Alluvione, Dosi: “L’allarme è stato troppo generico per un’attivazione operativa”

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img_61108_101294Dopo una settimana dalla disastrosa alluvione di Trebbia e Nure, che ha causato 2 morti, 1 disperso e danni stimati attorno ai 70 milioni di euro, nelle vallate e nelle frazioni, il sindaco di Piacenza, Paolo Dosi, sgombera subito il campo da ogni dubbio: “Quello che si è verificato nella notte tra il 13 e il 14 settembre è stato un evento epocale, non prevedibile nella sua gravità” spiega, aggiungendo che l’intero clima sta cambiando, con fenomeni che “non possiamo più considerare occasionali”. Dosi si sofferma poi su ciò che è successo a livello organizzativo nella notte tra il 13 e 14 settembre scorsi, focalizzandosi sulla possibilità che i segnali di allarme siano stati lanciati in modo non esaustivo. Sulla piena del fiume Trebbia, in particolare, Dosi spiega: “le prime telefonate sono arrivate ai dirigenti comunali in merito al rilascio d’acqua dalla diga Boschi (nel comune di Ferriere sul torrente Aveto ndr)” continua il primo cittadino, aggiungendo che “dalle 4 sono arrivate le prime telefonate riguardanti una situazione di piena del fiume Trebbia”. Dopo questi primi avvisi di piena, spiega ancora Dosi “gli operatori comunali hanno iniziato a transennare i tratti stradali cittadini considerati esondabili dal piano di Protezione Civile”. Già alle 4:39, però, l’allerta “è diventata ufficialmente allarme”. E questo è il punto più importante su cui Dosi pone l’accento: “allarme è un’indicazione generica” spiega il sindaco, aggiungendo che “in passato furono diramati stati di allarme più dettagliati per avvenimenti molto meno gravi”. Una carenza di informazioni specifiche che, secondo Dosi, ha compromesso l’efficienza della macchina organizzativa per le emergenze di questo tipo: “ci siamo trovati di fronte a un avvertimento troppo generico per un’attivazione operativa” ha spiegato, aggiungendo che gli operatori si sono imbattuti in “una mail dove non si entrava nel dettaglio di quanto stesse accadendo”. Sono mancate, ad esempio, informazioni importanti, come, continua Dosi “quanta pioggia stava scendendo, quale carico d’acqua il fiume stava trasportando”, un segnale d’allarme, quindi, secondo il primo cittadino, troppo generico per un evento evidentemente eccezionale. L’ondata di piena, tuttavia, come spiega ancora Dosi, tra le 7:45 e le 8:00 ha interessato soltanto “quelle aree considerate a rischio dal piano di Protezione Civile”. Per quanto riguarda la piena del torrente Nure, invece, Dosi spiega: “anche in questo caso le prime informazioni riguardanti un possibile rischio sono giunte intorno alle 4:00” e ancora una volta gli operatori comunali si sono mossi immediatamente per “transennare le zone considerate a rischio esondazione” sempre basandosi sul piano di Protezione Civile. Anche in questo caso la fase di allarme viene dichiarata alle 4:39 ma, spiega Dosi, come “generica e non dettagliata come nel caso del Trebbia”. Nella mezz’ora che va dalle 7:30 alle 8:00 del 14 settembre si è verificata l’esondazione del torrente Nure a Roncaglia anche se, spiega ancora Dosi “a differenza del Trebbia, il Nure è esondato in zone non indicate come a rischio dal piano di Protezione Civile”. L’evento inoltre, non era stato previsto, almeno non in queste dimensioni, come spiega ancora il primo cittadino, riportando i dati di ARPA Emilia-Romagna, secondo cui “le previsioni meteo dei giorni immediatamente precedenti, sabato 12 compreso, indicavano probabili fenomeni temporaleschi intensi all’altezza del Golfo Ligure” riporta Dosi, aggiungendo che “tutti i modelli indicavano fenomeni meno intensi di quelli poi verificatisi”. Stando alle previsioni meteo, infatti, i fenomeni più importanti si sarebbero verificati sulla Liguria, che aveva di conseguenza emesso il più alto grado di allerta. La regione Emilia-Romagna ha diffuso invece, spiega ancora Dosi “solo un bollettino di attenzione per temporali forti sul settore occidentale della Regione”.

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