Alternativa per Piacenza ricomincia dai cittadini, dai programmi e dal dialogo tra i partiti

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Sergio Dagnino, presidente di ApP: “L’ambizione politica è quella di creare unità tra le forze del centro sinistra”

Rapporto con i cittadini, dialogo tra i partiti e piattaforma programmatica sui temi centrali che riguardano la città. Sono i tre cardini su cui riparte Altertnaiva per Piacenza con Sergio Dagnino eletto presidente di ApP e affiancato nella segreteria di cui fanno parte oltre allo stesso presidente Filippo Arcelloni, Davide Bastoni, Mattia Bazzoni, Lara Granata, Sara Pellizzari e Giovanni Toscani.

I contenuti sono chiari e si rifanno ai temi affrontati nei due anni di confronto che hanno preparato le elezioni amministrative del 2022. È da lì che il gruppo di Alternativa per Piacenza intende ricominciare. Si vuole portare nell’agenda politica piacentina – specifica Dagnino – gli approfondimenti sui temi importanti che riguardano la vita della città e dei cittadini, di cui si parla troppo poco.  

Lo ribadisce più volte in questa chiacchierata con lui. Parla della necessità, sempre molto viva, di riconnettere un rapporto spezzato tra cittadini e politica. Insieme ai contenuti c’è anche un’ambizione politica: riavviare un dialogo con le forze dell’area del centro sinistra rimasto incompiuto.

Dagnino mette in chiaro il metodo con cui ragionare e tratteggiare oggi un ragionamento politico. I temi – segnala – devono essere affrontati con animo non partigiano. È  questo il metodo che è sempre stato seguito in Alternativa per Piacenza in mesi di lavoro”. L’obiettivo? Arrivare a coalizzare le forze politiche della stessa area.

La strada sembra ancora lunga e accidentata.

Sergio Dagnino non tralascia di esprimere una valutazione sull’attuale amministrazione che ha scelto di non apparentarsi con il candidato di Alternativa per Piacenza, Stefano Cugini, al ballottaggio del luglio scorso.

Non è tenero sui primi passi mossi dalla giunta Tarasconi. Parla di ruoli in giunta “assolti in modo non sufficiente” e del fatto che la figura della sindaca “ha molto peso”. “In generale – mette in evidenza Dagnino – si nota inesperienza. Per la giunta, infatti, “sono state scelte persone senza esperienza: questo sicuramente pesa”.  Anche i consiglieri comunali, tutti al primo mandato, “sembrano allineati attorno alle posizioni della giunta, non so se per convinzione o per inesperienza. Si nota – aggiunge Dagnino – che sono tutti molto fedeli alla giunta. Può essere un modo di lavorare che ottiene buoni risultati, ma la discussione interna? È ridotta ai minimi termini. Un peccato perché dal confronto possono arrivare idee e buoni suggerimenti”.

SERGIO DAGNINO

Dagnino si sofferma spesso sulle questioni più cogenti da risolvere che la città ha di fronte. Saranno il bagaglio – assicura – dei propositi della ripresa di attività politica “tra la gente” che dovrà impostare Alternativa per Piacenza.

“Il nostro impegno – dice il neo presidente di ApP – sarà quello di coinvolgere il più possibile i cittadini. Vogliamo essere cerniera tra la politica e la gente. La politica di fatto vive su una dimensione parallela rispetto alla vita delle persone. Il risultato è che i due mondi sono sempre più distanti. La nostra ambizione è quella di unire questi due lembi della società. Per farlo vogliamo mettere al centro tutte le tematiche da approfondire. Non si vuole dare giudizi, si vuole impostare un confronto serio sulle cose”. Dagnino intravede anche un altro elemento che, a suo modo di vedere, caratterizza la nuova giunta Tarasconi. “Su certe partite – dice – sembra che tutto quello che è successo prima non sia esistito. Continuo a sentir parlare di argomenti come fossero nuovi e si fanno discorsi come se tutto quello che si è detto prima non fosse mai successo. In un’amministrazione la continuità amministrativa è importante, ma qui non si vede”.

Ha parlato spesso di temi e argomenti da approfondire. Quali sono le “urgenze” che dovrebbero essere al centro delle scelte amministrative secondo ApP?

“Devo dire innanzitutto che Piacenza, dal punto di vista progettuale, è ferma da molti, molti anni. Se andiamo a rinverdire i titoli delle campagne elettorali degli ultimi 20 anni troviamo che riguardano sempre gli stessi argomenti: Terre padane, Bando periferie, piazza Cittadella, Mercato coperto, piazza Casali, lungo Po… e potrei proseguire all’infinito. Si parla delle stesse cose a testimonianza che non si riescono a prendere decisioni e tradurre in pratica i progetti. Il motivo? Forse si vogliono accontentare troppi soggetti oppure non si ha la forza necessaria per portarli a termine. Sarebbe invece il momento di prendere decisioni e, soprattutto, cominciare a pensare un po’ in grande. Non per realizzare grandissime opere, ma almeno cercare di andare avanti. Uscire dalla stagnazione. Mi chiedo, ad esempio, perché non si arrivi ad applicare il Pums (il Piano per la mobilità sostenibile) approvato a dicembre 2021 e ancora non applicato in nessuna sua parte. A distanza di un anno e oltre, non è stata adottata alcuna misura contenuta in quel documento. Eppure la questione ambientale è tra le più importanti per la città… Le zone 30,  di cui si è parlato in questi giorni, sono già state stabilite nel Piano e avrebbero potuto partire”. 

Quali iniziative si aspettava venissero attuate subito dalla nuova giunta?

“Il primo atto che mi sarei aspettato è l’avvio del percorso partecipato sul Pug (il piano urbanistico) che si sarebbe potuto fare subito. Sarebbe stato un gesto di discontinuità rispetto a prima con l’apertura alla discussione alla città. Ma questo non c’è stato. E poi naturalmente il via all’isola pedonale da attuare subito, l’accensione delle telecamere in piazza Cavalli. Sono critico invece sui bus gratuiti per gli anziani. Avrei preferito che il criterio fosse basato sull’Isee, avrebbe beneficiato anche i giovani”.

Sono questi i temi su cui pungolare l’amministrazione attuale?

Certo.  Sulla questione urbanistica, in particolare, è necessario avviare la discussione. Purtroppo il Piano urbanistico generale, a distanza di sei mesi, non è ancora stato oggetto di confronto. Sarebbe necessario avere il quadro conoscitivo. È lo strumento ideale che permette di disegnare la città dei prossimi anni. Alla base c’è il concetto di partecipazione perché tutti possano mettere le loro idee sul piatto e poi, naturalmente, l’amministrazione decide cosa fare. Ma a questo devi arrivare ascoltando tutti”.

Avete chiesto all’amministrazione di partire con la discussione?

“I nostri due consiglieri Stefano Cugini e Luigi Rabuffi hanno presentato una quarantina di atti che dovrebbero essere discussi entro trenta giorni dalla presentazione. Al momento solo una minima parte è arrivata al confronto. I nostri rappresentanti in consiglio sono attivissimi, ma sulle partite di cui parlavo pare ci sia una certa ritrosia nel voler discutere. Si ottengono le solite risposte: ‘lasciateci lavorare’, oppure le solite frasi che si sentono ai cambi di amministrazione ‘non abbiamo trovato niente, era  tutto fermo’ ecc. Devo dire che anche durante la campagna elettorale è stato faticoso capire quali fossero i progetti in cantiere sulle tante partite aperte”.

Dai programmi al progetto politico. Quali sono le forze politiche a cui pensa ApP?

“In questo discorso non c’è nulla di diverso dallo spirito fondante da cui ha preso forza Alternativa per Piacenza una paio di anni fa. Questo gruppo infatti – per sua natura –  è un soggetto federatore che porta ad aggregare le forze politiche. Naturalmente le forze politiche a cui guarda ApP sono quelle dell’area del centro sinistra. Per me, nella prospettiva, questo percorso politico deve diventare un nucleo, un insieme di forze che hanno tanti valori e tante cose in comune e che, proprio per questo, possono trovare sintesi. Penso insomma a una coalizione, a una federazione di forze che, pur mantenendo ciascuna una propria connotazione, resti unita”.

È innegabile che la sinistra istituzionale, rappresentata dal Pd, sia nel mezzo  di una forte crisi di valori. Quali speranze di riprendere un dialogo e in discorso su questo terreno?   

“La cura per uscire da questa crisi ancora non c’è. Nessuno la vuole trovare e tanto meno le teste pensanti dei partiti di sinistra. Al Pd tutti abbiamo guardato con interesse. Si voleva capire se poteva prendere quota quel progetto federatore che, ancora una volta, è stato disatteso. Quanto al Movimento 5 stelle è diventato un fenomeno che ruota intorno alla persona di Giuseppe Conte. Ottima persona, ma come Movimento ci sono serie difficoltà nel darsi una struttura nei territori. Sono convinto che – oggi più che mai – sia necessario non attendere che l’input per dare forma programmatica e politica all’area della sinistra arrivi dai partiti”…

Cosa intende? Chi dovrebbe esserne il motore?

“Non si può più aspettare che le decisioni arrivino dall’alto. Credo che serva partire dal basso e mostrare che diverse anime del centro sinistra sanno stare insieme, lavorare insieme. Del resto questo si è già verificato durante la prima fase della preparazione della campagna elettorale del 2022. Poi, in quell’occasione, c’è stato chi ci ha messo le mani e il giocattolo si è parzialmente rotto. Sono convinto che il tema della partecipazione sia un punto importante: chi ha voglia, cose da dire si metta insieme e costruisca dal basso. Altrimenti, se aspettiamo i partiti, non si partirà mai… la vedranno i nostri nipoti, forse”.

Il perno del suo discorso è l’unità. Guardando però all’esperienza condotta lo scorso anno da Alternativa per Piacenza, quello che emerge come una debolezza è stata proprio l’unità smarrita… Una spaccatura che si è creata soprattutto sul punto cruciale dell’indicazione delle persone. Questa esperienza quale insegnamento lascia? A parte l’amarezza, naturalmente…

“Sì, certo, a parte l’amarezza iniziale… che non ha riguardato tanto la sfera personale, ma per la sensazione di aver mancato un obiettivo. Avremmo potuto esprimere una forza importante di cui Piacenza avrebbe potuto beneficiare. Dico questo anche valutando i risultati di questi primi sei mesi di amministrazione. Quell’esperienza aveva messo in campo un progetto, partendo dai temi e dalle possibili soluzioni e, cosa di non poco conto, aveva cominciato a vedere un dialogo attivo tra forze che da anni non avevano rapporti e non si parlavano”.

Tutto questo è svanito sulla discussione intorno alle persone. È stato questo che ha fatto saltare quell’esperienza?

 “Come capita spesso nella politica di oggi che è molto concentrata sugli individui. È chiaro che le colpe, le responsabilità non sono tutte da una parte sola. Credo che sia stata una prova per tutti noi. C’è forse chi l’ha affrontata meglio, chi peggio. Forse non c’è stato modo di tenere tutto insieme. Una cosa va detta con franchezza: quella politica, come la intendevamo noi, ha perso. Ha sì ottenuto un buon risultato, ma ha perduto la scommessa politica. Noi si voleva partire dai contenuti su cui costruire un profilo di futura amministrazione. Ha prevalso un altro percorso: forse l’idea di vincere a tutti i costi e poi pensare dopo ai contenuti. Due visioni diverse…”

Attualmente lei fa ancora parte del Movimento 5 Stelle?

“Sono ancora iscritto al Portale, ma non sono più un attivista. Sono uscito dal Movimento perché la visione a cui pensavo – stabilmente nel centro sinistra – è stata bocciata dal voto. In questo momento poi, non si capisce bene quale sia la linea di condotta. In alcuni casi con i partiti del centro sinistra in altri, invece, separati… Così non mi piace”.

Cosa le è rimasto dell’esperienza nel Movimento 5 stelle? I contenuti che in partenza hanno mosso la sua scelta di fare politica sono ancora attuali?

“Ancora oggi credo importante non assistere in maniera passiva alle scelte politiche e non subire le decisioni della politica. Se tutti si impegnassero in prima persona e portassero il loro contributo, sarebbe molto diverso. Purtroppo la politica tende ad escludere. Quella che ho visto – e vedo – è prettamente una politica composta da yes man. Sicuramente una strada per avere la possibilità di fare carriera però quello che sento, quello che mi spinge ancora è l’idea che la politica possa essere qualcosa fatta per raggiungere il bene comune. Le idee del Movimento naturalmente mi piacevano molto… la difficoltà è tradurle in pratica…”

Antonella Lenti

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