
Piazza Cittadella a un punto morto. Non per il cantiere bloccato, non per l’incognita che ancora pende per una decisione del tribunale nel contenzioso tra Comune e ditta che aveva iniziato i lavori. Tramontato (forse) il parcheggio interrato ora servono le alternative.
Ci sono le aree militari: Pontieri, Bixio e poi l’ampia area di via XXI Aprile, (ex sfasciacarrozze) più distante. Ogni ipotesi pare ponga ostacoli insormontabili. Per le aree militari non è chiaro se siano già disponibili o no, per l’altra area Legambiente la suggerisce da tempo come parcheggio scambiatore con una navetta “elettrica” per il centro… ma per ora non è mai stata presa in considerazione. Eppure, l’unica area di sosta di questo tipo che si trova sul piazzale dello stadio, anche se con lentezza, è stata accolta positivamente da tanti che la utilizzano al modico prezzo di un euro… quindi un esempio che funziona. Perché non ripeterlo?
Il punto cruciale è urgente ed è legato a un’ipotesi, seppur graduale, di pedonalizzazione della piazza che impone una decisione su uno spazio capiente per le auto che colmi i posti (almeno 350) volatilizzati in piazza Cittadella.
Il fabbisogno è impellente.
Perché siamo arrivati a un punto morto? Il tutto si può ricondurre a un problema che, a volerlo vedere, era già nelle cose quando fu deciso di realizzare un parcheggio interrato a pochi passi da palazzo Farnese senza considerare altre alternative possibili nei dintorni e diversificando le offerte di sosta che avrebbero potuto evitare lo stesso progetto di Cittadella. A parte l’attuale contenzioso tra comune e impresa, già allora si discusse molto su questa scelta anche perché si intuiva che sotto la piazza sarebbero state ritrovate presenze antiche come tutto il sottosuolo di Piacenza regala ogni volta che si scava. Le arre militari dismesse di cui è densa questa zona avrebbero potuto essere un’alternativa ma sarebbe stato necessario molto tempo perché complicata da intavolare e il tempo ora non c’è più. Ora che il progetto è bloccato l’impressione è che si vada alla cieca senza avere concretezza di nulla. Se nel 2012 venne deciso che qui – nella zona monumentale nord – dovesse venire un parcheggio sotterraneo tale convinzione probabilmente ha contribuito a “gelare” la ricerca di qualsiasi altra ipotesi alternativa a questo progetto. Ha inibito una progettualità che guardasse oltre questa piazza e che si ponesse il problema delle aree di sosta complessivamente tenuto conto che le zone cittadine non sono separate le une dalle altre, al contrario sono interconnesse.
Un’altra considerazione è necessaria, affonda radici nel decennio degli ‘80-‘90. Parlare di traffico limitato a Piacenza ha sempre alzato le barricate e nessuno ha voluto forzare con decisione su questo punto e chi ci ha provato spesso ha dovuto recedere e rinviare ogni decisione. Alla memoria arriva un ricordo che risale a un lontano passato (era il 1985) quando solo l’idea di ampliare la zona pedonale della città determinò la formazione di un movimento civico che ebbe temporanea fortuna politica con l’obiettivo di “salvare il centro” dalla desertificazione dei negozi. Un movimento deciso e agguerrito che si oppose a qualsiasi progetto di pedonalizzazione delle zone centrali perché senza auto, si diceva, sarebbero defunte. I sostenitori di quella battaglia vinsero, entrarono in consiglio comunale. Un episodio che risale ad anni fa ma da allora poche sono state le iniziative messe in campo per arrivare a una conciliazione razionale dell’organizzazione della mobilità cittadina.
Nel frattempo, mentre ci si attardava su questa discussione avveniva un altro mutamento culturale nel settore del commercio. Si andavano disegnando progetti per un nuovo sistema di vendita che superava i negozi di vicinato e che ha preso forma nei centri commerciali. Ma nessuno si è opposto alla loro nascita nonostante che il centro di Piacenza venisse spesso definito da tanti “un centro commerciale naturale”.
Ora il centro si è andato via via davvero desertificando con lo spostamento del baricentro dell’acquisto verso i nuovi “negozi” fuori porta. E improvvisamente il processo ha avuto una tale accelerazione che oggi, dove c’erano i negozi, spesso fioriscono le porte basculanti dei garage (via Calzolai ne è un esempio) utili certamente per gli abitanti e per il valore delle abitazioni, ma un tantino snaturano quella vocazione commerciale delle viuzze centrali…
Convinti a Piacenza che tanto più vicine le auto ai negozi tanto più questi ultimi possano prosperare, nessuno si è fatto promotore di una richiesta e di una conseguente politica di parcheggi cumulativi. Così la sosta a pagamento lungo le strade, tutte le strade, è la soluzione che tiene ancora oggi. Città vicine, da Cremona a Parma, hanno fatto scelte diverse ma tant’è. I parcheggi cumulativi qui non ci sono se si fa eccezione di quello della Cavallerizza che pare un po’ snobbato “per l’eccessiva distanza dal centro”. E così le auto sono ovunque. Dal 1985 sono trascorsi 41 anni. In piazza Cittadella allora funzionava a pieno ritmo l’autostazione e il viavai degli autobus per la provincia. Quarant’anni sarebbero forse potuti bastare per progettare complessivamente qualcosa che riguardasse tutta la mobilità urbana; del resto un Piano urbano del traffico esiste, approvato qualche anno fa ma ancora non snocciolato nella realtà.
In Cittadella oggi al posto dell’autostazione c’è un cantiere chiuso e il transito delle auto è su tutti i lati.
Ma può ancora essere questa la logica? Da almeno trent’anni o più le piazze monumentali (quasi ovunque) hanno sgomberato le auto, dall’esempio di Napoli in piazza del Plebiscito a quella di Torino per piazza San Carlo. Da quando si è cambiato non è stato più così e quelle zone sono vivibili e valorizzate nella loro monumentalità e potenzialità commerciale e di pubblici esercizi. Pare che sia un vantaggio per tutti. Economico ed ambientale.
Il nodo cruciale oggi è oltre a riparare il buco di piazza Cittadella il dilemma è dove trovare alla svelta posti per parcheggiare nelle vicinanze?
Che vi sia a Piacenza una mancanza di parcheggi lo si vede ogni giorno e ovunque. Sotto gli occhi di tutti i caroselli di auto che cercano e non trovano un posto che sia “vicino al luogo di destinazione”. A parte le abitudini, lo si capisce se ci si avventura nelle stradine strette centrali, se ci si confronta con tutti i mezzi di trasporto a disposizione senza un ordine preciso se non i sensi unici in una direzione o nell’altra. Il risultato è che tutti i mezzi convivono caoticamente sulla stessa stretta carreggiata. Ci sono automobili in transito e in parcheggio, ci sono i pedoni che stanno in equilibrio sui marciapiedi stretti-stretti, ci sono le bici che transitano a proprio rischio e pericolo, ci sono gli autobus che per ragioni di spazio non possono avere corsie preferenziali, ci sono i monopattini a cui si affiancano le due ruote elettriche la cui velocità a volte è impressionante. Una fotografia applicabile a tutte le strade cittadine. Una situazione del genere mi è capitato di vederla a Bitonto qualche anno fa. Tante volte, causa anche l’aumento del numero dei veicoli in circolazione (e la loro dimensione) il caos è di casa. Per tacere di un’altra questione: chi si muove a piedi, a parte la difficoltà di camminare in sicurezza, assorbe quotidianamente una buona e malsana dose di polveri sottili. Provare per credere: uscire alle 8 del mattino e percorrere via Taverna per raggiungere l’ospedale a piedi… una camera a gas. Una situazione che richiama qualche rimedio. Sarà alle viste?
Il parcheggio di piazza Cittadella, si è detto, avrebbe dovuto colmare un bisogno diventato non più procrastinabile. Già. Ma 14 anni dopo, per come sono cambiate le cose a cominciare dal tema inquinamento, che in questa storia non può essere considerato marginalmente, insieme a quello dei cambiamenti climatici che fanno delle città dei punti di calore a cui serve velocemente porre rimedio con zone verdi che attutiscano gli effetti del cemento.
Nel tirare le fila di vari incontri del percorso tenuti con associazioni e cittadini, i progettisti di Arcadis incaricati di elaborare una proposta hanno segnato un punto fermo. La soluzione dei parcheggi in questa zona non coincide con l’area di piazza Cittadella. Come suggerire che la soluzione si deve cercare in una ricognizione più ampia tenendo conto che il progetto in via di definizione per una nuova piazza Cittadella non potrà più avere al centro il concetto di parcheggio (interrato o no non importa) ma di fruizione, di verde e se mai di pedonalizzazione questa è la visione che ha dominato le posizioni emerse dagli incontri di ricognizione effettuati in varie tappe.
Come conciliare questa prospettiva dopo che per oltre un decennio si è puntato tutto su un parcheggio sotto terra pensando di avere la soluzione a portata di mano che risolvesse tutto?
Una bella grana da risolvere. Se mai lo si potrà fare. Perché il problema ora arriva di punto in bianco senza aver mai pensato alla possibilità di un piano B che potesse, già molto prima, far ripensare a una soluzione diversa da un parcheggio nella zona monumentale di palazzo Farnese.
E i tempi per le alternative possibili sono l’altra grande incognita
Sì, grande come un parcheggio.
Se durante gli incontri di consultazione si sono sciorinate le possibilità alternative, presenti proprio in quella zona della città, il problema che si pone non è di semplicissima soluzione perché le aree alternative sono militari – le più appetibili e capienti per una la soluzione della sosta – anche se resta l’incertezza che possano essere considerate nella disponibilità del Comune. E anche se fosse possibile i tempi si preannuncerebbero lunghi. Ma di parcheggi in questa zona c’è bisogno subito. Senza por tempo in mezzo.
Due i “sentire” in campo. Da una parte ambientalisti e cittadini che hanno messo l’accetto su un recupero civico e partecipativo della piazza con verde, pedonalizzazione e valorizzazione e misure di sicurezza visto che sulla piazza insiste una scuola frequentata da centinaia di ragazzi e bambini.
Dall’altra una visione diversa di una nuova piazza Cittadella che sta a cuore in particolare ai commercianti. La prospettiva di una pedonalizzazione senza parcheggi nelle immediate vicinanze spaventa. Già con questo cantiere – dicono – si son persi tanti posti auto ne vanno trovati di nuovi e, se fuori dalla piazza, possibilmente nei dintorni altrimenti addio attività commerciali che ancora resistono. Se non si risponde a questa esigenza l’orizzonte si fa scuro. Molto scuro.
Come conciliare mobilità automobilistica sulla piazza e la svolta sostenibile che viene chiesta a gran voce?
A complicare ulteriormente il da farsi è il fatto che l’idea di destinare “provvisori” parcheggi in piazza Casali diventerebbe impossibile con i lavori previsti in quest’area per dare attuazione al progetto già approvato. Da qui una strettoia da cui è difficile uscire. Per questo come si diceva, la faccenda sembra approdata a un punto morto.
Si vedrà il progetto che uscirà dall’elaborazione degli esperti che già hanno puntato su un percorso a tappe che approdi (in quali tempi non è dato sapere) alla pedonalizzazione della piazza. Appare del tutto una chimera. A meno che contestualmente a questa svolta non si inneschi un processo positivo che inquadri l’area centrale della città come fosse un tutt’uno. Ma appare al momento un processo impraticabile. Traffico, centro, parcheggi e pedonalizzazione a Piacenza, diversamente da altre città, sono stati e restano tabù. A quanto pare quasi insormontabile.
Antonella Lenti




