di Elena Caminati – Guardate questa cartina: è disponibile sul sito del comune di Farini, rappresenta la carta del dissesto comunale. Le diverse colorazioni, rappresentano le frane in evoluzione, gli accumuli per crolli e detriti, le frane di scivolamento, i depositi eluviali e colluviali. Accanto al torrente Nure, compare una striscia azzurra che rappresenta i depositi alluvionali anche a monte del ponte. Nella piena il Nure ha spazzato via tutto quello che si trovava in quel punto, abitazioni comprese. Passata l’emergenza, sarà necessario fare il punto della situazione e ricostruire là dove non esiste il pericolo. “E’ indubbio che le costruzioni non dovevano essere lì – chiarisce Giuseppe Baracchi, presidente dell’Ordine degli Architetti di Piacenza – lo dico come tecnico. Ma è anche vero che le leggi tutelano il tecnico e la committenza, perchè permettono di costruire in quei luoghi le abitazioni. I piani comunali, provinciali, regionali e statali lo permettono. In quel momento il connubio tra committenza e professionalità ha portato a costruire in zone impensabili. C’è a monte una scelta di natura, che non mi azzarderei a definire politica – prosegue – una volontà di mettere nelle condizioni di costruire in certe zone”.
Il discorso è anche e soprattutto urbanistico, in un Paese che da decenni consuma 8 metri quadrati di suolo al secondo, e l’Emilia-Romagna è ai primi posti in questa classifica. In più se si aggiunge che i cambiamenti climatici proporranno nuovamente episodi meteorici come quello accaduto in val Nure a distanza più ravvicinata, la situazione è da tenere attentamente sotto controllo. “Nessuno è favorevole a consumare suolo – spiega Baracchi – ma se ci fosse l’opportunità di costruire nuovi eco-quartieri, compatibili con l’ambiente, anche in zone dove già esistono capannoni, sarebbe un modo per mettersi in gioco. Insomma oggi lo Stato deve intervenire per dire cosa vuole fare dell’edilizia oggi in Italia, questo purtroppo non mi sembra una priorità”.
In questo contesto occorre rivedere anche l’antico connubio tra uomo e natura. I minori danni dalle alluvioni, avvenute negli anni, si sono registrati in Val d’Aosta e Trentino Alto Adige. Certo regioni autonome, ma anche regioni dove chi abita la montagna la rispetta all’insegna di quel rapporto che esiste da centinaia di anni e che oggi, in molti casi, non viene più rispettato. “Mi piace ripetere la favola dei nonni – racconta il presidente dell’ordine – ho avuto la fortuna di avere dei nonni che abitavano in alta val d’Aveto che utilizzavano la terra per vivere ma rispettandone il ciclo vitale, questo ha preservato la natura per parecchio tempo. Trentino e Valle d’Aosta hanno riconvertito l’economia da sussistenza in reddituale e il territorio si è mantenuto, ne è una prova il fatto che in queste regioni si registra il minor numero di danni nel corso delle alluvioni”.
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