
“Siamo in emergenza povertà”: l’osservazione corre sulla carta stampata, sui social e
nei talkshow, annunciata, dissertata, analizzata, affermata o contraddetta
quotidianamente e sta per certo che la veridicità dell’affermazione è a disposizione
di tutti. I dati evidenti sono l’incremento del costo della vita, delle abitazioni,
peraltro introvabili e impraticabili, l’aumento dei costi degli alimenti. A questa
situazione fa riscontro il mancato adeguamento dei salari, coincidenza che
determina ulteriori preoccupanti conseguenze, una per tutte la decrescita delle
nascite che vede potenziali assennati genitori preoccupati di generare una prole
priva di sussistenza. È quest’ultima una legge della natura, che registra lo scemare
della fecondità in condizioni di difficoltà ambientale. Il fenomeno innesca un
processo dalle conseguenze preoccupanti, tipo la necessità di importare
manodopera, ergo ingresso di stranieri immigrati che alimenta il senso di
insicurezza, “consuma” la disponibilità di abitazioni, attiva processi di intolleranza,
rende necessaria la revisione del progetto di welfare.
Chi scrive si occupa da anni di coesione sociale e di inclusione; non svolge il suo
compito con teorici obbiettivi, ma sta in quella strada, che è l’osservatorio
privilegiato per registrare con immediatezza le mutazioni degli scenari. Questo
stesso osservatorio, se ben utilizzato, consente di intravedere quanto può accadere
nel futuro. Il se pur limitato confine dell’osservazione, favorisce un’analisi rapida di
un campione che spesso, se non sempre, rappresenta un fenomeno presente in un
contesto allargato dove le condizioni di vita sono le medesime; come dire che in una
fotografia dotata di omogeneità, dato imprescindibile, l’ingrandimento di una parte
consente l’osservazione di una situazione in termini più precisi di una visione
d’insieme che del fenomeno può percepire solo la grandezza.
La strada vede oggi la presenza sempre maggiore di persone in cerca di denaro. Non
si tratta dei soliti personaggi che da sempre esercitano l’accattonaggio.
Genericamente il desiderio di denaro e la sua richiesta è fenomeno che si esprime in
ogni contesto sociale, senza esclusione di alcuna categoria, come funzionari, uomini
d’affari e politici compresi; quando però la richiesta non è più di sola moneta, ma di
beni primari per la sussistenza, primo tra tutti il cibo o il vestiario, il problema è ben
diverso. Quando tutto questo assume una grandezza inimmaginabile in una società
che si è storicamente distinta per un benessere diffuso, sussistono condizioni che
meritano grande attenzione. Questo accade sotto gli occhi di tutti anche nelle strade
di una città di provincia e non solo nelle grandi città dove il benessere generale
produce qualcosa che è residuo, scarto nel processo produttivo di ricchezza.
Quest’anno, come in passato, la nostra Organizzazione di Volontariato “Fabbrica
&Nuvole”, come altre, ha raccolto materiali di cancelleria per la scuola a favore dei
figli di famiglie bisognose d’assistenza. Grazie alla generosità dei cittadini i materiali
sono stati molti ma, a differenza degli anni passati, la seppur abbondante quantità,
si è consumata nel volgere di poche ore di distribuzione, tanto che si è dovuto
ricorrere ad acquisti per tenere aperto lo spaccio nei giorni previsti. La scuola, quella
dell’obbligo che è un diritto ed un dovere, rischia di generare non solo
discriminazione per i meno abbienti, ma addirittura esclusione, il contrario di quella
inclusione che anima la nostra come tante altre associazioni.
Il termine “inclusione”, che sostituisce oggi quello generico e poco preciso di
“integrazione”, indica qualcosa che ha strettamente a che fare con la coesione
sociale la cui mancanza rappresenta il vero problema della nostra società. Per chi si
occupa delle conseguenze ai fenomeni di immigrazione, l’inclusione si sviluppa in
quella serie di comportamenti che pongono sullo stesso piano chi necessita di essere
accolto e chi offre accoglienza. Del resto, il termine ospitalità, di derivazione latina,
non fa distinzioni tra chi ospita e chi viene ospitato, segno di un atteggiamento
culturale che prelude all’obbiettivo più alto di coesione sociale, verso il quale si
dispone una società ideale.
Quanto di tutto questo si attua oggi? Dove si pratica quella coesione che dovrebbe
essere ispiratrice del vivere sociale che non è patrimonio solo del sentire cristiano,
ma prezioso precetto dell’elemento fondante dello stato, di quella costituzione che
indica l’eguaglianza come riconoscimento della dignità di ogni donna e uomo?
La sensazione è che il binomio potere-denaro domini la politica che governa gli stati
tanto da annichilirla.
Vorremmo chiudere questo scritto con il proposito di meditare, ma forse la
preoccupazione per quanto sta avvenendo invita ad “agire” quella democrazia che
ha portato il benessere di cui tutti abbiamo bisogno.




