
Ospitiamo con piacere l’intervento di Michele Vaghini, segretario generale Cisl Parma Piacenza
L’estate trascorsa ha lasciato un nuovo problema sulla nostra città: l’emergenza ozono. I
dati parlano, specialmente per Piacenza: nel 2025, la nostra città si è guadagnata la
maglia nera come seconda città più inquinata da ozono dell’intera Pianura Padana,
superata solo da Bergamo. Le rilevazioni fino al 31 agosto hanno registrato ben 59 giorni
di superamento del valore obiettivo per la protezione della salute. Questo dato è oltre il
doppio del massimo consentito dalla normativa europea, che tollera solo 25 superamenti
annui.
L’ozono, gas irritante, come inquinante secondario, si accumula al suolo, formandosi
attraverso complesse reazioni fotochimiche favorite dall’intensa radiazione solare e dalle
alte temperature. Ma la frequenza e l’intensità dei superamenti, che si concentrano in
particolare nelle ore più calde, tra le 12 e le 18, dimostrano che il problema non è
occasionale bensì strutturale.
Per Piacenza e per l’Emilia-Romagna, come per l’intera Pianura Padana, l’aria cattiva è
una conseguenza diretta delle nostre matrici emissive, quindi del nostro modo di vivere, di
produrre e di consumare.
I precursori chimici che alimentano lo smog fotochimico sono principalmente due, gli ossidi
di azoto e i composti organici volatili (VOC), derivanti soprattutto dal trasporto su strada e
dai processi di combustione industriale.
Il nostro eccessivo affidamento al trasporto su gomma nelle aree urbane si rivela dannoso
per l’ambiente e la salute. E poi a monte dell’ozono, gli esperti spiegano che c’è il metano,
il cui aumento sembra proprio legato agli allevamenti intensivi e alla gestione dei reflui
zootecnici, nelle regioni del Nord Italia.
Per la CISL la tutela della salute di tutti è fondamentale.
Specialmente negli ultimi 30 anni, abbiamo visto come un modello di sviluppo spesso
fondato sull’uso non sostenibile delle risorse naturali e sulle iniquità distributive sia di
risorse immateriali, sia di reddito, sia di impatti ambientali, abbia prodotto gravi danni
all’ambiente. Anche per questo motivo, il sindacato si è posto l’obiettivo d’inserire
l’argomento della difesa dell’ambiente nel patto per il lavoro e per il clima sottoscritto con
la Regione.
Va detto che l’emergenza ozono, non è solo un danno ambientale ma è una minaccia
diretta alla sicurezza sul lavoro e alla salute dei cittadini, particolarmente se fragili, bambini
e anziani.
L’esposizione cronica all’ozono ha gravi effetti sulla salute, in particolare sull’apparato
respiratorio, causando alterazioni e peggiorando patologie croniche. L’Agenzia Europea
dell’Ambiente stima che ogni anno in Italia circa 13.000 morti premature siano riconducibili
all’esposizione a questo inquinante.
A questi dati si aggiungono milioni di euro persi a causa di spese sanitarie e calo di
produttività.
Il sindacato vuole intervenire per proteggere i lavoratori outdoor (come quelli dell’igiene
urbana, logistica, edilizia e agricoltura), che sono i più esposti ai picchi di ozono e allo
stress termico/ambientale.
L’evidenza che l’inquinamento sia strutturale ci legittima a criticare le sole misure
emergenziali come i blocchi del traffico generalizzati che si sono dimostrate inefficaci.
Occorre invece fare di più in una prospettiva di prevenzione per tutelare la salute dei
piacentini, iniziando a garantire la salute dei lavoratori.
A livello aziendale, è cruciale l’implementazione del “Protocollo Quadro per l’adozione
delle misure di contenimento dei rischi lavorativi legate alle emergenze climatiche”. Questo
strumento eleva la gestione del rischio ozono/calore a materia di contrattazione,
permettendo ai Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS/RLST) di negoziare
modifiche operative, come lo spostamento dei turni per evitare il picco di ozono
pomeridiano.
È chiaro che la lotta all’ozono implica anche una più attenta politica industriale e
infrastrutturale. Serve maggior impegno per un efficace riequilibrio modale nel trasporto,
sia per quanto riguarda l’uso privato degli autoveicoli inquinanti che per quanto riguarda il
comparto della logistica.
Si tratta per il sindacato e per la CISL in particolare, di accogliere le sfide delineate,
innovando procedure e ampliando regole, attraverso la partecipazione dei lavoratori alla
vita d’impresa, al fine di ridefinire il concetto di rappresentanza non solo nei luoghi di
lavoro, ma anche agli ambiti con cui il lavoro è interrelato: il territorio, la cittadinanza e la
sfera del tempo libero. Un nuovo modello di sviluppo, fondato sulla coesione sociale e la
qualità economica e ambientale, implica nuovi e più ampi sistemi di tutela e la
rappresentanza dei diritti del lavoratore nel suo completo «ciclo di vita», di persona, di
cittadino, di consumatore e fruitore di beni pubblici quali le risorse ambientali.
Per Piacenza, in quanto capoluogo in una delle aree più critiche d’Europa sotto l’aspetto
dell’ambiente, è fondamentale l’adozione di un “Patto di Responsabilità” che coinvolga
istituzioni, imprese e parti sociali, per definire una strategia di bacino, in grado di garantire
ai cittadini ed ai lavoratori, sicurezza, rispetto e dignità. In quel Patto, si deve garantire
presidio umano, lavoro stabile, formazione e una costante manutenzione del territorio.
E per questo è necessario attivarsi subito. L’inquinamento da ozono è il sintomo di uno
sviluppo non più completamente sostenibile.
CISL Parma Piacenza ribadisce: la tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini è un
investimento in produttività e dignità sociale. L’estate 2025 con i suoi troppi sforamenti da
Ozono, non deve ripetersi. Dobbiamo agire subito, con un piano strutturale e condiviso e
orientarci verso un nuovo modello di sviluppo.




