Alleanza cooperative, unione senza leadership

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Molinelli Milza 2015di Elena Caminati – Quella tra Confcooperative e Lagacoop è una liaison nella quale non c’è leadership; un matrimonio, come si dice, di intenti. Un percorso cominciato quattro anni fa attraverso la costituzione a livello nazionale dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, iniziato a livello locale anche a Piacenza, qualche mese fa.
“Abbiamo iniziato questo percorso ACI anche a Piacenza – conferma il presidente Francesco Milza – che in realtà avevamo già cominciato sul territorio collaborando con Legacoop a cominciare dalle relazioni istituzionali. E’ stato un fidanzamento nato spontaneamente”.
Una unione nella quale non è corretto parlare di leadership ma di operazione esponenziale. “Se ragionassimo in questi termini sarebbe fallimentare – spiega il presidente – mi piace citare Papa Francesco quando dice che in cooperazione 1+1 è uguale a 3, non c’è un rapporto numerico, ma esponenziale. Il valore della cooperazione non è fare somme numeriche ma creare un moltiplicatore. La somma di due associazioni diverse per composizione e formazione aiuta a crescere ed esprime molto di più di quello che esprimono i singoli numeri”.
A proposito di numeri che questo comparto porta con sé sono certamente importanti, compresa anche la realtà più piccola di Agci, l’Associazione generale delle cooperative italiane. Partiamo dai soci: 85 mila per Legacoop, 11 mila per Confcooperative; 10.500 lavoratori divisi tra 8 mila di Confcooperative e 2500 di Legacoop, per un fatturato comune di 660 milioni di euro. Più svariati i settori di occupazione che vanno dalla grande distribuzione, alle cooperative agricole, dai servizi sociali a quelli alla persona, che in questi anni di crisi si sono distinti per la tenuta occupazionale, fatta eccezione per il settore delle costruzioni che ha sofferto la crisi dell’edilizia.
“Noi siamo un soggetto di rappresentanza – spiega il presidente di Aci – tuteliamo e difendiamo le nostre associate che sono le cooperative con i soci lavoratori, conferitori piuttosto che soci consumatori. Nell’ambito di queste relazioni svolgiamo la nostra funzione prevalentamente nei confronti di soggetti istituzionali”.
Forte di questo la richiesta di una rappresentanza all’interno della giunta camerale, è forte e pressante. “Non vogliamo una prova muscolare – continua Milza – buttare numeri sul tavolo non è elegantissimo anche se ne avremmo titolo perchè la cooperazione ha rappresentato, in questi ultimi anni, un forte elemento di tenuta del sistema sociale e dell’occupazione anche a Piacenza. Per questo riteniamo che la nostra alleanza debba essere rappresentata all’interno della giunta camerale”.
Ma aver costituito Aci non basta; l’alleanza delle cooperative si è posta un ambizioso obiettivo da raggingere entro il 2017, rendere cioè definitivo il percoso, a quella data nascerà una unica rappresentaza dei cooperatori italiani.
“Saranno 18 mesi molto frenetici – spiega Maurizio Molinelli vicepresidente di Aci – sarà impegnativo perchè integrare le nostre strutture è una grande impresa, ma siamo convinti di farcela, anzi la spinta che ci arriva dalle nostre associate ci dà un forte coraggio ad essere veloci e tempestivi a riorganizzarci”.
Impossibile non toccare l’attualità e le difficoltà  che il mondo cooprativo sta vivendo: dallo scandalo della Cpl Concordia alla Coop 29 Giugno che ha scoperchiato l’affaire di Roma Capitale. Episodi gravi che finiscono per gettare discredito su tutto il mondo cooperativo. “Annualmente le coop vengono revisionate come indica il Ministero – spiega il vicepresidente Molinelli – da una punto di vista contabile. Ma questa revisione non può rilevare i reati, per questo c’è la magistratura. Chi commette reati è fuori dal mondo cooperativo; dal nostro punto di vista cerchiamo però di scindere l’operato del management d’impresa dalla base sociale. Se il gruppo dirigente della Cpl Concordia ha commesso dei rati come accerterà la magistratura, saranno loro a pagare per questo;  non possiamo però mettere in discussione una cooperativa con 1800 occupati e le loro famiglie, noi dobbiamo tutelare i lavoratori. La raccolta di firme contro le false cooperative – conclude Molinelli – serve anche a questo, uno strumento per controllare e verificare ancora meglio l’operato della coop. Ma su 15 mila imprese ci possono essere 4, 5 casi anche molto gravi, ma noi non riusciremo mai a prevenirli, non abbiamo neppure gli strumenti per poterlo fare, per questo c’è la magistratura”.

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