come rigenerali? Quanto costa intervenire su strutture datate con la necessità di adeguarle alle leggi vigenti? Insomma il dilemma dei dilemmi che ciclicamente ricorre. Siamo preparati a tanto impegno?
Interrogativi che sono riecheggiati nel sottofondo del confronto organizzato dalla sezione piacentina di Italia Nostra nei giorni scorsi dedicato a questo tema. Al tavolo per fare “Il punto sulle aree dismesse a Piacenza” Pietro Chiappelloni, presidente della sezione di Piacenza di Italia Nostra, l’ingegner Giovanni Monti e l’architetto Anna Lalatta che ha tratto le conclusioni.
Spazi cittadini che, partendo dagli insediamenti militari dell’Ottocento, assommano varie stratificazioni che si sono aggiunte nel tempo, dal Consorzio Agrario in attesa di utilizzo, alla zona della Raffalda che potrebbe diventare dismessa, fino all’area del nuovo ospedale che, con la costruzione del nuovo, allunga l’elenco delle zone oggetto di riutilizzo e rigenerazione.
Se viste nell’insieme possono essere considerate un problema (non indifferente la mole di denaro necessario per il loro riutilizzo e adeguamento alle norme di sicurezza) possono diventare anche una potenzialità di sviluppo e qualificazione della città. Il punto è che basta intendersi su quale tipo di sviluppo si voglia tracciare. E c’è da chiedersi se questo punto sia sufficientemente chiaro. Infatti serve capire il profilo che si vuole tratteggiare della città di Piacenza nel futuro. La scommessa, quella di sempre, resta il punto d’incontro tra le due visioni. Va aggiunto che è fondamentale, come è stato ricordato, il tema della pianificazione della città non ultimo anche la volontà di affrontare e credere nelle possibilità utilizzando i finanziamenti possibili e che a volte non sono completamente sfruttati. E c’è chi guarda al Piano urbanistico generale oggi in discussione come un’occasione storica per Piacenza. Da non perdere.
La fotografia dell’esistente
L’incontro promosso da Italia Nostra è stato anche l’occasione per avere una preziosa fotografia d’insieme con le indicazioni delle aree dismesse esistenti, quali sono e dove sono e quale impatto spaziale imprimono sulla città. In particolare l’intervento dell’ing. Giovanni Monti ha aiutato a delineare l’estensione delle aree già dismesse e di quelle che in un prossimo futuro saranno destinate ad essere abbandonate. Il segreto per rianimarle? Avere un’idea di città e fare leva sulla cultura e non gettare alle ortiche la storia che questi luoghi hanno alle spalle. È forse così che il tessuto urbano resta proiettato nel domani non trascurando di coltivare le proprie radici. Non facile, ma possibile. Ma attenzione – ha segnalato l’architetto Anna Lalatta – Piacenza non deve diventare un’operazione immobiliare. Una risposta indiretta ad alcune considerazioni emerse durante il dibattito secondo cui il motore della rigenerazione urbana che si è compiuta negli anni scorsi in alcune zone della città è stato il mercato immobiliare. Lo è stato per l’area ex Arbos, lo è stato per l’area ex Massarenti negli anni 80 per l’ex Unicem, interrotta per il crollo del mercato edilizio. Tutto però è stato sostenuto dalla richiesta abitativa. Valutazioni differenti emerse su un tema che ha percorso due filoni di pensiero: da un lato la conservazione dell’uso storico e di ciò che ha rappresentato per la città e, dall’altro, una rivisitazione per nuove funzioni e nuovi utilizzi. Ma attenzione ad evitare – è stato detto – che quelle rigenerazioni non portino a determinare un degrado di quelle stesse zone.
Intanto i numeri: la classifica delle dimensioni
Numeri importanti che mettono al primo posto della classifica l’area della Pertite con 276.552 metri quadrati, segue poi l’ex Consorzio agrario con 150.000 mq, l’ex Caserma Lusignani con 53.450 mq, ex Acna con 55.154 mq, l’ex ospedale militare con 24,578 metri quadrati, area sfasciacarrozze (via del Pontiere) con 11.470 mq, ex campo ostacoli (accanto all’ex Consorzio agrario) con 20.007 mq, ex Caserma Nino Bixio e Laboratorio Pontieri di circa 53milaa mq, diverse altre aree minori (es. ex mercato ortofrutticolo che equivalgono a una superficie che va dai 10mila ai 20mila metri quadrati. In totale queste superfici di aree già dismesse assommano a 650mila metri quadrati. Accanto a queste ci sono poi altre aree di possibile futura dismissione. Tra queste si è elencato l’Arsenale di viale Malta che occupa una superficie di 200mila mq, l’attuale ospedale area di via Taverna e via Anguissola 112mila mq, la Caserma Nicolai di cui è prevista la dismissione nel 2024 per una superficie di 20mila mq tutto questo per un totale di altri 530mila mq disponibili.
Idee per il riutilizzo
Una storia non nuova quella delle aree dismesse, alcune delle quali sono state al centro di confronto e anche di scontro negli anni scorsi, ma ancora non si è arrivati a un progetto concreto condiviso.
Tra questi “capitoli aperti” è stata citata l’area del Consorzio agrario, un complesso – è stato rilevato – che per Piacenza ha un significato particolare visto che è qui che è nato il primo consorzio italiano e che inoltre presenta strutture architettonicamente di pregio che potrebbero prestarsi a un utilizzo sportivo (campi da tennis o da pallacanestro) ma anche universitario trattandosi di una posizione baricentrica rispetto alle università presenti in città. In questi spazi inoltre – è stato ricordato – si facevano produzioni chimiche rilevanti e al loro interno sono ancora presenti macchinari che sarebbe necessario salvare. I fabbricati esistenti inoltre presentano specificità interessanti dal punto di vista architettonico e sono uno dei pochi esempi in Italia. Auspicabile – ha ricordato l’ing. Monti – che siano stati posti sotto tutela.
E che dire della Pertite? Area verde ai bordi del centro città un polmone verde di cui, vista la qualità dell’aria, Piacenza avrebbe un gran bisogno. Una storia senza fine – si è detto nel corso dell’incontro – che nonostante la mobilitazione di 30mila cittadini con la raccolta di firme per farne un parco pubblico resta sempre senza soluzione. Un inghippo dopo l’altro nonostante che ora sia stata trasferita a Bolzano la pista per i carri armati che sembrava essere il grande problema che impediva la funzione. Ma l’agognato polmone verde fruibile dalla città resta ancora al palo. “La storia della Pertite la dice lunga – ha segnalato l’architetto Anna Lalatta nelle conclusioni dell’incontro – perché rimane nel cassetto ancora dopo 15 anni dalla mobilitazione dei cittadini (sulla Pertite si è svolto anche un referendum)?”
Il punto su alcune aree sotto osservazione
L’ex Acna, per ora, resta l’unica area di cui è stata identificata la destinazione come parcheggio, stesso utilizzo potrebbe essere previsto per l’area dello sfasciacarrozze con una rete di collegamento verso il centro.
Critiche emerse riguardo all’abbattimento dell’ex mercato ortofrutticolo “Ora giace all’interno dell’area un cumulo di macerie, ma non è stato definito alcun utilizzo. “Anche quest’area avrebbe potuto essere destinata ad alloggi per studenti (a Piacenza ci sono 6mila studenti) visto che è baricentrica tra le due università”. Ha segnalato l’architetto Giuseppe Baracchi durante il dibattito. “Andammo a visitare l’area con il rettore del Politecnico… ma già nel 2018 si capì che non se ne poteva fare niente: sarà abbattuto, ci dissero in Comune, e lì verrà un parcheggio”.
Quello degli alloggi per studenti è stato un tema che è riecheggiato in vari momenti dell’incontro visto che si è evidenziato con prepotenza con l’istituzione della facoltà di medicina in inglese e che è stato quantificato in una mancanza di almeno di 1.500 alloggi. Facoltà di medicina richiama un’altra area abbandonata: l’ex ospedale militare che, è stato detto, è composta da 6.600 metri quadrati di fabbricati per un totale di 17mila mq di superficie. Nell’intero ex ospedale militare avrebbe potuto trovare posto una vera e propria cittadella universitaria con spazi per l’insegnamento ma anche abitativi. Un fatto è certo – è l’avvertimento uscito dall’incontro di Italia Nostra – se lo si abbandona il futuro che si prospetta non sarà che il crollo.
E che dire del Torrione Fodesta? Recuperato 15-20 anni fa con un investimento di 4 miliardi di lire ed ora ce lo troviamo devastato, i vetri e serramenti vandalizzati, cavi elettrici rubati. E da questa esperienza esce un avvertimento: attenzione, il recupero e il restauro di un bene storico abbandonato non fa merito a se stesso se manca un progetto di utilizzo in questo caso i soldi spesi sarebbe come gettarli alle ortiche.
Critiche e idee sugli utilizzi
Parlare di aree dismesse porta anche a una valutazione sull’attualità dei progetti in corso e sulle alternative.
Dalla discussione avviata da Italia Nostra non sono mancate le critiche verso il parcheggio di piazza Cittadella. Vi è il dubbio “sulla corretta esecuzione dei sondaggi del sottosuolo” e la concreta possibilità d’intercettare la domus romana sotto il mercato coperto.
L’alternativa secondo Italia Nostra è a poca distanza “nella Caserma Nino Bixio – hanno segnalato – c’è un cortilone simile per grandezza a piazza Cittadella perché non si decide di trovare un accordo con il Demanio e risolvere qui il problema del parcheggio per questa zona della città?”
Dubbi concreti anche sull’utilizzo delle vecchie scuderie per il nuovo mercato rionale. “Uno spazio, quello delle scuderie, idoneo e naturale per l’ampiamento dei musei farnesiani”. Ma ci sono anche idee e proposte come quella che riguarda l’ex albergo San Marco pensato “per la naturale espansione del Conservatorio Nicolini che ha fame di spazi infatti, a fronte di richieste di 400 allievi provenienti da tutto il mondo, c’è spazio solo per 40. E nella struttura storica potrebbe inoltre trovare spazio anche il museo verdiano”.
Le diverse aree dismesse piacentine, per la loro valenza storica e di archeologia industriale potrebbero essere una “palestra di conoscenza” per gli studenti piacentini. Possibilità che per esempio potrebbe avere la centrale Adamello. “Gli studenti delle scuole tecniche studiano sui libri e pensare che nella centrale esistono impianti e macchinari dismessi da studiare dal vivo”.




